da Uomini&Business (aprile 2009)

Così giovane, così potente. La sua popolarità rischia di mettere addirittura in ombra quella dei due mitici fondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page. Marissa Mayer, 33 anni, vice president per il settore search e user experience della società che gestisce il motore di ricerca più cliccato al mondo, negli ultimi anni è diventata un vero fenomeno mediatico nella Silicon Valley.

Alta, bionda, fisico atletico, la giovane manager di Mountain View rappresenta con sempre maggiore frequenza il gruppo della grande G nelle presentazioni pubbliche, nelle interviste, nei talk show. Un dettaglio che non è sfuggito al New York Times, che l’ha recentemente incoronata come il nuovo volto di Google. Quello del quotidiano newyorkese è solo l’ultimo dei riconoscimenti che Marissa ha portato a casa negli ultimi anni. Anche Newsweek le ha dedicato in passato una copertina, indicandola come una delle donne più potenti della sua generazione. Fari puntati su di lei anche da alcune riviste specializzate: Red Herring l’ha messa fra le 15 donne manager da tenere d’occhio mentre Business 2.0 l’ha collocata nel Dream Team della Silicon Valley.

Insomma, la Googirl pare avere poche rivali quando si parla di manager hi-tech in rosa. Precisa quasi all’ossessione sul lavoro, l’aggettivo più frequente che si trova a fianco al suo nome è geek (secchiona). Lei stessa non nasconde di passare molti fine settimana davanti al computer a verificare la fattibilità dei progetti del suo team. Sotto di lei ci sono infatti circa 200 product manager che a loro volta gestiscono l’attività di oltre 3.000 ingegneri, pari a circa il 10 per cento della forza lavoro complessiva di Google.

Impiegata numero venti del gruppo Internet, nonché prima donna ingegnere ad essere assunta a Mountain View, Marissa ne ha fatta di strada da quando dieci anni fa mise piede nel colosso Internet. Nel 1999 Google era una delle tante start-up che proliferavano nella Silicon Valley mentre lei, fresca di laurea con lode in Scienze dei Sistemi simbolici e un master in Informatica presso la Stanford University (in entrambi i casi con la specializzazione in Intelligenza Artificiale), veniva assunta come programmatore.

Creatività e forte ambizione l’hanno portata a ricoprire ruoli di maggiore responsabilità. Fino ad oggi Marissa Mayer ha messo la sua firma su oltre un centinaio di servizi del gruppo: dalle mappe a Gmail, passando dalla grafica alle notizie. Sulla sua scrivania arrivano molti dei progetti e delle novità dell’azienda: a lei il compito di verificarne la fattibilità e, solo in questo caso, di proporli ai piani alti per la definitiva approvazione. Anche le decorazioni dell’homepage in particolari ricorrenze o eventi, non vanno online senza la sua personale approvazione.

Quando si parla di Marissa Mayer nella Silicon Valley gli apprezzamenti non sono mai abbastanza. John Battelle, uno dei fondatori della rivista americana Wired dice di lei: «Il suo carattere rispecchia alla perfezione la filosofia meritocratica di Google, che premia l’intelligenza e la capacità di portare avanti le proprie idee». Qualità che non fanno difetto alla ragazza, che spesso è vista dai colleghi come un freddo automa.

Ma a fianco a questa immagine di prima della classe, della bionda e bellissima Googirl si parla anche per quello che combina fuori dal recinto di Mountain View. Della sua ex relazione con Larry Page, della sua partecipazione alle feste più alla moda, dei suoi party nel suo attico da 5 milioni di dollari all’ultimo piano del Four Season di San Francisco, della sua ossessiva ricerca della ricetta per fare le brioche più buone, del suo chiodo fisso per i vestiti e della passione viscerale per Oscar de la Renta (anni fa ha pagato 60 mila dollari per aggiudicarsi una cena con lo stilista). La sua popolarità nella Silicon Valley è arrivata a tali livelli che su YouTube la sua risata singhiozzante è diventata una compilation.

Mai i gossip più insistenti sul suo conto sono quelli che la vedono pronta a dimettersi. Più volte sono circolate voci su una sua possibile dipartita da Google, anche in virtù di questa sua dinamicità, che la porta a essere sempre alla ricerca di nuove sfide. Ma, puntualmente, ogni volta lei ha smentito. «Prima o poi Marissa – dice a questo proposito il fondatore di Wired – si renderà conto di guadagnare più di quanto è in grado di spendere. Solo allora, deciderà di mettere a frutto diversamente il suo talento. Qualsiasi strada decida di imboccare, sono convinto che farà grandi cose».

Per la maggior parte degli osservatori, la sua permanenza a Mountain View dipenderà dalle nuove sfide di Google. Insomma, se l’azienda continuerà a crescere e a rinnovarsi, Marissa probabilmente resterà. Se, invece, BigG rallentasse e perdesse il suo passo spedito, allora la Mayer potrebbe fare le valigie e dedicarsi, magari, a qualcosa di totalmente suo.

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