da Uomini&Business (marzo 2010)

Siamo appena entrati nel sesto anno dell’era YouTube. Ma, come fanno notare molti blogger, il sito di video sharing più famoso della Rete sembra sia nella nostra vita da molto più tempo. Quasi da sempre. Nel giro di un lustro non solo è diventato una sorta di copertina di Linus, che ci rasserena quando perdiamo il gol della nostra squadra del cuore o l’ultima puntata della nostra serie televisiva preferita. Ma è cresciuto fino a diventare un gigante indiscusso di Internet, tanto da entrare nella rosa dei cinque siti più visitati al mondo. Niente lasciava intravedere un successo di tali proporzioni quando il 15 febbraio del 2005 Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim, tre giovani dipendenti di Paypal, la società dei pagamenti online, registrarono il dominio del sito. Il primo esperimento di video caricato online è arrivato però un paio di mesi dopo con “Me at the zoo”: un filmato di 19 secondi, protagonista Karim, uno dei tre fondatori, di fronte a un gabbia di elefanti alla zoo di San Diego.

Sul web si racconta che ai tre ragazzi l’idea di creare un sito di condivisione di video sia arrivata una sera in pizzeria, di fronte alle difficoltà nell’inviare a un amico il video di una festa a San Francisco. Le storie che circolano a proposito delle start-up della Silicon Valley, diventate poi dei giganti tecnologici, hanno sempre qualcosa di fantasmagorico. Di sicuro, mettere in Rete un sito in cui chiunque con una videocamera e una connessione a Internet potesse condividere la sua storia con il mondo fece breccia nel cuore dei venture capitalist di Sequoia Capital, che vi investirono 11,5 milioni di dollari, consentendo alla società di decollare. A ben guardare quello che è successo pochi mesi dopo, mai soldi furono investiti meglio: nonostante gli interrogativi del mercato, nel novembre del 2006 i due fondatori di Google, Larry Page e Sergej Brin, si aggiudicarono la società per 1,65 miliardi di dollari.

Gli analisti non capivano come si potesse spendere una cifra così alta per una start-up Internet dal futuro incerto e dal ritorno economico altrettanto dubbio. L’obiezione è stata in parte smentita dai fatti. In soli cinque anni, YouTube non solo è diventato un punto di riferimento per le nuove generazioni, ma è allo stesso tempo assorto a aspirante protagonista della futura tv on demand. Il salto in avanti è stato favorito dall’acquisizione da parte di Google, che ha permesso un miglioramento della qualità dei video e una maggiore sicurezza nella diffusione di video e immagini coperte da copyright e che violano la privacy.

Qualche numero per capire l’entità del fenomeno YouTube. Le statistiche più aggiornate rivelano che ogni giorno sono circa un miliardo i video visualizzati sul sito mentre ogni sessanta muniti vengono caricati 20 ore di filmati. In poche parole, YouTube è oggi un enorme database di informazioni in cui è possibile trovare di tutto: dal video fatto in casa all’ultimo discorso del presidente Barack Obama sullo Stato dell’Unione.

Ma come spesso succede per i siti più popolari, le società a cui fanno capo si limitano a diffondere gli straordinari dati sul traffico, mentre nessuna informazione viene elargita sul fronte economico. Discorso che vale anche per YouTube, il cui fatturato almeno per ora arriva esclusivamente dalla pubblicità. Secondo quanto riporta la rivista americana Forbes, nel 2008 il sito di video-sharing ha raggiunto un giro d’affari pari a 200 milioni di dollari. Una cifra che dovrebbe essere cresciuta anche nel corso del 2009. Un bel gruzzoletto, dunque, ma che secondo le previsioni di alcune banche d’affari non appare sufficiente neppure per coprire le spese dalla banda larga. Secondo recenti stime di Credit Suisse, nel 2009 la società avrebbe speso circa 300 milioni di dollari. Ancora troppo dunque rispetto al giro d’affari.

Ma per YouTube il bello deve ancora venire. È infatti nell’evoluzione del sistema televisivo che il gruppo americano potrebbe trovare nuova linfa. Difficile pensare che la numero uno al mondo nei video non approfitti della sua posizione di forza nel web per farsi spazio nella emergente tv on demand, quella in cui ognuno sceglie quello che vuole vedere. Tanto più che oggi il 43 per cento dei video visibili su Internet si trovano all’indirizzo web di YouTube. Ma gli obiettivi dell’azienda potrebbero essere anche più ambizioni e cavalcano le aspettative di vedere in un prossimo futuro la tv sul web superare la tv via etere. Il primo passo è stato aver “convinto” alcuni dei maggiori network televisivi mondiali ad aprire un loro canale su YouTube. Al momento, sul sito sono disponibili video di breve durata da un ventaglio di partner che comprende Cnn, Tnt, Espn e Abc, e anche alcuni programmi di più lunga durata prodotti dalle britanniche Channel 4 e Channel 5.

Accanto alla preponderante presenza di video brevi caricati sul sito da utenti privati, l’idea per il futuro sarebbe di aumentare la disponibilità su di programmi televisivi completi, anche di lunga durata, concessi su licenza dalle varie emittenti. A questo punto YouTube diventerebbe una super web-tv, un portale dove gli utenti possono scegliere i contenuti da vedere, anche eventualmente pagando un abbonamento mensile, come proposto dai vertici di Google. Una mano in questa direzione arriva dalle nuove tecnologie: in giro cominciano infatti a vedersi i primi modelli tv con collegamento a Internet. Benvenuti nella tv del futuro.

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