Parte tutto al femminile, con Hillary Clinton il copertina, il nuovo Newsweek. Si tratta del primo numero dello storico settimanale in cerca di rilancio, sotto la guida di Tina Brown, artefice del successo di Daily Beast. Accanto la foto dell’ex first lady, oggi alla guida del Dipartimento di Stato, il titolo ”La guerra di Hillary”. Sopra la testata, la presentazione di uno speciale, anche questo dedicato al mondo femminile, dal titolo: ”Le 150 donne che muovono il mondo”. Presentazione alla grande in tv, esattamente sulla Abc, dove Tina Brown ha discusso sulla lotta delle donne per conquistare la propria libertà in giro nel mondo, ospite di un’altra icona del giornalismo al femminile, Christiane Amanpour, reduce da due importantissime interviste, prima a Hosni Mubarak e poi a Muammar Gheddafi. All’esordio della rivista dell’era Brown, Newsweek ha dedicato buon spazio, anche l’Huffington Post, il sito tra i più cliccati d’America, dell’altra signora della stampa Usa, avversaria di Brown, Arianna Huffington.

Il restyling del settimanale americano arriva a pochi mesi di distanza dal matrimonio tra il Daily Beast, uno dei siti d’informazione più popolari d’America, nato appena due anni fa, e Newsweek, la rivista fondata nel lontano 1933, ma da tempo in crisi profonda. Un accordo che ribadisce ancora una volta come i new media sul web siano ormai i veri protagonisti del panorama editoriale americano. Dall’intesa, siglata lo scorso novembre, è nato un nuovo gruppo, la Newsweek Daily Beast Company, diretto da Tina Brown. Il Newsweek da tempo imbarcava perdite ingenti e spesso s’é trovato a un passo dalla chiusura. Ad agosto la prima svolta. La società editrice del Washington Post, proprietaria della testata, ha venduto la rivista a Sidney Harman, magnate novantunenne, al prezzo simbolico di un dollaro. In questo modo, questo miliardario californiano, storico produttore di casse e impianti stereo, s’é fatto carico della montagna di debiti, circa 47 milioni di dollari, che gravavano su Newsweek, assicurando il posto alla maggior parte dei 350 impiegati che lavorano al giornale. E poco dopo sono cominciate le trattative con Tina Brown e la Iac, InterActiveCorp, l’azienda diretta da Barry Diller, che controlla il Daily Beast.

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