da Uomini&Business (marzo 2010)

Il sorpasso tra i due titani di Internet è avvenuto lo scorso gennaio: Facebook, il social network più famoso della Rete, ha superato Google, il motore di ricerca più cliccato, per traffico generato sul web. Si tratta di un sorpasso di misura, ma l’evento rappresenta una svolta storica nella recente storia di Internet: era dal 2008 che Google occupava il primo posto nella classifica del siti più cliccati al mondo senza mai retrocedere.

A rilevare lo scavalcamento tra i due big è stata la società statunitense di misurazione del traffico internet, Web Compete, secondo cui, lo scorso gennaio, Facebook avrebbe raggiunto 2,8 miliardi di visite mensili contro i 2,7 miliardi conseguiti da Google.

Al di là del dato assoluto, quello che colpisce è la distanza che separa le due società quando si passa a verificare le percentuali di crescita: rispetto a gennaio 2009, il motore di ricerca di Mountain View è cresciuto del 26,33 per cento contro il 141 per cento registrato da Facebook.

Con questo ritmo di crescita non stupisce che la community virtuale creata sei anni fa da un giovanissimo studente di Harvard, Mark Zuckerberg, abbia raggiunto in un così breve lasso di tempo 400 milioni di utenti. Una sorta di Stato virtuale che per numero di abitanti viene dopo solo a Cina e India. A differenza delle reali nazioni, i cittadini virtuali dello Stato di Facebook hanno più di 13 anni, risiedono in tutto il mondo, hanno culture, lingue, costumi diversi tra loro ed esercitano i loro diritti attraverso un computer, un mouse e una tastiera con un unico scopo: comunicare e condividere informazioni.

Fanno parte di questo Stato virtuale anche gli italiani che, secondo l’ultima rilevazione Eurispes, appaiono sempre più numerosi: a gennaio avevano un profilo su Facebook il 44,2 per cento dei nostro connazionali sopra i 18 anni. Una percentuale molto alta, dunque, oltre che in forte crescita rispetto al 30,7 per cento di un anno prima.

Si tratta nella maggior parte dei casi di persone giovani: il 66,9 per cento dei ragazzi fra i 18 e i 24 anni e il 68 per cento delle persone tra i 25 e i 34 anni. A quanto pare il popolare social network ha conquistato però anche le fasce di età superiore: è presente in Facebook il 25,3 per cento delle persone di “mezza eta” fra i 45 e i 64 anni e addirittura il 31,1 per cento degli ultra 65enni. Facebook si rivela un mezzo trasversale anche da un punto di vista geografico. Superando le tradizionali distinzioni tra Nord e Sud che storicamente caratterizzano il nostro Paese, il social network riunisce indistintamente gli iscritti in tutta la penisola, senza evidenziare notevoli differenze: al Sud è su Facebook il 41,7 per cento dei residenti, nelle isole il 41,9 per cento, nel Nord-Ovest il 49,5 per cento e nel Nord-Est il 39,4 per cento.

Ma la fotografia scattata dall’Eurispes va oltre l’identificazione dell’utente tipo, evidenziando le potenzialità comunicative di questo nuovo strumento e la sua influenza sul giornalismo. Concepito come una piazza virtuale in cui scambiare pensieri, emozioni, foto e video con amici e conoscenti, Facebook – mettono in evidenza dall’Eurispes – è divenuto un’effettiva (ed alternativa) fonte di informazione per i media, basti pensare ad alcuni dei più recenti fatti di cronaca, quando le foto o le informazioni sulle vittime o sugli autori di reati efferati vengono prelevate proprio dai profili e diffuse da tv e stampa.

A volte però il social network perde la sua veste di canale di informazione, trasformandosi in notizia stessa, come dimostrano i sempre più frequenti «suicidi annunciati a mezzo social», la creazione di gruppi choc che trovano in messaggi razzisti o violenti motivo di coesione tra gli utenti. Le potenzialità comunicative di questo strumento, e allo stesso tempo la mancanza di un controllo efficace sui contenuti pubblicati e dell’indispensabile tutela della privacy, hanno portato recentemente l’opinione pubblica a confrontarsi sulla necessità di una regolamentazione più specifica e aggiornata per la Rete, e in particolare per i social network. In particolare, la tutela della privacy e dei minori è uno dei temi che sta animando maggiormente il dibattito internazionale.

Particolarmente sensibile verso il tema della privacy si è dimostrato, inevitabilmente, lo stesso Facebook, che nell’aprile del 2009 ha indetto un referendum tra i propri iscritti per stabilire nuove regole a riguardo. Nonostante non sia stato raggiunto il quorum prefissato (avrebbe dovuto votare in una sola settimana il 30 per cento degli iscritti, circa 60 milioni di persone), la maggioranza dei votanti ha approvato il nuovo sistema di tutela proposto dallo staff di Facebook, che comprende, ad esempio, la possibilità di condividere contenuti solo con determinate persone, la limitazione delle informazioni pubbliche relative al proprio profilo, ma anche la segnalazione dei post e dei gruppi ritenuti «scorretti». Come una vera democrazia, lo Stato virtuale di Facebook definisce dunque le proprie regole. E per chi non le rispetta, anche se solo virtualmente, il rischio è quello di essere eliminati.

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