Dilma Roussef

Era la grande favorita e ha confermato i pronostici: Dilma Rousseff, candidata del Partito dei Lavoratori, vince le elezioni presidenziali brasiliane e diventa il primo presidente donna della storia del Brasile. “Comincia così una nuova tappa per la democrazia brasiliana”, ha detto Roussef subito la vittoria al ballottaggio sul candidato di centro destra, il social democratico Josè Serra. “Governerò per tutti i brasiliani senza eccezione”.

Politica ed economista, 62 anni, Russef ha partecipato alla lotta armata contro la dittatura militare fra il 1964 e 1985, trascorrendo anche tre anni in prigione. E’ stata capo di gabinetto di Lula, “il presidente dei miracoli” che l’ha sostenuta con forza in campagna elettorale e dal quale eredita due compiti principali: rilanciare i consumi interni e soprattutto combattere la corruzione nel panorama politico dell’ottava economia del mondo.

Il suo passato di guerrigliera, le torture subite in prigione, la lotta vinta l’anno scorso contro un cancro linfatico, la grinta di ministra pragmatica dal temperamento duro e esplosivo l’hanno resa una “signora di ferro” alla Margaret Thatcher, ma con un orientamento decisamente di sinistra. Il sostegno del presidente Luiz Inacio Lula da Silva alla sua pupilla si è così rivelato decisivo per le chance della Rousseff di uscire vincitrice dal secondo turno del voto. In pochi mesi, Lula ha saputo trasformare la sua delfina da una ministra del tutto sconosciuta nella candidata più amata dalla maggioranza dei 135 milioni chiamati a votare.

La Rousseff  nasce il 14 dicembre 1947 a Belo Horizonte da una famiglia agiata. Dalla sua infanzia le è  rimasto il sogno di diventare ballerina classica e la fama di divoratrice di libri: anche adesso, sugli aerei che la portano in giro per il Brasile in una delle più spossanti campagne elettorali del mondo, ha letto appartata il suo Dostoievsky e i classici della mitologia greca, ascoltando opera lirica italiana dagli auricolari. Negli anni ’60 si era arruolata in un’organizzazione marxista impegnata in vere e proprie azioni di guerriglia. Arrestata a San Paolo nel gennaio del 1970 e sospettata di essere “la papessa dei guerriglieri”, uscì di prigione solo tre anni dopo. A questo punto inizia una carriera politica che, attraverso vari incarichi economici a Porto Alegre, la porta nel 2001 a scegliere il Pt, il Partito de Lavoratori di Lula, e nel 2003 a diventare ministro dell’Energia e Miniere nel primo mandato dell’ex tornitore meccanico. La Rousseff ha tra l’altro guidato il paese verso le prime scoperte dei giganteschi giacimenti di petrolio, non senza (si dice) far piangere col suo stile stakanovista e intransigente il presidente della Petrobras, José Sergio Gabrielli.

Nominata braccio destro di Lula nel 2005 e conclamata “madre del Pac” (il colossale programma di accelerazione della crescita brasiliana), è  giunta nel febbraio di quest’anno alla nomination del “Partido dos Trabalhadores” come candidata ufficiale alla successione di Lula, arrivato al termine dei suoi due mandati. La brutta avventura del tumore, che le ha fatto usare una parrucca per sette mesi, è ormai alle spalle. La ‘compagna’ Dilma, che negli ultimi mesi aveva rinnovato la sua immagine con chirurgia plastica, lenti a contatto e una pettinatura firmata da Celso Kamura, re dei parrucchieri di San Paolo, è ormai entrata nel ‘Planalto’, sede della presidenza a Brasilia.

Annunci