L’oro, si sa, è da sempre considerato un porto sicuro per gli investitori che vogliono mettersi al riparo dalle tempeste economiche. Un binomio che, nelle ultime settimane, sembra non funzionare più. Lo spettro dell’uscita della Grecia dalla zona euro, insieme alle sempre più persistenti preoccupazioni sulla crisi bancaria spagnola, hanno continuato a spingere sempre più in basso le quotazioni del metallo prezioso, che ha registrato, nel solo mesi di maggio, una flessione del 7% . Si tratta di una netta inversione di tendenza rispetto al primo trimestre dell’anno quando le quotazioni avevano segnato un apprezzamento del 14%. Risultato finale: per la prima volta dal 2008, il prezzo metallo giallo registra un saldo negativo annuale, che ad oggi si calcola intorno all’1,1%.

 Come si spiega il cambio di rotta? La risposta va cercata nel rafforzamento del dollaro nei confronti delle altre valute. Con l’aggravarsi della crisi europea, gli investitori stanno facendo incetta di T-bond, ovvero le obbligazioni di stato americane, che insieme ai bond tedeschi, appaiono agli occhi degli investitori un paracadute contro la crisi. Questo trend ha finito per dare una spinta alle quotazioni del dollaro, valuta di riferimento dell’oro, e di conseguenza ai prezzi del metallo prezioso, diventato decisamente meno appetibile agli occhi di alcuni investitori tradizioni, come per esempio gli indiani.  

Nel primo trimestre, la domanda globale di oro è scesa del 5% anno su anno, secondo un rapporto del World Gold Council, gruppo commerciale dei minatori, che è affiliato con l’ETF SPDR. Eppure, ci sono segnali che indicano che la tradizionale fama dell’oro come bene rifugio non è tramontata del tutto. Nel corso dell’anno, le banche centrali hanno continuato ad accumulare riserve d’oro, tanto da passare da venditori a acquirenti netti di oro. “

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