da Uomini & Business (marzo 2009)

Neanche il tempo di prendersi una pausa dalla carica di presidente dell’Unione degli Industriali di Treviso, che già era stato designato presidente di Confindustria Veneto. Questo succedeva a giugno 2008. Con circa sei mesi di anticipo rispetto all’inizio del mandato, Andrea Tomat, presidente, direttore generale nonché azionista di Lotto Sport Italia e Stonefly, veniva indicato all’unanimità dai suoi colleghi come il successore di Andrea Riello.

Manager di lungo corso, Tomat ha sempre affiancato all’attività in azienda un incessante impegno istituzionale. Prima di diventare, lo scorso gennaio, numero uno degli industriali veneti, aveva passato i precedenti quattro anni a capo degli industriali della provincia di Treviso, che associa oltre 2.500 imprese. Nello stesso periodo era stato eletto nel Consiglio Direttivo di Confindustria e, come se non bastasse, nel luglio 2005 aveva assunto la presidenza della Fondazione Nord-Est e nel 2008 quella della delegazione italiana dell’International Chamber of Commerce.

In Viale dell’Astronomia Andrea Tomat si è reso famoso per le sue doti di abile tessitore, uno insomma che tenta di mettere d’accordo tutti, a voce bassa e senza tanta enfasi. Qualità che poco lo accomunano al suo predecessore. Pochi giorni dopo l’investitura a capo di Confindustria Veneto, parlando delle differenze tra lui e Riello, ammetteva: «Andrea è una persona determinata ma ha uno spirito più autocratico di me, che ho la tendenza alla costruzione del consenso». E sono proprio i principi di condivisione e gioco di squadra quelli a cui si ispirerà per il suo mandato quadriennale. Un mandato che si preannuncia pieno di sfide se non altro per la pesante crisi economica in corso, che di certo non sta facendo sconti neppure al ricco e operoso Nord-Est.

Nato a Udine, ma trevigiano di adozione, Andrea Tomat, 51 anni, ha impressa nel DNA una caratteristica abbastanza comune tra i friulani, quella di essere uno di poche parole. La sua carriera, almeno nelle fasi iniziali, non ricalca la classica storia dell’imprenditore self-made-man del Nord-Est.

Figlio di un ferroviere, laurea in Economia e Commercio alla Ca’ Foscari di Venezia, Tomat inizia la carriera nella multinazionale statunitense della meccanica fine Eaton Corporation prima in Germania e dal 1985 a Milano, dove si dedica per due anni alla gestione degli affari societari della holding italiana.

Nel mondo delle calzature arriva alla fine degli anni Ottanta. Nel 1987 approda alla Lotto, marchio storico nel mondo sportivo italiano e leader nel mercato del calcio e del tennis, e dopo qualche anno ne diventa direttore marketing. E’ sempre all’interno di Lotto che Tomat cresce come manager: nel 1993 gli viene affidata la poltrona di amministratore delegato di Stonefly, marchio del gruppo che produce calzature da città. Qui svolge un lavoro da manuale. In breve tempo riesce a rilanciare l’azienda, proponendo al mercato prodotti di grande contenuto tecnologico facendo diventare Stonefly il “gioiello di famiglia” del gruppo.

Affinate le qualità di manager, circa dieci anni dopo l’ingresso in Lotto fa il grande salto, quello che da manager lo porterà a diventare imprenditore. Nel 1998 crea con Adriano Sartor, responsabile dello sviluppo del prodotto di Stonefly, la società Millennium, e con un’operazione di management buy-out rileva l’intero capitale di Stonefly L’anno dopo, a capo di una cordata di imprenditori locali fra cui Franco Vaccari di Dolomite e Giancarlo Zanatta di Tecnica, acquista il marchio Lotto quando l’azienda si avviava al concordato preventivo, diventandone presidente e direttore generale.

Innovazione tecnologica e internazionalizzazione sono le due leve su cui Tomat ha spinto per far crescere entrambe le società. Per Lotto Sport Italia (300 milioni il fatturato 2007) quella dell’espansione all’estero rappresenta una scelta strategica fondamentale: l’Italia resta il mercato più importante, con una quota del 24 per cento dei ricavi, mentre il resto d’Europa assorbe il 40 per cento. Il rimanente giro d’affari è suddiviso in 80 Paesi tra America (14 per cento), area Asia Pacifico (16 per cento), Africa (3 per cento) e Medio Oriente (3 per cento). Anche Stonefly (85 milioni i ricavi del 2007), nonostante la maggiore esposizione sul mercato italiano, è sempre più internazionale e vende all’estero il 40 per cento della produzione di calzature.

Con un mercato interno asfittico, non si fa fatica a comprendere le mire espansionistiche di Tomat, sempre più focalizzate sui paesi emergenti, Cina in testa. Nel gigante asiatico Stonefly ha annunciato lo scorso anno un aggressivo piano di crescita con l’apertura prevista di 350 nuovi negozi in cinque anni. Il sogno di Tomat sia per Lotto sia per Stonefly è quello di rendere la fetta del giro d’affari proveniente dall’Italia sempre più piccola rispetto a quella che arriva dall’estero facendo nascere due piccole multinazionali. C’è da scommettere che neppure il nuovo incarico in Confindustria lo distoglierà dalla sfida.

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