Tim Armstrong, chief executive officer di AOL, insieme a Arianna Huffington, fondatore di the Huffington Post

”E’ come scendere da un treno che corre veloce e salire in volo su un aereo supersonico”. Arianna Huffington, la più famosa blogger americana, fondatrice di Huffington Post, sintetizza così il significato del matrimonio tra il suo sito, considerato ormai uno dei new media più popolari d’America e Aol, il colosso del web made in Usa. I numeri dell’accordo sono da capogiro: America On-line, pur di rilanciarsi sul mercato dell’informazione, ha comprato la creatura di Arianna per 315 milioni di dollari, di cui 300 cash e il resto in azioni. La transazione, soggetta alle autorizzazioni governative, dovrebbe concludersi fra la fine del primo e l’inizio del secondo trimestre 2011.

Un nuovo successo per ‘The Huffington Post’, il sito d’informazione fondato solo nel 2005 da questa signora ultra-liberal, nata ad Atene 60 anni fa, ex moglie di un parlamentare repubblicano, considerata assieme a Tina Brown del Daily Beast una delle donne più potenti della stampa americana. Dal 2005, HuffPost, grazie al suo stile spigliato e alla sua grafica accattivante, è entrato nel cuore degli americani, diventando uno dei siti di informazione più popolari e autorevoli degli States, forte di circa 25 milioni di visitatori unici al mese.

Il boom è arrivato durante l’ultima campagna elettorale per la Casa Bianca. In quei mesi HuffPost ha superato il conservatore Drudge-Report, affermandosi come un punto diriferimento di tutta la stampa americana. E proprio Barack Obama, il 10 febbraio 2009, ha accettato per la prima volta una domanda da parte di uno dei suoi reporter a una sua conferenza stampa. Era la prima volta che questa opportunità veniva offerta a un sito d’informazione su Internet. Ora il grande salto, a testimoniare come ormai l’attenzione degli investitori sia sempre più orientata sui new media.

Con questa operazione Aol darà vita ad un gruppo media con 117 milioni di visitatori al mese negli Usa e 270 milioni a livello globale. Sarà proprio Arianna Huffington a guidare, come presidente e direttore, il nuovo The Huffington Post Media Group, che integrerà i contenuti del suo sito con la rete di Aol, puntando in particolare su iniziative video, approfondimenti locali, una diffusione internazionale e l’integrazione con ogni piattaforma immaginabile: web, cellulari e tablet.

Capire la strategia dietro il neo-matrimonio non è difficile. Da parte sua, Aol sta tentando di allargare la propria presenza nel campo dell’informazione sul web: in questa direzione, il colosso a stelle e strisce aveva acquisito a settembre di Telecrunch, uno dei blog tecnologici più  influenti d’America, fondato da Michael Arrington. Ma l’operazione è un grosso affare anche per il sito ‘liberal’ di Arianna Huffington, che vedrà allargare a dismisura i suoi contatti. L’espansione sarà tangibile in cinque aree: l’informazione locale nella sterminata periferia americana, dove Aol da anni è presente; il lancio di sezioni di Huffington Post al livello internazionale e già si parla della creazione di HuffPost Brasile; maggiore attenzione a servizi di utilità quotidiana, molti più video e la creazione di tantissime nuove sezioni da offrire ai lettori, come rubriche su auto, musica, giochi e turismo. Tutti argomenti fino ad oggi non coperti dall’offerta di Huffington Post.

Tutti felici e contenti, dunque? Non proprio. L’operazione pare non aver trovato grandi plausi a Wall Street. Ieri, in chiusura di giornata il titolo Aol ha segnato una perdita del 3,4 per cento. Il motivo di tanto pessimismo è da ricercarsi nel prezzo, considerato troppo alto dal mercato. L’accordo – secondo il Wall Street Journal – ”è da pazzi”, anche se ”finalmente consentirà di capire la strategia dell’amministratore delegato di Aol Tim Armstrong”. ”L’accordo per The Huffington Post è un mea culpa di Armstrong sul fatto che la sua precedente strategia sui contenuti non ha funzionato”, aggiunge il Wall Street Journal, precisando che i ricavi di Huffington Post sono limitati e gli utili ancora più ridotti. The Huffington Post prevede ricavi per oltre 50 milioni di dollari di vendite quest’anno, e questo ”significa che Aol ha pagato un prezzo sei volte superiore”. Una buona notizia – ironizza il quotidiano economico – c’è: ”se l’acquisizione di The Huffington Post non dovesse funzionare, almeno Aol avrebbe pagato un prezzo pari a un terzo del suo ultimo accordo flop per Bebo”.

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