Warren Buffett, uno degli uomini più ricchi al mondo secondo la classifica di Forbes

da Uomini&Business (luglio 2010)

Sono 10 milioni e hanno complessivamente per le mani un patrimonio personale complessivamente pari a 39 mila miliardi di dollari. Stiamo parlando dei più ricchi del pianeta, quelli con un patrimonio personale pari o superiore al milione di dollari, e che ogni anno vengono puntualmente recensiti da Merrill Lynch e Capgemini nel World Wealth Report, giunto alla quattordicesima edizione. È bastato meno di un anno per farli tornare a sorridere. Nel 2008, per colpa della crisi, avevano visto le loro ricchezze assottigliarsi. Nel 2009, nonostante la congiuntura economica mondiale sia rimasta sfavorevole, sono aumentati in termini numerici del 17 per cento e la loro ricchezza è cresciuta del 19 per cento rispetto a un anno prima. Risultato finale: si sono ritrovati nelle mani patrimoni analoghi a quelle detenuti nel 2007.

E se i ricchi sono tornarti di buon umore, ancora di più lo sono i cosiddetti ultra-ricchi, in pratica quelli con una dichiarazione dei redditi superiore ai 30 milioni di dollari. In quest’ultimo caso, la loro ricchezza ha segnato un rialzo del 21,5 per cento. Rispettando una tendenza già evidenziata negli ultimi anni, ancora una volta «a trainare la ripresa sono stati i mercati emergenti, in particolare India e Cina, oltre al Brasile, e saranno questi stessi Paesi a guidare la crescita anche in futuro», ha afferma Ettorina Schiaffonati, Vice President, Financial Services, Capgemini Italia. «Nel 2009 l’Area asiatica del Pacifico è stata l’unica regione a registrare una forte espansione dei fattori macroeconomici e finanziari che influenzano la ricchezza».

Nonostante la crescita dei Bill Gates sia stata più marcata nei Paesi in via di sviluppo, la ricchezza complessiva rimane principalmente concentrata negli Stati Uniti, in Giappone e in Germania, che nel 2009 hanno rappresentato complessivamente il 53,5 per cento della popolazione mondiale di Paperoni, un dato in lieve calo rispetto al 54 per cento del 2008. Mentre la regione in cui risiede il maggior numero di facoltosi rimane il Nord America: 3,1 milioni pari al 31 per cento della popolazione complessiva a livello globale.

In linea con il trend generale mostrato in Europa, si muove l’Italia: alla fine del 2009 i cosidetti “High Net Worth Individuals” (HNWI) erano 178.800, un incremento del 9,2 per cento rispetto ai 163.700 del 2008 dopo il calo del 20,8 per cento dell’anno precedente.

Paperoni asiatici

agganciano quelli europei

Dopo il calo del 14,2 per cento registrato nel 2008, che aveva portato a 2,4 milioni il numero di HNWI residenti nell’Area asiatica del Pacifico, nel 2009 il club dei ricchi asiatici è tornato a quota 3 milioni, eguagliando per la prima volta nella storia il numero degli stessi in Europa. In forte ascesa (+30,9 per cento) anche la ricchezza finanziaria dell’Area asiatica del Pacifico, che si attesta a 9.700 miliardi di dollari, annullando le perdite del 2008 e superando il patrimonio di 9.500 miliardi di dollari degli HNWI europei. A guidare la crescita nella regione sono stati Hong Kong e India, che nel 2008 avevano accusato forti perdite nella popolazione di HNWI e nella loro ricchezza.

Se questa è la fotografia scattata per il 2009, il futuro sembra destinato a ricalcare le tracce degli ultimi anni con i Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina) prossimi propulsori per la crescita dei ricchi nelle rispettive aree geografiche. In base alle previsioni di Merrill Lynch- Capgemini, nell’area asiatica del Pacifico, Cina e India continueranno a piazzarsi in testa alle classifiche, probabilmente con livelli di crescita economica e di HNWI più elevati rispetto alle economie più sviluppate.

Per gli investimenti, la parola d’ordine è prudenza

In un contesto economico che resta traballante, i Paperoni hanno preferito destinare il proprio patrimonio a investimenti con rendimenti più prevedibili, aumentando dal 29 al 31 per cento la propria esposizione verso il reddito fisso. In aumento – dal 25 al 29 per cento – anche la quota allocata al segmento azionario, in seguito alla ripresa dei mercati azionari mondiali. In lieve calo, invece, la quota di liquidità detenuta. Gli HNWI più conservativi si sono confermati quelli di America Latina e Giappone, con il 52 per cento dei loro portafogli complessivi investiti in liquidità/depositi o strumenti obbligazionari nonostante l’impennata delle quotazioni azionarie. Grazie al crollo dei prezzi, nel corso del 2009 gli investimenti nel comparto immobiliare residenziale sono tornati più appetibili: sul totale degli immobili, la quota investita nel comparto residenziale è aumentata dal 45 al 48 per cento, in flessione la percentuale dedicata agli immobili commerciali passata dal 28 al 27 per cento, con il settore penalizzato da redditi da locazione in calo, domanda debole e offerta in aumento.

Patrimoni in viaggio

verso i mercati emergenti

Nel 2009 anche la distribuzione geografica dei patrimoni degli HNWI ha evidenziato una modifica: in linea generale, gli HNWI hanno preferito indirizzare i propri portafogli verso rendimenti più elevati e una maggiore diversificazione a livello geografico. Nel complesso, in

tutte le regioni ad eccezione dell’America Latina, nel 2009 i Paperoni hanno aumentato la quota relativa di esposizione verso mercati esteri rispetto ai mercati domestici. Queste tendenze si sono tradotte in un aumento dell’allocazione sui mercati emergenti, evidenziato da un flusso di investimenti verso aree geografiche e mercati dai quali ci si attende la crescita più significativa per i prossimi anni. Questo trend si contrappone a quanto osservato durante la crisi, relativamente al rimpatrio dei patrimoni verso le regioni di appartenenza. Entro il 2011 si prevede che gli HNWI riducano ulteriormente gli investimenti nei mercati domestici e rivolgano maggiore attenzione alle aree geografiche che presentano le prospettive di crescita più promettenti.

In Italia più super-ricchi,

ma sotto i livelli pre-crisi

La crisi ha messo in ginocchio il Pil italiano, ma non i super-ricchi del Bel Paese. A dispetto del -5,1 per cento in termini reali del Pil 2009, il numero degli italiani con un patrimonio netto di almeno un milione di dollari ammontava alla fine dello scorso anno a 178.800, con un incremento del 9,2 per cento rispetto ai 163.700 dell’annus horribilis 2008. I numeri sono tuttavia ancora lontani dai 207.000 del 2007. L’Italia si conferma al nono posto mondiale nella classifica dei Paperoni, sempre dominata dal trio Usa-Giappone-Germania. Tra gli elementi che hanno sostenuto la crescita dei patrimoni, il rapporto individua fondamentalmente l’aumento del 25,6 per cento della capitalizzazione del mercato di Borsa Italiana, cui si aggiunge la discesa dei tassi interbancari, il calo dell’inflazione e l’aumento delle quotazioni immobiliari nella prima parte dell’anno. Elementi che hanno controbilanciato, oltre alla contrazione del Pil, la discesa dell’export italiano (-25,6 per cento) e il calo della produzione industriale (-17,5 per cento).

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