Alessandro Profumo, a.d. di Unicredit

Arriva al capolinea l’avventura di Alessandro Profumo in Unicredit. Il cda ha messo alla porta l’amministratore delegato revocandogli le deleghe e conferendole al presidente, Dieter Rampl. L’esito, non scontato ma atteso dal tam tam degli ultimi giorni, è arrivato dopo una giornata convulsa con le voci delle dimissioni che si sono rincorse fin dal mattino. Profumo ha voluto giocare le sue carte fino all’ultimo cercando la fiducia del consiglio. Ha trovato solo il voto favorevole del consigliere indipendente, Lucrezia Reichlin.

Quello di ieri è stato un board lungo (4 ore e mezza) con la presenza anche di Farhat Omar Bengdara, vice presidente ma soprattutto Governatore della Central Bank of Lybia che ha una quota del 4,98 per cento dell’istituto. Si trattato, si fa notare, di un consiglio che ha avuto anche toni accesi ma che ha puntato su una soluzione ampiamente condivisa. Il consiglio ha offerto al manager la risoluzione consensuale del rapporto chiedendogli una risposta entro la mezzanotte, ma revocandogli le deleghe. La risposta non si è fatta attendere. ”Ha firmato, ha rassegnato le dimissioni”, ha detto la moglie Sabina Ratti lasciando, a tarda serata, lo studio legale Erede Bonelli Pappalardo. Ora però per la banca che contende il primato in Italia alla ‘rivale’ Intesa Sanpaolo, si apre un periodo di ‘interregno’ con il presidente che dovrà gestire le deleghe lasciate vacanti da Profumo in attesa che sia individuato un nuovo capo azienda.E già si è scatenato il totonomine. Negli ultimi giorni sono circolati diversi profili: da Gianpiero Auletta Armenise (già alla guida di Ubi Banca) a Matteo Arpe, ex numero uno di Capitalia ora a Banca Profilo. A questi si sono poi aggiunti Enrico Tommaso Cucchiani, numero uno di Allianz Italia, e Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca. Ma sono ipotesi, le ultime due, giudicate fantasiose.

I rapporti già tesi con i soci, e in particolare con le Fondazioni, sono precipitati negli ultimi giorni. A fare venire l’ennesimo (e l’ultimo) mal di pancia agli azionisti, a partire dalle Fondazioni è stato il rafforzamento del capitale nella banca della libica Lia. Un blitz, in poco di un mese, con il fondo sovrano che il 28 luglio ha superato la soglia del 2 per cento e poi il 31 agosto ha portato la propria quota al 2,59 per cento (ufficilizzata oggi dalla Consob). Partecipazione che sommata a quella della Central Bank Of Lybia (che ha 4,98 per cento ed oggi ha detto di essere ”estremamente soddisfatta” per l’investimento), ha portato il paese nordafricano oltre il 7,5 per cento. A questo proposito sono numerose le voci che individuano la “pista libica” come un alibi. Uno specchietto per le allodole. A colpire l’amministratore delegato, come lui stesso va ripetendo in queste ore, è un “fuoco amico” e trasversale di “grandi azionisti” della banca: le fondazioni delle Casse del Nord, il presidente e i soci tedeschi e italiani che, dentro il cda, seguono il presidente. 
Alcuni di questi avrebbero un “mandante”, che è politico. Vogliono “mettere le mani sulla banca”, come va ripetendo Profumo da tempo. Oppure, detto più brutalmente: “Vogliono scegliersi i manager uno per uno, per trasformarli in cani da riporto…”. A surriscaldare ancora di più il clima ha contributo anche, nel fine settimana, l’attacco frontale lanciato dal quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung. Pagine che il banchiere ha letto di ritorno dagli Stati Uniti. Il giornale di Monaco titolava: ‘Mister Arrogance è tornato’, partendo proprio dalla ‘affaire’ Libia, e insistendo molto sui contrasti al vertice parlando di crescente pressione sul manager.

Amministratore delegato di Unicredit dalla fondazione nel 1997, Alessandro Profumo, 53 anni, si è imposto sulla scena finanziaria per lo stile inedito, connubio tra modernità aggressiva e un rigore da capitalismo calvinista. Ultimo di cinque figli, nato a Genova e cresciuto a Palermo, si è trasferito a Milano già ragazzo cominciando poco più che maggiorenne la propria esperienza nel mondo del credito al Banco Lariano, dal 1977 al 1987. Di giorno allo sportello, di sera sui libri, per una laurea in Economia e commercio alla Bocconi. Dopo il passaggio in McKinsey (1987-1989), come responsabile dei progetti strategici e organizzativi per aziende finanziarie, e in Bain & Cuneo a capo delle relazioni istituzionali, nel 1991 assume la direzione centrale della Ras. Quest’ultima, come azionista di maggioranza relativa del Credit, nel 1994 ‘gira’ Profumo nella banca neoprivatizzata. Qui il manager si intende subito con il ‘senatore’ del credito, il presidente della banca Lucio Rondelli, con il quale passa presto dall’incarico di condirettore centrale a quello di direttore generale, per assumere quindi l’incarico di amministratore delegato nel 1997 e dar vita al gruppo omonimo nel 1998. Da questo momento inizia una vera campagna di acquisizioni, che gli fa conquistare sulla stampa internazionale l’appellativo di Alessandro ‘il Grande’.

Del 2005 è l’integrazione con la tedesca Hvb. Mentre nel 2007 con Capitalia da’ vita ad uno dei piu’ grandi gruppi bancari europei. Appena apparso sulla scena, in un sistema bancario ancora ingessato, Profumo si e’ mosso da subito dichiarando di avere all’orizzonte il solo faro della concorrenza e di puntare a conquistare clienti con servizi migliori, a motivare il personale con incentivi e a premiare gli azionisti facendo crescere il valore dell’azienda. Il cosiddetto ‘salotto buono’ ha pero’ guardato spesso con sospetto tale dichiarata indipendenza. In uno dei suoi tipici calembour fulminanti l’esperto di gossip Roberto D’Agostino gli ha affibbiato l’imperituro soprannome di Arrogance, come un celebre profumo, ma per anni i risultati del manager gli hanno dato ragione, mettendo a tacere anche le critiche.

A 53 anni Profumo viene tutt’ora annoverato tra i ‘giovani’ manager su piazza, formatosi come molti altri ‘McKinsey Boys’ – Corrado Passera, Vittorio Colao o Paolo Scaroni – nella società di consulenza divenuta a un certo momento vera e propria fucina dell’alta dirigenza italiana. Identificato come campione della classe dirigente liberal, nell’ottobre del 2007 si è anche recato a votare per le primarie insieme alla moglie Sabina Ratti, candidata nella lista di Rosy Bindi. Anche per questo è stato spesso tirato per la giacchetta dalla sinistra, sfilandosi pero’ puntualmente agli inviti a un impegno diretto in politica. Di Profumo è celebre soprattutto l’allergia ai giochi di potere. Uno dei gesti forse più eclatanti per marcare questa distanza ideologica si è visto nel 2004 con l’Rcs, ‘stanza dei bottoni’ del Corriere della Sera. Al momento della sistemazione della quota Romiti entrano in patto Diego Della Valle, Salvatore Ligresti e a sorpresa Cesare Geronzi, comprando un 2 per cento tramite Capitalia. Profumo sbatte la porta, si dimette dal consiglio e vende la propria quota dell’1 per cento (copione poi ripetuto con la quota ereditata da Capitalia).

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