Il terremoto che ha colpito il Giappone fa tremare anche la sua economia. Lo sforzo economico che servirà alla ricostruzione rischia infatti di appesantire il già colossale debito del Paese. Inoltre, secondo gli analisti, i danni causati dal sisma potrebbero tradursi in un nuovo calo del Pil, che farebbe ricadere Tokyo in recessione.

Intanto un primo conto del disastro è già stato pagato in Borsa dalle compagnie di riassicurazione, per le quali si prefigurano perdite dell’ordine di circa 10 miliardi di dollari. Il sisma e lo tsunami si sono abbattuti su zone particolarmente produttive. In particolare nella regione nord orientale di Tohoku, che conta per circa l’8 per cento del Pil della terza economia del mondo, e dove si trovano fabbriche che vanno dalla produzione di auto alla produzione di birra, oltre a diverse infrastrutture energetiche comprese una centrale nucleare. Il terremoto ha interessato anche la regione di Kanto, più a sud, che comprende la megalopoli di Tokyo e rappresenta il 40 per cento del Pil. La chiusura delle fabbriche (oggi Toyota, Honda e Nissan hanno deciso di sospendere da lunedì la produzione in tutti gli impianti nazionali), la riduzione dei consumi di energia elettrica e i danni alla fiducia dei consumatori potrebbero, secondo gli analisti, colpire il Pil del Giappone per diversi mesi.

”Il Pil potrebbe registrare nuovamente una leggera contrazione nel primo trimestre”, stima un economista di Commerzbank, Wolfgang Leim. Se così fosse, l’economia giapponese tornerebbe in recessione: sarebbe infatti il secondo trimestre consecutivo di contrazione, dopo il -0,3% del quarto trimestre 2010 (che era stato il primo calo dopo cinque trimestri di robusta crescita).

I lavori di ricostruzione, che vista l’ampiezza delle devastazioni saranno molti, dovrebbero tuttavia consentire di ”rilanciare in fretta la macchina economica”, aggiunge Leim. E le autorità sembrano compatte nell’assicurare il sostegno dello Stato: il rischio, però, è che così si vada ad accrescere il già colossale debito del Paese, stimato al 200% del Pil e che è costato a Tokyo di recente l’abbassamento del rating da parte di Standard & Poor’s.

Intanto le prime a fare le spese del terremoto sono state le compagnie di riassicurazione, da Munich Re a Swiss Reinsurance, che venerdì sono subito scivolate in Borsa e che ora potrebbero trovarsi a far fronte a perdite, secondo la stima un analista di Stifel Nicolaus & Co., Meyer Shields, ”intorno ai 10 miliardi di dollari”.

Annunci