da Uomini&Business (giugno 2009)

Di lui l’ex direttore del Time,Walter Isaacson, diceva: “E’ una  persona che non solo ha cambiato il modo in cui facciamo le cose, ma che ha anche contribuito a lastricare la strada per il futuro”. Sono dichiarazioni del 1999 quando, a soli 35  anni, il settimanale americano lo incoronò “Uomo dell’anno”. Prima di lui, solo il pilota di aerei Charles Lindbergh, la regina Elisabetta II e Martin Luther King si erano aggiudicati il prestigioso riconoscimento ad una più giovane età. La più grande qualità di Jeff Bezos è forse quella di aver anticipato i bisogni dei consumatori. Di sicuro, il suo terreno di gioco preferito è Internet. Nel 1995, poco più che trentenne, fondava a Seattle Amazon, la prima libreria online al mondo, tra le poche sopravvissute allo scoppio della bolla del 2000. Oggi, a 44 anni, l’imprenditore-manager di origine cubana continua a mantenere alto il livello di attenzione dei media su di sé e sul suo gruppo grazie al talento naturale verso tutto ciò che è innovazione.

Non contento di aver rivoluzionato il modo tradizionale di fare shopping, il ceo di Amazon si è ora messo in mente di stravolgere uno degli oggetti più vecchi al mondo, il libro. Lo scorso dicembre ha lanciato sul mercato Kindle, il suo primo ebook. Si tratta in pratica di un dispositivo elettronico dotato di software in grado di leggere un libro in formato digitale. Apparentemente nulla di nuovo. Aggeggi di questo genere se ne vendono da circa un decennio, ma di questi nessuno ha fatto il botto di vendite. A differenza dei “concorrenti”, molti addetti ai lavori vedono nella nuova creatura di Jeff Bezos le potenzialità per sfondare. Oltre ad avere alle spalle il più grande libraio virtuale con un catalogo di oltre 40 mila titoli e un parco clienti di milioni di lettori già avvezzi al digitale, Kindle ha dalla sua un elemento che dovrebbe spianargli la strada per la popolarità: un modem senza fili. Grazie al collegamento wireless l’ebook di Bezos è in grado di accedere al negozio virtuale di Amazon e scaricare direttamente il volume o il quotidiano desiderato. In attesa di verificare se le speranze di allargare con successo i suoi confini di attività nel settore dell’hardware siano state ben riposte, Bezos si gode un inizio d’anno ricco di riconoscimenti.

Agli inizi di maggio Timelo ha incluso tra le 100 persone più influenti del pianeta (nella categoria dei “Titani”). Un riconoscimento arrivato pochi giorni dopo quello di BusinessWeek, che aveva inserito Amazon all’undicesimo posto nella classifica delle venticinque aziende più innovative al mondo. Una bella soddisfazione per Jeff Bezos, che resta uno dei pochi imprenditori ancora in sella ad uno dei gruppi che hanno segnato gli esordi della rete. Un caso abbastanza isolato il suo. Chi non è stato mandato a casa, come malauguratamente è successo a Steve Case di American Online, ha deciso di mantenere solo incarichi formali lasciando la gestione delle attività a manager più esperti, così è successo ad esempio a Sergey Brin e Larry Page, i due fondatori di Google. Bezos invece è rimasto al posto di comando, dimostrando di mantenere i nervi saldi e di sapersela cavare anche nelle situazioni più complicate. Come quando nel 1997 il colosso delle librerie americane Barnes&Nobles decise di fare il suo ingesso nel settore dell’e-commerce. In quell’occasione qualcuno arrivò a ribattezzare la società dell’imprenditore-manager Amazon.toast, dove toast va letto come brindisi di addio. I gufi dovettero ricredersi. Amazon rimase in piedi.

E uscì indenne anche da un momento ancora più buio per la società: il crollo della Borsa del 2000. La sua azienda era stata fino ad allora uno dei protagonisti del boom della New Economy. Quotata nel 1997 a 5 dollari, le azioni Amazon erano arrivate a toccare 100 dollari alla vigilia del crollo. Con la crisi dei mercati finanziari, i titoli tornarono bruscamente a 6 dollari. Poi lentamente la risalita, fino a oggi che valgono più di 70 dollari.

Al di là della ripresa delle quotazioni, quello che balza all’occhio nella storia di Amazon, società che oggi conta 17 mila dipendenti e fattura 15 miliardi di dollari, è la sua ininterrotta crescita industriale. Da venditore di libri, la società di Seattle ha allargato progressivamente il suo raggio d’azione ad una serie infinita di categorie merceologiche. Ora, sugli scaffali del negozio virtuale di Bezos ci si trova di tutto: dagli orologi agli attrezzi per la palestra, dai giocattoli fino ai servizi più recenti di download di musica e film. Dietro questa espansione c’è la voglia di Bezos di fare meglio. “Non c’è un tempo sbagliato per innovare. Bisognerebbe farlo quando le cose vanno bene ma anche nei periodi più difficili. L’unica cosa importante da tenere a mente quando si innova sono i bisogni dei consumatori”, ha detto in una recente intervista. E lui ha continuato ad investire in ricerca e sviluppo anche quando gli azionisti battevano cassa. Tra i diversi riconoscimenti portati a casa in questi primi mesi del 2008, Bezos svetta anche al primo posto della classifica di Forbes dei best-performing manager, ovvero di quei capitani di impresa che hanno garantito nell’arco della loro carriera i maggiori rendimenti agli azionisti. Su questo fronte ora va tutto a gonfie vele. Ma per diversi anni Bezos fu nell’occhio del ciclone della comunità finanziaria di Wall Street proprio per i forti investimenti finalizzati allo sviluppo di nuovi servizi. Una politica che ha posticipato il primo utile della storia della società al 2003, otto anni dopo la nascita.

Se la rivoluzione di Amazon è il mezzo di vendita, ovvero, il web, sviluppo e sopravvivenza del colosso americano sono sempre state questioni da old economy. A decretare il successo dell’avventura di Bezos è stato senza dubbio l’aver messo in piedi un’organizzazione efficiente in grado di reggere bene nei periodi di crisi. Sempre a partire dalla geniale intuizione della prima ora: cioè aprire un mega-negozio praticamente senza magazzini. Amazon acquista dai grossisti solo le merci che sono state ordinate dagli utenti. E si impegna a farle arrivare a domicilio nel giro di 24-48 ore. Una trovata che ha permesso alla società di praticare sconti fino al 30 per cento sui prezzi di listino. E di fare dell’e-commerce il fenomeno economico di fine millennio. A pochi giorni dal tredicesimo compleanno di Amazon, il mantra di Bezos rimane quello della prima ora: offrire al consumatore il prodotto migliore al prezzo più competitivo. E consegnarlo velocemente e a costi ridotti. Più old economy di così.

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