da Uomini&Business (ottobre 2009)

Dimenticatevi di Facebook, MySpace o Twitter. I social network non sono solo luoghi virtuali per recuperare vecchie conoscenze o cercare nuovi amici o partner. A fianco a questi esiste una grande “rete” di siti che si occupa di mettere in comunicazione imprese e professionisti, aziende e persone in cerca di prima occupazione, oppure di far dialogare società con l’obiettivo di costruire un business comune. Un fenomeno tutto americano fino a pochi anni fa. Che negli ultimi anni ha preso piede anche da questa parte dell’Atlantico. E quando si parla di business social network, così sono stati battezzati, non si può non parlare della sua regina indiscussa, Linkedin.

Sei anni di vita, quarantacinque milioni di iscritti di cui 11 milioni in Europa, Linkedin è il frutto dell’intraprendenza di Reid Hoffman, un eclettico quanto geniale quarantenne californiano. Oltre ad essere imprenditore, Hoffman è famoso nella Silicon Valley per essere un «angel investor»: dal settembre del 2000 ha finanziato oltre 60 compagnie Internet, di cui 25 start-up. Tra queste figurano alcuni nomi altisonanti, come Flickr, Wikia e lo stesso Facebook.

Con due lauree in tasca, la prima in informatica a Stanford, la seconda in filosofia a Oxford, al presidente e fondatore di Linkedin piace presentarsi alla stampa come una sorta di missionario del web in veste extra-large (la sua stazza è lontana anni luce dallo stereotipo del californiano). «La mia grande ambizione è stata sempre quella di migliorare la vita degli altri». Un obiettivo nobile, niente da dire. Che, come dice lui, avrebbe potuto tranquillamente raggiungere se avesse scelto, come aveva deciso in un primo momento, di dedicarsi alla vita accademica. «Ma perché accontentarsi di migliorare la vita a un piccolo numero di studenti se, grazie al supporto della tecnologia, oggi è possibile raggiungere un gruppo di persone molto più vasto?».

Per chi ancora non fosse stato contagiato dalla Linkedin-mania, il sito non è altro che la trasposizione on line di una pratica ampiamente diffusa nella vita reale, secondo la quale chi cerca un nuovo lavoro generalmente lo trova attraverso il proprio giro di conoscenze. L’iscrizione al sito prevede come primo passo la pubblicazione del proprio curriculum vitae. Da lì parte la costruzione del network, che passa attraverso una mail di invito rivolta agli altri iscritti al sito. Gli utenti, anche qui replicando un atteggiamento diffuso nella vita offline, possono supportarsi a vicenda tramite «raccomandazione».

Partito con una struttura molto semplice, focalizzata prevalentemente sull’offerta/domanda di lavoro, Linkedin ha nel corso degli anni subito numerosi restyling arricchendosi man mano di funzioni per la condivisione di informazioni. Ne sono un esempio i gruppi tematici (circa 366.000), la sezione delle risposte (Linkedin Answer) in cui è possibile acquisire informazioni sui trend nei diversi settori di business, i sondaggi, ecc…. Il risultato? Oggi Linkedin è diventata una piazza virtuale sempre più popolosa, in cui tramite i suoi iscritti sono rappresentate tutte le 500 maggiori società al mondo, quelle elencate nella lista del magazine americano Fortune.

Da quando è nata, la business community più celebre del web è cresciuta ad un ritmo annuo del 361 per cento. In base alle stime, ogni secondo nella rete di Linkedin entra un nuovo utente. Si tratta nell’81 per cento dei casi di laureti, con un età media di 41 anni e un reddito medio calcolato intorno ai 75 mila dollari. Pur non avendo ancora una versione tradotta in italiano (attualmente il sito è disponibile inglese, francese, tedesco e spagnolo), nell’ultimo anno in Italia gli utenti sono raddoppiati raggiungendo così un totale di 700 mila membri registrati.

Nonostante la crisi economica abbia spazzato via milioni di posti di lavoro e il tasso di disoccupazione abbia raggiunto in America livelli record, la fama di Linkedin non pare aver subito contraccolpi. Anzi. La sempre maggiore popolarità che negli ultimi anni hanno raggiunto i social network pare abbia modificato, almeno negli Stati Uniti, le modalità con cui tradizionalmente veniva fatto il recruitment. Secondo un recente sondaggio di CareerBuilder.com, primo sito Internet negli Usa per gli annunci di lavoro, circa la metà dei datori di lavoro statunitensi studiano il profilo dei candidati attraverso i siti di social network. Del totale, il 26 per cento utilizzano il sito di Linkedin. Insomma, più passano gli anni e più sembra che il sito, nato nel 2003 dall’idea di Reid Hoffman e un’altra manciata di ingegneri della Silycon Valley, continui a riscuotere maggiore successo.

Ma come è nata l’idea di Linkedin? «Ero ancora ad Oxford – spiega Hoffman – quando mi venne l’idea di creare un software dedicato al mondo degli affari. Fu allora che decisi di ritornare in California». Le sue prime esperienze di lavoro, negli anni Novanta, sono alla Apple e alla Fujitsu. È in quel periodo che fonda Socialnet.com, il suo primo esperimento nei social network. Un tentativo risultato fallimentare. Ma che non riesce a distoglierlo dal tentativo di riprovarci qualche anno più tardi. Nel frattempo, la sua carriera nel mondo del web si arricchisce di una significativa esperienza in PayPal, la società americana che offre uno dei sistemi di pagamento più diffusi nell’e-commerce.

Qui, chiamato dal suo ex compagno di Università Peter Thiel, fondatore del gruppo, ad entrare nel team di PayPal, Hoffman scala i vertici della società fino a diventare vice-president con l’incarico di supervisionare le attività di sviluppo. Una carica che detiene fino al 2002, quando l’azienda viene acquisita dal più famoso sito di aste online, eBay.

È in quel periodo che Reid Hoffman comincia a focalizzare l’attenzione sul legame tra mercato del lavoro e Internet. «Con la crescente tendenza dei lavoratori a diventare imprenditori di se stessi, il web ha assunto un ruolo sempre più indispensabile per mettersi in contatto con altre persone che possono aiutarti nel tuo business». Con questa idea in mente e un finanziamento iniziale di 4,7 milioni di dollari dalla società di venture capital Sequoia, Linkedin apre i battenti nel 2003.

A un anno preciso dalla sua nascita, Linkedin contava già 560 mila iscritti, entro il 2005 il numero degli utenti era salito a 4,4 milioni. L’aumento della popolarità coincide con l’arrivo di nuovi fondi. Questa volta a investire nella società californiana è un’altra venture capital, la Greylock, che mette sul piatto del fondatore altri 10 milioni di dollari. Ma il vero boom si è avuto negli ultimi due anni, quando gli iscritti sono passati dai 14 milioni ai 43 milioni attuali. A giugno 2008 è arrivato l’ultimo round di finanziamenti, 53 milioni di dollari, giunti da una cordata guidata dalla Bain Capital. Con l’ultima operazione i soci finanziatori hanno acquisito il 5 per cento del capitale della società, attribuendo così una valutazione dell’intero gruppo poco superiore a un miliardo di dollari.

Difficile, d’altronde, resistere alla tentazione di mettere le mani su Linkedin che, a differenza di gran parte dei siti di social network, riesce anche a generare profitti. Lo scorso anno, secondo una stima del settimanale americano BusinessWeek, la società di Palo Alto ha superato la soglia dei 100 milioni di dollari di utili. Una cifra che, solo in parte, deriva dalle entrate pubblicitarie. Queste ultime rappresentano solo il 30 per cento del fatturato. Un altro 30 per cento deriva dalle aziende a caccia di talenti: per circa 10 mila dollari mensili, Linkedin permette alle compagnie alla ricerca di potenziali impiegati di esaminare il profilo dei suoi abbonati. Il resto arriva dai servizi premium, ovvero servizi a pagamento per aiutare gli utenti a sfruttare al meglio il proprio network di contatti.

A dispetto della recessione, dunque, il sito è sempre più affollato. Il motivo? «Diamo una mano alla gente in una fase critica dell’economia», non si stanca di ripete Hoffman. Che, seppure abbia lasciato la guida operativa del gruppo nelle mani di Jeff Weiner (ceo dallo scorso giugno), dalla sua poltrona di presidente resta la vera mente pensante del gruppo. E sui piani futuri, Hoffman non smette di pensare in grande. Per Linkedin ha piani decisamente ambiziosi: fare diventare il sito la più grande web company al mondo con un valore di mercato superiore ai 4 miliardi di dollari.

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