da Uomini&Business (ottobre 2009)

In quarant’anni di vita è riuscita a diventare leader mondiale nella produzione di bombole in acciaio per gas compressi ad alta pressione, con buona pace dei concorrenti stranieri che finora hanno tentato inutilmente di strapparle quote di mercato. È la storia di Faber, società friulana poco conosciuta al grande pubblico, ma che rientra a pieno titolo tra i campioni del Quarto Capitalismo italiano, in pratica quelle società medio-grandi che si distinguono per dinamicità ed efficienza. Un aspetto che non è passato inosservato a Mediobanca che le ha conferito il premio 2009 come azienda italiana più dinamica nella classe junior (aziende con 50-499 dipendenti e 50-290 milioni di fatturato). Quattro stabilimenti (tre a Cividade del Friuli, in provincia di Udine e uno a Castelfranco Veneto, Treviso), 450 dipendenti, un fatturato 2008 che ha toccato 151,4 milioni di euro sono i numeri che distinguono oggi Faber, azienda nata dall’intraprendenza di Renzo Toffolutti, ingegnere metallurgista che nel 1969, a 31 anni, decise di mettersi in proprio. L’idea di dar vita alla società prende le mosse da una semplice constatazione: fino ad allora il mercato italiano delle bombole per gas compressi era monopolizzato da un’unica azienda che non riusciva a soddisfare completamente la domanda. Con il sostegno finanziario di parenti, amici e un prestito dal Microcredito del Friuli Venezia Giulia, il giovane ingegnere riesce a raccogliere 600 milioni delle vecchie lire. Una cifra che gli permette di avviare le attività e di iniziare la produzione nel 1972. Nei primi anni di vita, i mercati di sbocco della bombole Faber sono principalmente quelli legati ai gas industriali, medicali, estintori e autorespiratori subacquei. Una nicchia, quest’ultima, in cui la società riesce ad imporsi da subito con successo tanto da farla diventare nel giro di pochi anni leader assoluta a livello mondiale. Con le due crisi energetiche degli anni ’70, e la conseguente impennata della domanda di metano nel settore auto come alternativa ai carburanti liquidi, per il gruppo di Cividade si aprono le porte per un nuovo business altrettanto promettente, quello delle bombole per metano ad uso autotrazione. Una strada difficile quella intrapresa dalla società. Il business legato alle bombole per le quattro ruote mostra un andamento altalenante con forti picchi verso il basso fino al 2000: solo allora si impone sul mercato l’idea dell’auto a metano come alternativa sicura, economica ed ecologica. Ma questo non scoraggia dal portare avanti continui e significativi investimenti con l’obiettivo di adeguare velocemente il prodotto alle nuove richieste dei clienti. Il tutto sempre tenendo ferma la volontà di offrire il migliore prodotto possibile in termini di sicurezza e qualità. Gli sforzi alla fine sono stati ripagati: oggi Faber è il primo fornitore al mondo di bombole per gas metano nel comparto delle quattro ruote. Tra i suoi clienti, per citarne qualcuno, ci sono Fiat, Toyota, Suzuki, Renault, Volkswagen e Opel. Complice il primato in questo segmento, tra il 2004 e il 2008 il fatturato è cresciuto al tasso medio annuo del 29 per cento, passando così da 56 milioni di euro ai 151,4 di fine 2008. E una buona fetta delle vendite viene ormai realizzata fuori dall’Italia. «Esportiamo il 60 per cento dei nostri prodotti. Abbiamo la leadership tecnologica: siamo gli unici al mondo – spiega l’a.d. Massimo Toffolutti, subentrato al fondatore – ad utilizzare tre diverse tecnologie e a parità di caratteristiche le nostre bombole sono le più leggere in assoluto». Nonostante il momento di crisi dei mercati, l’obiettivo per quest’anno è quello di mantenere i ricavi sui livelli dell’ultimo esercizio fiscale. Il grosso del giro d’affari arriva dal segmento delle auto (76 per cento), seguono i gas tecnici (14 per cento) e i restanti segmenti (10 per cento). Positiva e sopra la media del settore l’andamento della redditività: nel biennio 2006-2007 il margine operativo lordo si è attestato in media al 28 per cento del fatturato, per scendere al 20 per cento solo nel 2008. Si tratta di livelli nettamente superiori alla media del settore, che si attesta sotto il 20 per cento (dati Value Partners). Se la sfida di diventare fornitore di punta dell’industria automobilistica si può dire vinta, ora tutti gli sforzi sono indirizzati nel consolidamento di questa leadership e nel recupero di quote di mercato nei gas industriali. Per centrare il primo obiettivo Faber ha deciso di avviare uno stabilimento in Thailandia, avamposto strategico per servire l’industria automobilistica in Asia. Sul secondo fronte potrebbe invece esserci una crescita con alleanze o acquisizioni, ma a valori ben diversi di quelli visti lo scorso anno, perchè la crisi ha fatto sentire il suo impatto. Ma non è solo attraverso l’aumento della capacità produttiva che il gruppo conta di continuare a mantenere i ritmi di crescita degli ultimi anni. Una parte importante della partita è rappresentata dallo sviluppo di nuove bombole. In un settore in costante evoluzione, Faber non può mai abbassare la guardia. Per mantenersi stretta la sua quota di mercato, la sfida sarà quella di comprendere per tempo come evolveranno le applicazioni nei due settori e rispondere immediatamente con nuovi prodotti. E nel futuro potrebbe anche esserci spazio anche per la quotazione. In effetti per la Borsa «non c’è alcun progetto concreto, ma è un’ipotesi possibile nel tempo», afferma il presidente Lucio Lussu precisando che «l’azienda ha sempre operato praticamente in assenza di debito, anche per effetto di una politica di dividendi piuttosto stretta fin dalle origini».

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