Mario Draghi, governatore di Bankitalia, e Jean-Claude Trichet, presidente della Bce

Colpo di scena nella corsa alla presidenza della Bce, in vista della scandenza di ottobre del mandato dell’attuale numero uno Jean-Claude Trichet. Il passo indietro del presidente della Bundesbank, Axel Weber, che ha fatto sapere di non volersi candidare a un secondo mandato alla guida dell’istituto tedesco, lo esclude dalla rosa dei candidati alla successione a Jean Claude Trichet. Ecco dunque che prende sempre più piede l’ipotesi che possa essere Mario Draghi, governatore di Bankitalia, il candidato più papabile a guidare l’Eurotower.

”Draghi – scrive a questo proposito il Fiancial Times – non è probabilmente molto meno ‘falco’ di Weber, ma potrebbe essere meno ruvido e più astuto politicamente. Come capo del Financial Stability Board, dovrebbe anche avere la conoscenza dall’interno delle debolezze del sistema bancario mondiale”. Tuttavia – avverte il Ft – ”la scelta non dovrebbe essere fatta sulla base di un accordo già pronto o il risultato di un pastrocchio all’europea, anche se c’è un pre-accordo fra Berlino e Parigi”. Secondo il giornale della City la possibile dipartita di Weber ”creerebbe l’opportunità di ampliare il gruppo dei contendenti”. E poiché al suo timone ”la Bce ha bisogno di una mente flessibile ma anche decisa”, secondo il Ft ”gli investitori dovrebbero essere contenti di fronte all’aumentata possibilità di avere entrambe queste caratteristiche”.

Sui mercati, intanto, parte il toto-nomine per una carica che – ci tiene a precisare il portavoce della Merkel – potrebbe comunque andare a un tedesco. Anche se il candidato alternativo di Berlino, il capo del fondo salva-stati Klaus Regling, si schernisce: ”Ho già un buon lavoro”. Molti puntano ora su Draghi, forte dell’esperienza come capo del Financial Stability Board, l’organismo incaricato di riscrivere le regole finanziarie globali, e ritenuto un ‘centrista’ nel board della Bce. Ma la partita è complicata: secondo Marco Valli, di Unicredit, Draghi ha il profilo tecnicamente più adatto e sarebbe il candidato numero uno, se non fosse che per molti una presidenza italiana sbilancerebbe troppo l’Eurotower verso gli indebitati Paesi ‘meridionali’ d’Europa in una fase in cui serve rigore.

I candidati che potrebbero spuntarla in alternativa sono paradossalmente di più basso profilo: come il lussemburghese Yves Mersch o il finlandese Erkki Liikanen, provenienti da Paesi ‘virtuosi’ dell’area euro e magari più sensibili all’influenza tedesca. Ma le conseguenze della possibile defezione di Weber vanno oltre.

Da Berlino (che secondo le voci aveva posto la nomina di Weber come condizione per il via libera all’allargamento del fondo salva-stati) trapela comprensibile preoccupazione. La possibile dipartita del tedesco crea incertezza sul prossimo timoniere della Bce proprio mentre i mercati dubitano della governance economica europea, con Francia e Germania (e Bce) che spingono perché le regole di bilancio siano rese più incisive (con sanzioni reali) e sono osteggiate da diversi altri Paesi. L’appuntamento per riformare le regole è imminente (marzo), e anche il nodo della presidenza della Bce andrebbe sciolto prima dell’estate: sui mercati c’è già chi parla di una Eurolandia nel ”caos”.

In attesa di vedere come andrà a finire, ripercorriamo brevemente la carriera di Mario Draghi, il governatore di Bankitalia, che sostituì Antonio Fazio nel gennaio 2006. Classe ’47 , sposato con due figli, si è laureato nel 1970 in Economia all’Università di Roma per poi conseguire un Phd in uno delle più prestigiose università statunitensi, il Massachussetts Institute of Technology. Avviato alla carriera accademica, ricopre per 10 anni, dal 1981 al 1991, la cattedra di professore ordinario di economia internazionale all’Università di Firenze. Il suo ingresso al ministero del Tesoro è nel 1983, con la nomina a consigliere economico. Nei successivi sei anni la sua carriera si svolge a Washington, prima come direttore esecutivo della Banca Interamericana di Sviluppo e poi alla Banca Mondiale. Carica quest’ultima che ricoprirà fino al ’90, quando viene assunto come consulente economico dalla Banca d’Italia. Nel ’98 firma il Testo Unico sulla Finanza con le nuove regole sull’ Opa e sulla tutela dei piccoli azionisti, quella che sara’ conosciuta come Legge Draghi.

Considerato il ‘regista’ della stagione delle grandi Privatizzazioni, negli anni ’90 l’attuale numero uno di Bankitalia ha guidato le principali cessioni pubbliche effettuate dallo Stato come Direttore Generale del ministero del Tesoro carica che ha ricoperto per 10 anni, dal 1991 al 2001. L’anno dopo passa a lavorare con Goldman Sachs, di cui attualmente e’ vicepresidente per l’Europa.

Uno dei segni distintivi di Draghi è sempre stata la grande discrezione, con poche apparizioni pubbliche e con ancor meno interviste a giornali e tv, da autentico servitore dello Stato, quasi un’ombra accanto al ministro di turno. Un impegno vissuto all’interno del palazzone di via XX Settembre – sul quale si è concentrato, come ricordò lui stesso, per ”migliorare la macchina dello Stato” – ma anche nei più importanti vertici internazionali, in grado di intrecciare diplomazia e rapidità di decisione.

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