da Uomini&Business (giugno 2009)

Il suo sogno più grande? Sedere sulla poltrona più alta di un’azienda. Quella di amministratore delegato per intenderci. Era diventato un chiodo fisso soprattutto da quando, lo scorso anno, si era dimesso da Facebook, il social network più popolare al mondo in cui ricopriva l’incarico di direttore generale. Alla fine c’è riuscito. Il destino ha voluto che a soddisfare la sua più profonda aspirazione sia stato il diretto concorrente di Facebook, MySpace. Così dallo scorso aprile Owen Van Natta, trentanovenne in carriera con alle spalle più di dieci anni di esperienza nella Silicon Valley, è stato nominato Ceo del sito Internet controllato da uno dei maggiori gruppi editoriali al mondo, la News Corp di Rupert Murdoch. Ad affidargli il ruolo di timoniere della società è stato Jonathan Miller, ex numero uno di Aol, reclutato solo un mese di prima dal magnate australiano con l’incarico di dirigere le attività digitali del gruppo.  Una nomina quella di Van Natta di cui si vociferava da mesi, e che ha coinciso con il siluramento di Chris DeWolfe, uno dei due fondatori di MySpace.

Soddisfatte le sue bramosie di potere, ora al giovane manager tocca una sfida alquanto complicata. Van Natta deve ridare smalto ad un gruppo che, con più di mille impiegati e un trend di crescita negativo, continua a perdere smalto. Gli ultimi dati disponibili dicono che MySpace resta fino ad oggi il social network più cliccato negli Stati Uniti. Ma il trono è assai traballante. Secondo la società di analisi americana Comscore, lo scorso marzo il sito contava 70,1 milioni di visitatori, il 3,6 per cento in meno rispetto allo stesso mese del 2008. Nello stesso periodo Facebook, che ha superato MySpace nel resto del mondo, aveva visto crescere sempre negli Stati Uniti gli utenti del 72 per cento a 61,2 milioni. Con questi dati, non è difficile capire che Mister Van Natta non ha un attimo da perdere.

Quale strategia adotterà? E soprattutto, è lui l’uomo giusto per risollevare le sorti di MySpace? Sono molti gli interrogativi che circolano sul suo conto e altrettante sono le critiche. Più che le sue competenze, a finire nel mirino della stampa e dei blog di settore è stato l’atteggiamento senza scrupoli tenuto dal manager con Playlist, società Internet che permette gratuitamente di condividere la musica sul Web, che qualche mese prima di approdare a MySpace l’aveva assunto come Ceo. L’esperienza a Playlist dura solo cinque mesi. Giusto il tempo di creare la sua squadra di manager, reclutati con la promessa di sbarcare il lunario. «Obiettivo – scrivono su Techcrunch, il blog più famoso della Silicon Valley – che avrebbe raggiunto senza problemi se non fosse stato impegnato da subito in altri colloqui di lavoro».

Ma facciamo un passo indietro. Con una laurea in letteratura inglese e americana presso la University of California di Santa Cruz, Van Natta trascorre gran parte della sua carriera ad Amazon, il più grande sito di commercio elettronico. Qui, in sette anni di servizio, era arrivato ad occupare la carica di vice-president delle attività estere.

L’esperienza ad Amazon si conclude nel settembre del 2005, quando è chiamato da Facebook. Allora la società è poco più che una start-up: il gruppo di persone assunte è ridotto e le attività sono limitate. Il trasferimento da un’azienda all’altra non è una scelta semplice. In ballo c’è sempre il suo sogno di diventare amministratore delegato. Carica che non gli viene offerta. Ma in compenso, già da subito Van Natta è chiamato a ricoprire una serie di incarichi di grande responsabilità, tra cui quello di direttore generale. All’inizio della sua avventura, quando Facebook era una sito poco battuto se non dagli universitari americani, il suo raggio d’azione era sicuramente limitato. Ma nel giro di poco tempo, quando la crescente popolarità di Facebook ha cominciato ad attirare l’attenzione non solo degli internauti ma anche dei grandi gruppi hi-tech, la musica è cambiata.

Nel giro di due anni, si è trovato a portare avanti con i vertici di Microsoft le trattative per la cessione, avvenuta nell’ottobre del 2007, dell’1,6 per cento della società per 240 milioni di dollari. Ma il rapporto con Mark Zuckerberg, il venticinquenne fondatore e Ceo della società non è idilliaco. La coppia è mal assortita. Tutti e due ostinati, hanno poche volte condiviso le modalità con cui portare avanti gli affari. Il rapporto si deteriora sempre di più fino alle dimissioni di Van Natta, che arriveranno nell’aprile dello scorso anno. Il motivo? «Era stanco – come riporta il Wall Street Journal citando alcuni suoi ex colleghi – di dover subire le decisioni di un gruppo di ventenni».

Il rapporto di lavoro con Facebook finisce. Ma la relazione con la sue ex società non è ancora del tutto chiusa. Oltre mantenere la sua quota dello 0,5 per cento della società, Owen Van Natta deve verdersela ancora con Facebook nei termini in cui quest’ultima resta la più acerrima concorrente di MySpace.

Va detto che i due social network, per quanto siano in lotta continua nell’accaparrarsi nuovi visitatori, hanno un posizionamento diverso sul Web. A differenza di Facebook, che si è imposto come piazza virtuale per fare amicizia e mantenere le relazioni sociali, l’elemento caratterizzante di MySpace è la centralità dei contenuti, ed in particolare quelli musicali. Non è un caso che, quando MySpace andò online nell’agosto del 2003, l’intenzione dei fondatori era quella di creare un palcoscenico virtuale per giovani musicisti emergenti senza una casa discografica alle spalle.

Se sul terreno delle nuove utenze, il duello Facebook-MySpace vede la prima vincitrice sulla seconda, il sito comprato dalla News Corp nel 2005 è sempre risultato in testa sul fronte dei ricavi. Negli ultimi mesi, e di qui la decisione di Murdoch di cambiare i vertici, la situazione si è però appannata. Quest’anno, secondo la società eMarketer, negli Stati Uniti la spesa pubblicitaria sui social network subirà una flessione del 3 per cento a 1,14 miliardi di dollari. Una flessione che viene imputata soprattutto ai problemi di MySpace. Lo scorso dicembre la società di ricerca aveva previsto per il gruppo ricavi nel 2009 per 630 milioni di dollari, ma negli ultimi tempi ha abbassato le stime sul giro d’affari a 495 milioni di dollari, che rappresenta il 15 per cento in meno rispetto al 2008.

La posta in gioco è alta. A Van Natta toccherà, cosa su cui scommettono in molti, dare una sforbiciata ai costi. E soprattutto inventarsi qualcosa di nuovo per recuperare il terreno perso in questi ultimi mesi. In uno dei pochi interventi pubblici a cui ha partecipato da quando è diventato Ceo ha detto che senza innovazione MySpace non va da nessuna parte «Senza nuovi servizi, la gente rivolge la sua attenzione altrove». A questo punto, sembra solo questione di tempo. Speriamo non troppo.

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