Dopo aver scavalcato il Giappone, diventando così la seconda potenza economica al mondo, la Cina si appresta ad avere nei prossimi dieci anni una classe di ‘nuovi ricchi’ paragonabile all’intera popolazione dell’Europa occidentale. Sono le stime di uno studio recente di Confindustria secondo cui ”nel 2015 i cinesi benestanti ammonteranno a 201 milioni, il 14,5 per cento della popolazione, una dimensione pari a quelle di Francia, Germania e Italia messe assieme, dove la popolazione per quell’anno è stimata a 206 milioni”.

Cinque anni dopo, nel 2020, il numero di ricchi cinesi sarà addirittura raddoppiato: 424 milioni, pari al 29,8 per cento della popolazione totale. Una grandezza paragonabile a quella di tutta la popolazione dell’Europa Occidentale, stimata nel 2020 a 421 milioni con un Pil medio pro capite di 36,088 dollari.

Su questi dati è necessario fare un paio di riflessioni. Considerato che i ‘nuovi ricchi’ cinesi diventeranno un’importante fonte di domanda mondiale è necessario che le imprese italiane inizino a pensare seriamente ai bisogni e ai gusti del consumatore cinese, mettendo a punto produzioni personalizzate in grado di soddisfare le esigenze di questa parte del mondo. Questa priorità sarà sentita soprattutto dai produttori di beni di fascia medio-alta, che dovranno fare i conti con la debolezza della domanda dei consumatori occidentali.

Qualche indizio sulle caratteristiche distintive dei consumatori cinesi arriva dalla ricerca di Confindustria. Una tra tutte è la preferenza per l’e-commerce, che sta crescendo in Cina più che in qualunque altra parte del mondo: da gennaio a giugno 2010 il numero di persone che ha utilizzato la rete per fare shopping ha raggiunto i 142 milioni. La fascia di età che spende di più è compresa tra i 20 e i 44 anni, al 2009 rientravano in questo gruppo 460 milioni di persone, quasi il 40 per cento dell’intera popolazione cinese.

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