L’unione fa lo sconto. E’ questa la filosofia dietro il successo di Groupon, società americana fondata nel novembre 2008 a Chicago, che sta letteralmente spopolando tra il popolo del web. Partendo dal principio che essere in tanti è fondamentale per ottenere prezzi contenuti, Groupon propone ogni mattina, tramite una mail, offerte a prezzi stracciati. Si può arrivare a sconti fino al 90 per cento per una cena, un trattamento in una spa, una vacanza o una seduta dal dentista. Negli Stati Uniti si chiama “social commerce”. In pratica, si tratta di un sistema di acquisti molto simile a quello adottato dai gruppi di acquisto.  Con la differenza che, in questo caso, tutto avviene comodamente da casa con un semplice clic. Si sceglie, si sottoscrive l’offerta. Unico neo: se non viene raggiunto un numero sufficiente di richieste, salta il coupon.

Che il fenomeno dei gruppi di acquisto online stia letteralmente esplodendo, lo dimostrano i numeri di crescita.  Secondo la banca di investimenti americana Needham & co., nel 2010 il giro d’affari di questo nuovo segmento di mercato è cresciuto del 200 per cento. Non stupisce dunque che di questo boom ne abbia approfittato Groupon, leader incontrastato nel settore insieme a Groupalia. Qualche numero per inquadrare le dimensioni dell’azienda. In base a quanto riportato da un recente articolo del Time, la società di Chicago, fondata due anni fa da Andrew Mason, un ex musicista, programmatore, ha raggiunto 50 milioni di iscritti. E ogni mese la comunità cresce a colpi di 3 milioni di nuovi utenti al mese.

Come funziona il business? Tutto inizia con i coupon: i tagliandi che offrono sconti su certi prodotti, in certi periodi e in certi esercizi. Da noi si tratta di una realtà di nicchia. Al contrario in Inghilterra, ma soprattutto negli Usa sono un fenomeno commerciale ben noto. La maggior parte dei giornali locali americani ha finora «campato» sulle inserzioni pubblicitarie dei coupon. Si va dagli esercenti, li si convince ad offrire forti sconti, tra il 50 e il 90 per cento a chi si presenta con il coupon di Groupon e si lancia l’ offerta. Per gli utenti il vantaggio è evidente: lo sconto. Per Groupon pure: si prende il 50 per cento del valore della vendita (sul valore scontato ovviamente). Per negozianti e esercenti è una forma di pubblicità che funziona. Ultima nota: Groupon lavora in ambito locale. Chi si iscrive al servizio deve indicare la sua mail e la sua città di residenza e riceverà offerte esclusivamente nella sua area. Le aree commerciali più adatte a questo tipo di business sono quelle del wellness (centri estetici, palestre), ristoranti, alberghi, cinema, teatri. Niente prodotti di largo consumo (per ora) niente catene di grande distribuzione (per ora): sono tutti esercizi commerciali locali. E questa è la forza di Groupon: ha trovato la formula magica (ma stranamente somigliante a quella dell’acqua calda) per fare quello che tutti stanno cercando di fare da un paio d’ anni in qua: portare le microaziende su Internet. O meglio, trovare la chiave che apre il tesoro della piccola pubblicità locale online.

“Groupon ha creato un modello di pubblicità e commercio locale, destinato a rivoluzionare il commercio locale”, racconta al Time James Slavet, partner di Greylock Partners, venture capitalist della Silicon Valley nonché uno dei finanziatori della società. “Nel lungo termine, questo business ha tutte le carte in regola per eguagliare quello che Google ha fatto nella pubblicità legata ai motori di ricerca”.  Una società con le stesse potenzialità di Google? Non stupisce che il colosso di Mountain View non solo si sia accorto della gallina d’oro su cui è seduto Groupon. Ma che le abbia messo gli occhi addosso. Lo scorso dicembre, a Andrew Mason e Eric Lefkofsky, che di Groupon detiene la maggioranza, è stato messo sul piatto un’offerta da 6 miliardi di dollari per cedere l’azienda. Un’offerta sbalorditiva, dunque.  Così come altrettanto sorprendente è stato il rifiuto. “Abbiamo diverse opzioni al momento. Ma tutte partono da una considerazione che ci sarà una compagnia in grado di trasformare il sistema attraverso il quale fare acquisti locali. Abbiamo le carte in regola per diventare uno dei brand più importanti del 21esimo secolo”, ha detto Mason al Time. Come dire, Groupon vale di più.

Se il no ai 6 miliardi offerti da Google è stato preso come esempio da alcuni analisti per avanzare l’ipotesi che negli Stati Uniti si fa sempre più serio il rischio di una bolla Internet, simile a quella del Duemila, è altrettanto vero che se si va a guardare l’andamento del giro d’affari dovrà necessariamente ricredersi. Lo scorso venerdì, la società ha reso noti i dati di bilancio 2010: nel suo secondo anno di vita, Groupon ha raggiunto un fatturato di 760 milioni di dollari contro i 33 milioni del 2009. E per quest’anno, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, l’obiettivo di Mason è quello di superare il miliardo. Rumors di mercato sempre più insistenti dicono che la società sta pensando ad un collocamento in Borsa da 15 miliardi di dollari entro quest’anno.

In ritardo rispetto agli Stati Uniti, anche in Italia fenomeno dei gruppi di acquisto online sta prendendo sempre più piede. Lo dimostrano gli ultimi dati Nielsen che, nell’ultima ricerca sull’andamento della rete (“Audiweb powered by Nielsen”), sottolineano la crescita di questa nuovo segmento di mercato. 
”Quello dei gruppi d’acquisto è un sistema di offerta di coupon relativi a servizi legati soprattutto alla ristorazione, al benessere, allo sport, all’intrattenimento e al turismo che in Italia, come in moltissimi altri Paesi, sta riscuotendo molto successo” commenta Ombretta Capodaglio, marketing manager della divisione Online di Nielsen. “Groupon è la prima società ad aver sviluppato questo business e detiene la leadership del mercato, seguita da altre realtà come Groupalia, Glamoo, Kgb Deals e PointX”.

Il trend nel 2010 evidenzia che il fenomeno in Italia ha avvio nel mese di luglio, quando si registra il primo dato significativo di visitatori sui due principali siti di questa categoria: Groupon rileva 770 mila utenti unici e Groupalia segue con 535 mila utenti. E’ però ad agosto che Groupon guadagna terreno su Groupalia, triplicando la propria utenza e raggiungendo quasi 2 milioni di utenti, contro gli 800 mila di Groupalia. Inizia così un trend di crescita a ritmo serrato che in soli sei mesi porta circa 5 milioni di utenti unici su Groupon e un milione e mezzo su Groupalia.

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