Credit Suisse ci ripensa e alza le stime 2011 del prezzo medio del petrolio a 85 dollari dai 72,50 dollari previsti in un precedente studio. La decisione di ritoccare verso l’alto le previsioni sulle quotazioni dell’oro nero prende le mosse dalla verifica di un “inatteso aumento della domanda del greggio nei Paesi Ocse, soprattutto in Nord America, e alla persistente forza in Asia”. Con il greggio che, nelle ultime sedute, ha sfondato quota 90 dollari al barile ai massimi da due anni, sono numerose le banche d’affari che nelle ultime settimane hanno rimesso mano alle proiezioni sul greggio. Tra queste Goldman Sachs che vede i prezzi del Wti salire addirittura fino a cento dollari al barile nel corso del prossimo anno.

E se le quotazioni del greggio si surriscaldano, le compagnie petrolifere non possono che trarne vantaggio. Lo sa bene Credit Suisse che per le compagnie statunitensi ed europee attive nel comparto dell’”integrated oil” ha alzato le sue proiezioni sugli utili per azione 2011 del 23 per cento e del 10 per cento per il 2012, anticipando un potenziale di upside maggiore per le società del Vecchio Continente. In particolare, il broker ha aumentato le previsioni sugli utili di ConocoPhillips (7 per cento di aumento nel 2010, 24 per cento nel 2011), Chevron Corp. (+6,3 per cento nel 2010, +27 per cento nel 2011), Exxon Mobil Corp. (+6,2 per cento nel 2010, +19 per cento nel 2011) e BP (+1,8 per cento nel 2010, +27 per cento nel 2011). Tra i big dell’oil, il titolo preferito da Credit Suisse è British Petroleum che –  a sentire gli analisti –  presenta buone prospettive di rialzo nel lungo termine (rating outperform, target price a 585 pence).  Ritoccati verso l’alto, tra gli altri, anche i target price di Conoco (71 dollari per azione da  69), Chevron (103 da 96 dollari), Exxon (76 da 74 dollari).

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