da Uomini&Business (dicembre 2009-gennaio 2010)

Nonostante faccia impresa da mezzo secolo, fino a pochi mesi fa la sua fama era ristretta al circolo degli industriali dell’acciaio. E a quello degli imprenditori genovesi. Tutto è cambiato lo scorso 12 giugno, quando per 12,2 milioni di euro ha messo le mani sul 3,5 per cento di Camfin, la società che controlla il 25 per cento di Pirelli. Da allora, la stampa finanziaria non perde occasione per parlare di Vittorio Malacalza. Ci si domanda quali altre sorprese tirerà fuori dal cappello il neo-socio di Marco Tronchetti Provera. La curiosità è facilmente spiegata. Malacalza, nato 72 anni fa a Bobbio (Piacenza) ma genovese d’adozione, è alla ricerca di nuovi business su cui investire il miliardo e rotti di liquidità che ha intascato nel 2007, vendendo le sue industrie siderurgiche riunite nella Trametal.

Una parte del bottino potrebbe servirgli per arrotondare la sua partecipazione in Camfin. Malacalza non esclude infatti di aumentare al 10 per cento la quota nella holding che controlla Pirelli, per poi salire anche oltre. Ma su questo capitolo finora non ci sono certezze. Perché l’imprenditore genovese, con la cautela che da sempre lo contraddistingue, vuole prima collaudare la partnership. «Se tutto procederà come dovrebbe, arriveremo fino al 25 per cento. E lì ci fermeremo. Nella holding che controlla Pirelli vogliamo contare, ma non comandare», ha detto nelle ultime settimane alla stampa, facendo capire chiaramente che salire per il gusto di salire non rientra nei suoi progetti.

Poca voglia di apparire, tanta di fare, Malacalza è all’instancabile ricerca di investimenti strategici e industriali. Della finanza, e di tutto quello che gira intorno ai salotti ad essa collegati, si dice invece del tutto disinteressato. Talvolta, questo suo profilo basso e la sua estraneità ai giochi di poteri gli sono costati cari. Soprattutto nelle sfide genovesi.

Al nuovo alleato di Tronchetti Provera non è riuscito per esempio di conquistare la presidenza del Genoa Calcio e nemmeno, in occasione dell’ultimo cambio di guardia, quella della locale Confindustria. Dopo una terribile lotta per la successione, nella quale l’establishment locale aveva toccato punte di litigiosità come mai era successo, alla sua nomina era stata preferita quella del trentaseienne Adriano Calvini, rampollo di una famiglia genovese doc, a capo di un’azienda importatrice di frutta secca.

Con Tronchetti Provera la storia è andata diversamente. Tra i due, presentati da un manager che Malacalza stava selezionando attraverso un cacciatore di teste, il feeling è stato immediato. L’imprenditore genovese dice che per decidere di entrare in affari con il numero uno di Pirelli gli è bastata mezz’ora. Pochi giorni dopo il primo incontro con Tronchetti, i due avevano già firmato l’accordo: «Io credo che la scintilla per gli affari o ti scatta subito, o dopo è inutile». Per Malacalza si apre, dunque, una nuova avventura, dopo che due anni fa aveva trasferito la gestione delle sue aziende di famiglia ai due figli, Mattia e Davide.

Pur arrivando da una famiglia di piccoli imprenditori delle costruzioni, il nuovo azionista della Camfin ha costruito un impero facendo affidamento sulle sue forze. Sono gli anni Cinquanta quando, rimasto orfano del padre, Malacalza abbandona gli studi di ingegneria per prendere le redini dell’azienda paterna, che opera nel commercio di materiali per l’edilizia. La prima grande occasione arriva negli anni Sessanta, quando diventa partner di Autostrade. Ma per il vero salto nel gotha dell’economia italiana bisognerà aspettare metà degli anni ‘80, quando Malacalza rileva una quota di minoranza della Duferco, uno dei leader mondiali del trading di acciaio, entrando in società con Bruno Bolfo.

Nel giro di pochi anni, la sua partecipazione in Duferco sale fino al 50 per cento e ne diventa amministratore delegato. Ma il matrimonio con Bolfo non dura in eterno. La separazione, a metà degli Anni Novanta, lascia  nelle mani di Malacalza un patrimonio non indifferente, che gli permette di dar inizio alla costruzione del suo impero siderurgico. Sotto il cappello della Castel, società che riunisce tuttora tutte le attività della famiglia Malacalza, muove i primi passi la Trametal, che da piccola società diventerà negli anni un colosso dell’acciaio.

L’espansione del business procede di pari passo all’acquisizione di un impianto di laminazione in Gran Bretagna. E al successivo ingresso della società nelle attività di trading, settore che porterà Malacalza a stringere una serie di alleanze con i big dell’acciaio, tra cui i cinesi di Baosteel. Ma, da imprenditore accorto qual è, Malacalza non si ferma all’acciaio. Il leit motiv della sua lunga storia di imprenditore è diversificare. Lo fa nell’impiantistica, nell’alimentare, nell’elettromedicale e nella ricerca, riuscendo nel 2000 a rilevare Ansaldo Superconduttori. Poi, due anni fa, l’incontro fortunato con l’oligarca ucraino Rinat Achmetov, a cui vende per oltre un miliardo di euro la Trametal.

Adesso, da secondo potenziale azionista di Camfin, la cassaforte del gruppo Pirelli, i riflettori tornano ad accendersi sul suo gruppo. Tronchetti ha scelto di allearsi con lui non tanto perché porta capitali, ma per l’esperienza accumulata nel business dell’energia e per i rapporti con Russia e Cina, dove Malacalza ha alleati d’acciaio, fondamentali per il nuovo futuro alla Camfin. Le lotte genovesi sembrano sempre più lontane. E forse nel capoluogo ligure qualcuno si starà mangiando le mani.

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