(Uomini&Business febbraio 2010)

Jimmy Wales può ritenersi soddisfatto. Il popolo di Internet ha risposto compatto al suo appello per sostenere economicamente Wikipedia. E almeno per quest’anno il rischio di veder morire la più famosa enciclopedia online, da lui fondata nel 2001, sembra scongiurato. Era lo scorso 21 dicembre quando il “papà” di Wikipedia, inserito da Businessweek nella lista dei 25 uomini più potenti del Web, lanciava dalle pagine del sito un appello agli utenti perché lo aiutassero a sostenere economicamente «la più vasta enciclopedia della storia umana». L’s.o.s. ha raggiunto l’obiettivo. Nel giro di un paio di settimane, il quarantaquattrenne imprenditore californiano ha raccolto circa 7,5 milioni di dollari, due terzi dei 10 milioni necessari per sostenere le spese di gestione annuale della Wikimedia Foundation, la fondazione a cui fa capo il sito.

Non è la prima volta che Mister Wales, Jimbo per gli amici, scende in campo in prima persona per garantire la continuità e l’indipendenza della sua creatura. Nel 2009 con un appello analogo aveva rastrellato circa 6,2 milioni di dollari. Una considerazione è a questo punto d’obbligo. Con circa 60 milioni di accessi al giorno, Wikipedia potrebbe senza tanta fatica trovare inserzionisti in grado di sostenere le spese di gestione della Fondazione. Spese costituite solo in minima parte dai costi amministrativi (la struttura conta circa 30 dipendenti), ma da ingenti investimenti in tecnologia. Il punto è che Jimbo non sembra ancora pronto a cedere alle lusinghe della pubblicità che, come ha ribadito più volte, potrebbe ridurre la libertà di espressione del sito.

Diventato un automatismo per chiunque abbia bisogno di cercare velocemente un’informazione senza dover andare a rispolverare il grosso tomo dell’enciclopedia di casa, Wikipedia è diventato in pochi anni uno dei fenomeni più importanti della Rete. Lo scorso anno si è aggiudicato, insieme a Twitter, Facebook, le elezioni di Obama e ad una ristretta cerchia di siti, il Webby Awards, ovvero l’Oscar della Rete rilasciato dall’Accademia internazionale delle Scienze e della Arti digitali, come uno dei dieci fenomeni più importanti dello scorso decennio del Web. Il signor Wales probabilmente non immaginava, quando lasciò nel 2001 la sua attività di agente di Borsa per iniziare la sua avventura sulla Rete, che il fenomeno Wiki (termine hawaiano che significa “veloce”) avrebbe avuto una tale risonanza. E pensare che nelle intenzioni iniziali, il sito avrebbe dovuto fornire contenuti veloci a Nupedia, il progetto iniziale di Wales, che era quello di mettere online un’enciclopedia scritta da esperti. La rapida crescita di Wikipedia ne fece presto il progetto dominante con gravi danni su Nupedia, che scomparve dal web nel 2003.

E’ sempre nel 2003 quando Wales decise di fondare la Wikimedia Foundation, l’organizzazione no-profit che, oltre al reperimento dei fondi e delle donazioni volontarie, oggi gestisce i numerosi progetti online, che si sono aggiunti nel corso degli anni (Wiktionary, il dizionario che cataloga significati, sinonimi; Wikibooks, una vera collezione di libri di testo per studenti e insegnanti; Wikinews, la sezione dedicata alle notizie giornalistiche, e così via…). Lo staff della Fondazione si occupa dell’elaborazione dei progetti e di sbrigare le pratiche tecnico-amministrative. Dei contenuti se ne occupano invece gli utenti, tutti volontari, che mettono il loro bagaglio di conoscenze al servizio della libera enciclopedia di Internet. Tra i supporter di Wikipedia una piccola parte è rappresentata dagli amministratori. A loro in pratica tocca il compito di verificare il rispetto e il galateo di Wiki, che non vengano cioè inseriti contenuti coperti da copyright, che siano “di parte” o offensivi.

Tradotta in 250 lingue (compreso il Cherokee, parlato da poco meno di 2 mila persone), con 14 milioni di voci registrate in totale e oltre 34 milioni di pagine, Wikipedia non difende nessun copyright: le sue voci sono rilasciate sotto la democratica licenza “Creative Commons”. La valanga di riconoscimenti portati a casa negli anni non ha tuttavia evitato alla più famosa enciclopedia online di incassare pesanti critiche, tra cui la più ricorrente è la mancanza di autorevolezza. Si legge a caratteri cubitali sul sito che «l’uso di Wikipedia è a proprio rischio e pericolo» e che «le informazioni presenti possono essere inaccurate, fuorvianti…». Come dire: la scientificità e l’esattezza dei dati non è garantita.

I detrattori del sito continuano a chiedersi come si possa fare affidamento su un’enciclopedia online scritta da 75 mila utenti a cui non è richiesta una competenza specifica sull’argomento. Critiche che Jimbo si è sempre fatto scivolare addosso, ribattendo: « Si crede che la Britannica, per dire la migliore delle enciclopedie, sia perfetta: in una sua voce ci sono mediamente tre errori. In una nostra quattro. Gli errori non sono uno scandalo bensì un problema che non sarà mai davvero risolto una volta per tutte. L’importante è correggerli, riconoscerli».

Al di là delle critiche, una cosa appare certa. Rispetto ai primi anni di vita, quando i redattori volontari crescevano a ritmi impressionanti, così come a ritmo incessante aumentavano le voci dell’enciclopedia, negli ultimi anni il fenomeno Wikipedia ha perso un po’ del suo smalto iniziale. La comunità che gestisce la libera enciclopedia sul Web è sempre meno attiva. I rumors sulla crisi dell’enciclopedia online, che hanno trovato la conferma recente nell’ultimo s.o.s. di Wales, si erano diffuse già da mesi, sulla scia dei risultati di uno studio riportato dal quotidiano americano Wall Street Journal, secondo il quale nel primo trimestre del 2009 si contavano circa 50 mila editor volontari in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

C’è poi chi fa notare che, dopo il boom dei primi anni, il numero di articoli aggiunti ogni mese si è stabilizzato sui 60.000 nel 2006 e da allora è cominciato addirittura a declinare riducendosi ad oggi di circa un terzo. Non finisce qui. La wiki-community sembra essere sempre più chiusa: i vecchi utenti spesso fanno guerra ai nuovi e una stessa voce viene ritoccata più e più volte e spesso le modifiche apportate da uno vengono eliminate da un altro.

Insomma, la strada battuta finora sembra piena di ostacoli. Avrà, a questo punto, Mister Wales il coraggio di cambiare direzione? Difficile dirlo. Di sicuro, da quando è stata fondata, nove anni fa, Wikipedia ha compiuto più di un miracolo. Oltre ad aver messo a disposizione di chiunque la prima enciclopedia gratuita, ha fatto da apripista alla nascita di progetti simili, riuscendo a convertire al Web anche alcune delle storiche enciclopedie cartacee. L’ultima notizia è forse ancora più clamorosa. È di pochi mesi fa l’annuncio che la versione online dell’enciclopedia Britannica si è aperta agli interventi degli utenti che, dopo un controllo redazionale, saranno pubblicati online in un tempo massimo di venti minuti. E i contributi più significativi potranno anche finire nell’edizione cartacea. Anche il baluardo della conoscenza chiusa e autorevole si adegua quindi ai tempi.

Annunci