Nel 2001 lo scoppio della bolla della new economy mise in ginocchio la Silicon Valley. Pochi furono in quegli anni i gruppi Internet usciti indenni dal crollo del Nasdaq, listino tecnologico americano, dove erano collocati la maggior parte di questi. Da un giorno all’altro, società valutate miliardi di dollari furono costrette a chiudere i battenti. Dieci anni dopo lo scoppio della bolla Internet, la Silicon Valley sembra essere tornata a valere oro. Tutto oggi si gioca intorno ai social network, diventati nel giro di pochi anni delle galline dalle uova d’oro.

Si pensi per esempio a Facebook. Il social network più frequentato al mondo che sta valutando la possibilità di concedere ai propri dipendenti di vendere 1 miliardo di dollari di azioni, vale 60 miliardi di dollari, 10 miliardi in più rispetto a gennaio, quando la raccolta di 1,5 miliardi di dollari con Goldman Sachs l’aveva valutata 50 miliardi di dollari. Un boom senza freno.

Anche Twitter, che in Italia ha ancora un ridotto appeal,  sta crescendo a passo veloce. Google e Facebook – riportava negli scorso giorni il Wall Street Journal – avrebbero puntato gli occhi su Twitter e avviato trattative per acquistarla. La valutazione è 8-10 miliardi di dollari. Un valore che a molti analisti sembra eccessivo dal punto di vista contabile per un’azienda, Twitter, che ha chiuso il 2010 con ricavi per 45 milioni di dollari e ne prevede 110 milioni di dollari nel 2011.

“Questi prezzi sono giustificabili finanziariamente? No” spiega Ethan Kurzweil di Bessemer Venture Partners, osservando comunque che la valutazione del mercato tiene in considerazione il fatto che Twitter ha una vasta banca dati dei suoi utilizzatori e questo ne fa lievitare il prezzo. “Twitter – mette in evidenza il Wall Street Journal – può essere considerata come un barometro della bolla” delle start-up della Silicon Valley. In dicembre Twitter ha ricevuto 200 milioni di dollari in una venture capital ed era valutata 3,7 miliardi di dollari”. In casa Twitter, nonostante l’elevata valutazione, il consiglio di amministrazione e i manager di Twitter continuano a lavorare per costruire una società grande e indipendente, con l’obiettivo di divenire una società da 100 miliardi di dollari, per raggiungere il quale si va avanti con le assunzioni, inclusa quella di un ex manager Google come amministratore delegato.

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