Sono giovani. Studiano nelle più prestigiose università della California. E, come se non bastasse, fondano start-up di successo. Unico problema, non sono cittadini americani. Scaduto il visto, devono preparare le valige e tornare a casa. Siamo in California, nella Silicon Valley, da sempre cuore della tecnologia americana. Qui, presso la Stanford University si forma la classe dirigente di Apple, Intel …. Negli ultimi mesi, il dibattito intorno alla necessità di una riforma del sistema di rilascio dei visti di lavoro per gli stranieri residenti negli Stati Uniti si sta concentrando sui geni della Silicon Valley. Nella maggior parte dei casi, giovani con passaporto straniero. Un articolo pubblicato da Tech Crunch, orecchio attento alle novità e alle tendenze della Silicon Valley, sintetizza bene la situazione.

Prendiamo il caso di Kunal Bahl, fondatore di SnapDeal con passaporto indiano. Nel 2007, a Kunal scade il visto e, quindi, fa ritorno a New Delhi. Nel febbraio del 2010, decide di mettere in piedi un sito, SnapDeal, in pratica il concorrente indiano di Groupon (sito americano che offre coupon per fare acquisti a prezzi scontati). “Piuttosto che creare centinaia di posti di lavoro negli Stati Uniti, Kunal li ha creati in India”, spiega Vivek Wadhwa, autore del post su Tech Crunch. “In un periodo in cui la nostra economia è stagnazione e i nostri politici tentano di migliorare la situazione, si continua a considerare gli emigrati, compresi quelli con un forte grado di specializzazione, come una minaccia per i posti di lavoro che spettano agli americani. Se si considera che la maggior parte delle start-up della Silicon Valley ha paternità non-americana, si fa presto a capire il paradosso in cui ci troviamo”.  “Mentre le economie emergenti – insiste Vivek – continuano a vivere un boom economico senza sosta e diventano, giorno dopo giorno, sempre più competitive, oltre metà dei dottori, ricercatori, ingegneri stranieri sono fermi nel limbo degli uffici per l’immigrazione. I “cervelli” della Silicon Valley nella maggior parte dei casi hanno visti temporanei in attesa di uno permanente, se mai arriverà. In questa situazione, non possono intraprendere nessuna attività, comprare casa. E, addirittura, non possono fare carriera all’interno di un’azienda (per legge non è possibile accettare promozioni), o cambiare posto di lavoro”. Insomma, il sogno americano si può immaginare. Ma a tempo determinato.

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