da Uomini&Business (agosto-settembre 2010)

da Uomini&Business (agosto-settembre 2010)

Fare shopping, andare al cinema, pagare le bollette o acquistare un biglietto del treno. Tutto senza tirare fuori dalle tasche contanti, bancomat o carta di credito, ma semplicemente utilizzando il telefonino. Il futuro dei pagamenti si chiama mobile payment. Se ne è parlato tanto negli ultimi due anni, ma finora, almeno per quanto riguarda l’Italia, i servizi di pagamento via cellulare si limitano a sporadiche iniziative. Insomma, siamo ancora alla fase embrionale, ma a quanto pare, però, la svolta potrebbe essere vicina. I passi avanti fatti dai big della telefonia vanno tutti nella direzione di una forte accelerazione. «Quello che manca per far decollare definitivamente i pagamenti via cellulare sono gli accordi di filiera, ovvero intese che mettano intorno ad un tavolo istituti bancari, chi produce tecnologia e chi fornisce servizi. Solo con un incremento dell’offerta è possibile coinvolgere un numero sempre maggiore di consumatori. » spiega Filippo Renga, ricercatore della School of Management – Politecnico di Milano, che ha un osservatorio dedicato a questi servizi.

Qual è lo stato dei pagamenti via cellulare in Italia?

Oggi si contano all’incirca 80 servizi per un fatturato totale di 50 – 100 milioni di euro. Si tratta di cifre piccole, ma in linea con la media mondiale. Fatta eccezione per il Far East, Giappone in testa, siamo agli esordi dei pagamenti via cellulare un po’ in tutto il mondo. Prima di inoltrarci nell’argomento, bisogna subito chiarire cosa si intende quando si parla di pagamenti via cellulare. Su questo argomento c’è molta confusione…

Si spieghi meglio…

Ad oggi molti italiani confondono il mobile payment con le “classiche” carte di credito o debito. In realtà questi sistemi sono nati per acquisti di piccoli importi, ovvero per pagare il giornale, il caffè o lo snack dal distributore automatico in ufficio. È quello che viene definito mobile proximity payment, servizi il cui pagamento avviene in prossimità del servizio erogato, come può succedere quando si fa la spesa presso un punto vendita della grande distribuzione o il pagamento del biglietto su un mezzo di trasporto. Su questo fronte, siamo molto indietro. In Italia servizi di questo genere sono praticamente inesistenti. Le tecnologie che abilitano questi servizi sono tecnologie che operano a corto raggio, come l’NFC o il bluetooth.

Oltre a questo, c’è dell’altro?

Esatto. Rispetto al mobile proximity payment, molto più dinamico è al momento il mobile remote payment , in pratica servizi che permettono di effettuare un pagamento a distanza tramite rete cellulare.

Ci può fare qualche esempio?

Il pagamento del parcheggio tramite sms è senza dubbio l’applicazione più diffusa. Ma ce ne sono altre. Si pensi all’acquisto dei biglietti sul Mobile site di Trenitalia, oppure il pagamento del Pay per view di spettacoli su Tv digitale o satellitare.

Su questo fronte qualcosa si muove.

La nostra ultima ricerca sul settore, che risale a fine 2009, ha evidenziato un aumento sensibile per il pagamento dei trasporti pubblici e di quei servizi categorizzati come “altro”. In pratica quelli che includono l’acquisto di diversi beni. Penso soprattutto all’abbigliamento di lusso. Ad esempio, la collezione dell’Emporio Armani dal Mobile site o i beni di lusso sull’Applicazione Mobile di Yoox.

Ma…

A fronte di un buon numero di applicazioni presenti, che evidenzia un’effervescenza nel mercato, l’esistenza di molteplici piattaforme con caratteristiche differenti, talvolta costituisce un ostacolo per lo sviluppo del settore. Non è infatti un caso che l’sms continui ad essere al momento il sistema di pagamento via cellulare più diffuso: i consumatori chiedono strumenti facili ed intuitivi.

Nell’ultimo anno, abbiamo assistito ad un boom di vendite di smartphone. Questo fenomeno può aiutare alla diffusione dei pagamenti via cellulare?

Senza dubbio. A fine 2009 abbiamo verificato un aumento significativo dei servizi che utilizzano Mobile Internet, cioè il browsing da telefono cellulare. Fenomeno che si sta affermando grazie alla diffusione di cellulari evoluti (smartphone) e alla riduzione delle tariffe di navigazione per l’utente (ad esempio tariffe flat e promozioni).

Qual è dunque la strada da percorrere per dare una spinta al settore?

È fondamentale fare cultura tra negozianti e consumatori. È inoltre importante considerare che la standardizzazione, nelle soluzioni tecniche ma anche nelle procedure e nell’offerta, potrebbe certamente facilitare il processo di adozione. A livello di consumatori, uno dei principali problemi che deve essere affrontato è la creazione dell’abitudine all’utilizzo del cellulare anche come sistema di pagamento. Abitudine che passa però necessariamente attraverso: una buona circolarità tra gli esercenti, un’adeguata facilità d’uso e una corretta comunicazione, che in molti casi ha fatto la differenza.

Al di là della lentezza del sistema, gli italiani sono pronti a fare shopping con il cellulare?

Come le dicevo, nel 2009 il valore delle transazioni via cellulare è stato di alcune decine di milioni di euro. Ma le stime aprono a un utilizzo decisamente più diffuso entro i prossimi 2-3 anni, grazie ai cellulari di ultima generazione. Sono oltre il 40 per cento gli italiani che si dichiarano molto attirati dalla proposta di un servizio di pagamento con telefonino purché sia rapido, sicuro, facile da usare.

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