Uomini&Business (febbraio 2010)

«Nelle fasi più critiche dell’economica sono richieste figure eccezionali, in grado di prendere misure altrettanto eccezionali. Christine Lagarde è una di quelle». Il segretario al Tesoro americano Timothy Geithner non risparmia complimenti quando deve parlare della sua omologa francese. Chiamata nel giugno 2007 da Nicolas Sarkozy a dirigere il dicastero dell’economia, Madame Lagarde, classe 1956, è riuscita in brevissimo tempo a passare da perfetta sconosciuta della politica a superstar del governo d’Oltralpe.

Sfatando il famoso detto secondo cui «nessuno è profeta in patria», questa cinquantenne con una brillante carriera da avvocato alle spalle ha conquistato tutti, colleghi inclusi: un recente sondaggio condotto dal settimanale L’Express tra i ministri dell’esecutivo francese l’ha incoronata, con un risultato plebiscitario, come la più brava e apprezzata nella squadra di Sarkozy. «Lagarde è la donna giusta al posto giusto. Ha dato al mondo anglosassone un’altra immagine della Francia. Il che non è poco», dicono di lei i colleghi. E c’è addirittura chi la indica come futuro primo ministro.

Ma la sua fama di bravo condottiero dell’economia – conquistata proprio nel mezzo della più devastante crisi economica e finanziaria dell’ultimo secolo – va oltre i confini nazionali. Di recente il Financial Times l’ha indicata come il più virtuoso ministro delle finanze europeo del 2009 (il nostro Giulio Tremonti compariva al quinto posto). L’economia francese si è infatti rivelata tra le più resistenti alla crisi proprio grazie a un’attenta politica fiscale che ha «tempestivamente evitato una più profonda recessione» sottolinea l’autorevole quotidiano economico.

Niente male per una neofita della politica. Sì, perché, come dicevamo, questa elegante signora dalla chioma bianca, modi sempre gentili e ottimismo da vendere, è stata scelta al di fuori dagli ambienti politici.

È il 1981quando una giovanissima Christine Lagarde entra nella sede parigina di Baker &Mc Kenzie, uno dei più grandi studi legali al mondo. Poco dopo arriva il trasferimento nella sede principale di Chicago, dove rimarrà per circa vent’anni, facendo la spola con Parigi. La carriera all’interno di Baker & Mc Kenzie è lenta ma costante e nel 1999, a soli 43 anni, la Lagarde conquista la carica più alta, quella di presidente dello studio, una poltrona mai occupata prima di allora da una donna e che ricoprirà per cinque anni fino al 2004, riuscendo a far lievitare il fatturato del 50 per cento fino a raggiungere 1,2 miliardi di dollari.

Non stupisce dunque che anche prima di cimentarsi nei palazzi parigini del potere, Madame Lagarde fosse un volto già noto negli ambienti finanziari. Nel 2002 il Wall Street Journal l’aveva inserita al quinto posto nella classifica delle donne d’affari più potenti d’Europa.

Tre anni dopo arriva la svolta politica. A tenere a battesimo la sua discesa in campo è Jean-Thierry Breton, all’epoca ministro dell’Economia, che la vuole al suo fianco con delega al commercio estero. Lei accetta. «Un po’ per patriottismo, un po’ per cambiare vita», come dirà più tardi. Lagarde si presenta subito come una donna di pugno. Passano 48 ore dalla sua nomina, che incassa un richiamo dall’allora premier francese Dominique de Villepin per le sue esternazioni un po’ troppo ardite in merito alla necessità di riformare il codice del lavoro, definito «un freno all’occupazione».

Nonostante qualche gaffe e qualche intemperanza, Lagarde riesce a creare consensi sul suo operato ma soprattutto conquista l’incondizionata stima di Sarkozy, che non appena si insedia all’Eliseo la chiama nel suo esecutivo.

All’inizio le affida il ministero dell’agricoltura e della pesca. Incarico che Lagarde accetta con entusiasmo, ignara del fatto che di lì a qualche settimana verrà mandata a sostituire il collega Jean-Louis Borloo (silurato dopo appena un mese di attività) nella poltrona decisamente più prestigiosa di ministro francese dell’economia, terza carica più importante dello Stato.

Era il giugno 2007. La crisi dei mutui subprime americani era in agguato e stava per esplodere scatenando la peggiore recessione mondiale dell’ultimo secolo. Lagarde era dunque nell’occhio del ciclone e oggi ha dimostrato di essere all’altezza della fiducia che Sarkozy le ha accordato. Anche questa volta le sue doti di tenacia e rigore le hanno consentito di primeggiare. Una conquista ancora più importante tenuto conto che mai nessuna donna prima di lei aveva occupato un dicastero tanto importante in Francia, ma a dire il vero nemmeno in uno dei Paesi del G8. E di questo non finisce mai di ringraziare l’inquilino dell’Eliseo: «Gli sono estremamente riconoscente per avere avuto il coraggio di nominare me, una donna e perdipiù fuori dalle logiche della politica, in una posizione di così tanta responsabilità». Comunque sia, la carriera politica l’ha sempre affascinata. E con Sarkozy ha stabilito un feeling quasi biologico: attivismo frenetico, rigide abitudini alimentari (non beve, è vegetariana), attività sportiva regolare.

Ma il suo vero allenamento lo fa in rue de Bercy, dove ha sede il ministero dell’Economia. Qui Christine Lagarde, in poco più di due anni, è riuscita ad esorcizzare «la maledizione di Bercy», ovvero la storia di un ministero-chiave che divora i suoi responsabili. Negli ultimi anni, tutti i titolari dell’ economia francese, che fossero politici di professione o economisti di fama, sono durati pochissimo. Con circa trenta mesi di governo sulle spalle, Madame Lagarde è riuscita a battere il record di longevità degli ultimi diciassette anni. Un record precedentemente detenuto da Dominique Strass-Khan, l’attuale presidente del Fondo Monetario Internazionale.

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