Da ritrosa adolescente a leader indiscussa del movimento studentesco cileno (Federación de Estudiantes de la Universidad de Chile, FECh), che dalla scorsa primavera sta mettendo sotto scacco il governo conservatore presieduto da Sebastian Pinera. Camila Vallejo, 23 anni, grandi occhi fra il verde e l’ azzurro, nata in una famiglia di sinistra della classe media di Santiago, è diventata, nel giro di pochi mesi,  interprete e portavoce del malcontento sociale, della piazza che va via via infiammandosi e che reclama riforme all’istruzione, pari opportunità per i giovani del paese, nuove misure per i lavoratori, ma soprattutto cambiamenti strutturali alla democrazia.

‘Sono laureata in geografia, mi piace dipingere e disegnare ma ormai non ho più il tempo per farlo. Negli ultimi mesi la mia vita è cambiata. Ora il 99 per cento del mio tempo e’ preso dagli impegni con il movimento. E’ un sacrifico, e una sfida molto grande ma è anche una responsabiltà molto bella”, racconta di sé la ‘presidenta’ della FECh, diventata nel giro di pochi mesi il volto più mediatico e carismatico degli studenti di Santiago. Che spiega: “Il movimento studentesco punta a ‘cambiamenti profondi’ della società cilena e non solo a un rafforzamento dell’istruzione pubblica. Oggi l’istruzione è un tema globale. Finora il Cile veniva visto come un esempio e un modello, una delle ‘tigri’ dell’ America Latina, con un’istruzione esemplare. Ciò non è vero”, precisa, ricordando che le richieste e le mobilitazioni degli studenti di Santiago hanno avuto ampio eco ”nel mondo”, in particolare nei paesi della regione, per esempio Brasile e Messico.

Che in Cile, anche grazie al suo impegno e la sua determinazione,  le proteste degli studenti abbiano alimentato un movimento di protesta sempre più ampio lo dimostrano i numeri della piazza. “Lo scorso 28 aprile, quando sono iniziate le prime manifestazioni, il movimento era sostenuto da 7 mila giovani, oggi gli ‘estudiantes’ – spiega – riescono a mobilitare circa un milione di persone e puntano ad una maggior proiezione politica nel paese”.

Seconda donna in testa alla Federación de Estudiantes de la Universidad de Chile, dopo Marisol Prado, che ne detenne la presidenza dal 1997  al 1998,  la notorietà della Vallejo ha travalicato i confini nazionali. La sua irruzione sulla scena è stata un vero shock comunicativo. Camila è riuscita a trasformare una protesta studentesca in una caso internazionale. Difficile resisterle. Oltre ad essere molto bella, alla ragazza non fanno difetto intelligenza, testardaggine e determinazione. Tutti la vogliono, tutti la invitano, tutti la intervistano. Un successo personale che va molto al di là delle proteste studentesche perché «la ragazza ha carisma», dicono all’unanimità politologi e commentatori. ”Ormai la mia carriera e la politica sono inseparabili”, dice Camila,  precisando che uno dei suoi sogni è quello di ”fare un corso per imparare disegno teatrale: ma per fare ciò – precisa – dovrei andarmene in Europa”. Ma quella è un’altra storia.

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