Non è una novità che tra il Cavaliere e l’Economist i rapporti non siano mai stati idilliaci. Negli ultimi anni, il prestigioso settimanale economico inglese non ha mai perso occasione per mettere in copertina il faccione di Berlusconi. E apostrofarlo con qualche mala parola. Celebre la cover del 2001 in cui il premier veniva definito come inadatto (‘unfit’) a governare il Paese per via dei suoi molteplici conflitti di interesse. Nel numero in edicola domani, la rivista britannica torna all’attacco con un’immagine sorridente del premier, probabilmente fotografato in uno dei suoi monologhi a Porta a Porta, su cui svetta il titolo  quanto mai eloquente .”L’uomo che ha fregato un intero paese”. Sottotitolo: “L’era Berlusconi graverà sull’Italia per anni a venire”. Ripercorrendo le vicende personali, dai festini all’insegna Bunga Bunga ai numerosi procedimenti giudiziari a suo carico, la tesi di fondo del settimanale inglese è che le politiche di Berlusconi hanno gravemente danneggiato il Paese e prodotto un decennio di crescita bassissima caratterizzato anche da una costante perdita di produttività. E per recuperare il tempo perso, occorreranno anni e duri sacrifici.

In uno speciale di 14 pagine, John Prideaux, giornalista dell’Economist scrive: ”L’Italia ha tutte le cose che le servono per ripartire, quello di cui ha bisogno è un cambio politico e di Governo”. ”Non farò l’errore di predire la fine di Berlusconi – racconta –  ma arrivando qui, parlando con le persone si inizia a sentire un’aria nuova, la fine di un’era”. ”L’Italia ha un problema di produttività, ha bisogno di alcune riforme. Se guardiamo agli ultimi dieci anni e più, dimenticando tutti gli scandali, il ‘Bunga Bunga’, lo scontro con i magistrati, il problema è che sotto Berlusconi c’è stato un disastro da un punto di vista economico. Berlusconi è arrivato al potere con l’idea di essere un imprenditore di successo in grado di fare le riforme economiche, ma poi non le ha fatte’, ha aggiunto.

Per chi non avesse abbastanza delle quotidiane statistiche di organizzazioni internazionali, che ci mettono sempre in coda tra i paesi industrializzati in quanto a crescita economica, produttività, e quanto altro renda degno di questo nome un paese avanzato, John Prideaux ci ricorda che: ”Tra il 2000 e il 2010 la crescita media dell’Italia, misurata in Pil a prezzi costanti è stata pari ad appena lo 0,25% su base annua. Di tutti i Paesi del mondo, solo Haiti e Zimbabwe hanno fatto peggio – spiega lo speciale dell’Economist – Sono molti i fattori che hanno contribuito a creare questo fosco quadro. L’Italia è diventata un Paese a disagio nel nuovo mondo, timoroso della globalizzazione e dell’immigrazione. Ha adottato un insieme di politiche che discriminano fortemente i giovani a favore degli anziani. Se aggiungiamo una forte avversione alla meritocrazia, ecco perché molti giovani talenti decidono di emigrare all’estero”. ”L’Italia non è riuscita a innovare le sue istituzione – prosegue – ed è indebolita dai continui conflitti d’interesse in campo giudiziario, politico, dei media e finanziario. Questi sono problemi che riguardano la nazione nel suo insieme, non una provincia o un’altra. E questi problemi non sono stati risolti dalla permanenza di Berlusconi a Palazzo Chigi (…). Gli italiani devono dunque smettere di incolpare i morti per le loro difficoltà, devono svegliarsi, magari con una tazzina di quel delizioso caffé che solo loro sanno fare così bene”. La solita stampa comunista, direbbe qualcuno.

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