da Uomini&Business (marzo 2009)

Il 2008 è stato un anno da dimenticare per Liliane Bettencourt. Soprattutto per le sue finanze che – tra il tracollo delle Borse, investimenti sbagliati e beneficenza “gratuita” – hanno accusato un brutto scossone. Certo, il danno non sarà molto grave trattandosi dell’ottantaseienne erede del fondatore de L’Orèal, tutt’oggi azionista di maggioranza dell’impero francese della bellezza con una quota del 30 per cento, dietro alla Nestlè (il resto del capitale è sul mercato). Il suo patrimonio è immenso. La rivista americana Forbes lo calcola intorno ai 23 miliardi di euro. Una cifra che da anni la fa svettare al secondo posto tra i più ricchi di Francia, alle spalle di Bernard Arnault (patron di Lvmh), e al primo posto tra le donne più ricche del pianeta. L’ultima grana in ordine temporale è legata al nome dell’ex presidente del Nasdaq, Bernard Madoff, essendo anche la Bettencourt nella lista dei clienti truffati. Al primo posto c’è però il tormentato e controverso rapporto con Francoise Bettencourt Meyers. La cinquantacinquenne (unica) figlia dell’ereditiera e del politico francese André Bettencourt, morto due anni fa, non vede di buon occhio la stretta relazione che Liliane ha intessuto con il sessantenne François-Marie Banier, mondano scrittore e fotografo con un passato ben noto da accompagnatore di donne più mature di lui. Frequentatore assiduo di casa Bettencourt da più di un decennio, Banier è stato oggetto di molte attenzioni e di costosi regali da parte della vecchia signora: circa un miliardo di euro in sette anni – rivela la stampa francese – senza contare preziosissimi quadri (da Picasso a Matisse, da De Chirico a Man Ray per citarne qualcuno) ancora in casa della sua mecenate ma che, secondo quanto risulta, saranno destinati a Banier dopo la morte di Liliane. La cosa non è andata giù alla figlia. Che non ha perso tempo nell’intraprendere un’azione legale contro la madre, non più in grado, secondo lei, di amministrare i suoi beni in quanto le procura momenti di confusione e vuoti mentali. Di tutta risposta, la vecchia ereditiera pare abbia deciso di non voler vedere più la figlia, diseredandola.

Il caso, come non è difficile immaginare, visti i protagonisti, è balzato alle cronache dividendo in due l’opinione pubblica francese. Dettagli sulle pressioni e violenze con cui il non più giovanissimo fotografo sia riuscito e tuttora riesca a spillare soldi alla donna più ricca del mondo non sono stati risparmiati. Al di là di come andrà a finire questa storia, una cosa è certa. In tarda età, la magnate d’Oltralpe non è riuscita a tener fede ad un dettame che ha da sempre caratterizzato la sua vita, l’estrema riservatezza.

Nata a Parigi nel 1922, Liliane Bettencourt è l’unica figlia di Eugene Schueller, un chimico francese che agli inizi del secolo ebbe la fortuna di sviluppare una formula per la colorazione dei capelli, auréole. Lasciamo stare la sua carriera, la sua militanza in un’organizzazione filo-nazista, la sua collaborazione con uomini dell’ estrema destra: sarebbe un capitolo troppo lungo e sostanzialmente fuori argomento. Quel che importa è che da quella tinta per capelli ha inizio la storia de L’Orèal (all’inizio battezzata con il nome di Société Française de Teintures Inoffensives pour Cheveux), oggi numero uno nel settore della cosmesi, presente in tutto il mondo con una produzione che ha sconfinato il business originario, quello legato ai prodotti per i capelli, per allargarsi a tutto il business della bellezza. La lista dei marchi che controlla è lunghissima: Kérastase, Kiehl’s, Garnier, Maybelline, Matrix, Vichy, Biotherm, Lancôme, Helena Rubinstein, Ralph Lauren, Cacharel, Giorgio Armani, per citarne qualcuno.

Ma la crisi sta colpendo anche L’Oreal. L’anno scorso il titolo alla Borsa di Parigi ha perso quasi il 36 per cento del suo valore dopo che la società ha tagliato per ben tre volte in pochi mesi le proiezioni per il 2008. Il gruppo non esita a dire che il nuovo anno si presenta quantomeno “difficile”, considerando il calo dei consumi che si registra a livello mondiale. E sta mettendo in atto misure appropriate per resistere. Pur detenendo il pacchetto di maggioranza, Liliane ha sempre delegato la gestione della società ereditata dal padre a metà degli anni Cinquanta a uomini di sua fiducia. Il suo è sempre stato un ruolo di secondo piano, ma non per questo meno influente. «Per quanto non abbia mai preso decisioni strategiche in autonomia, è sempre stata un consigliere molto importante all’interno del gruppo», dicono i suoi collaboratori.

Discreta nella vita privata e anche nel suo ruolo di prima azionista di L’Oréal, la signora Liliane non ha mancato di far sentire la sua voce talvolta in merito a scelte strategiche. È stata sua infatti la decisione di rilevare la statunitense Maybelline, un’acquisizione che si è poi rilevata di grande importanza per crescere nel mercato nordamericano.

Più che nelle questioni aziendali, la sua vita è stata piuttosto dedicata alla Fondazione Bettencourt Schueller, che con una spesa di 180 milioni di euro prevalentemente devoluti alla ricerca scientifica e all’arte, si pone al primo posto nella fondazioni benefiche francesi. Insomma, generosa è generosa Madame L’Oreal. Forse fin troppo con alcune persone.

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