da Uomini&Business (ottobre 2008)

La scorsa estate sulle colonne dei nostri quotidiani si leggeva di un famoso miliardario lasciato fuori da un ristorante a Forte dei Marmi. Lo “sfrontato” ristoratore si difendeva: «Voleva un tavolo da tre persone, ma era troppo tardi, eravamo già al completo». Il malcapitato non si aspettava certo un affronto del genere. Furibondo pare che abbia minacciato di non mettere più piede in Versilia. Fortuna che a consolarlo c’era la sua giovane fidanzata, che per placarlo si dice gli abbia  sussurrato nell’orecchio: «Con 45 camerieri e 5 cuochi possiamo tranquillamente mangiare a casa». Per la cronaca, la casa in questione è un superlussuoso Yacht da 75 metri.

La notizia non avrebbe fatto tanto scalpore se a essere stato messo alla porta non fosse stato il secondo uomo più ricco di Russia, il quarantaduenne Roman Abramovich.

Per lui, che da sempre ha fatto della riservatezza il suo stile di vita, gli ultimi anni devono essere stati un incubo. Da quando, nel 2003, ha lasciato la Russia per trasferirsi a Londra dove ha comprato per 600 milioni di euro la iper-indebitata squadra di calcio della Premier League Chelsea (il più grande take over nella storia del calcio inglese), la stampa d’Oltremanica non gli ha dato tregua.

La sua vita privata, le sue immense ricchezze, che la rivista Forbes calcola intorno ai 23 miliardi di dollari, sono costantemente sotto i riflettori della stampa britannica, molto attenta a tutto quello che ruota intorno a questo personaggio, la cui vita potrebbe tranquillamente ispirare una spy-story.

Molto vicino al presidente russo Boris Yeltsin prima, e Vladimir Putin dopo, la scalata al successo di Roman Abramovich è legata a doppio filo all’establishment politico russo post-Perestrojka. La montagna di soldi che, questo giovane intraprendente dalla faccia d’angelo ma dal passato non esattamente limpido, ha accumulato nel giro di pochi anni deriva prevalentemente dalla compra-vendita dei colossi statali dell’ex Unione Sovietica, messi sul mercato in seguito alla liberalizzazione dell’economia.

Ma per questo golden-boy del capitalismo russo la vita non è stata sempre generosa. I primi anni sono tutt’altro che felici. Orfano di entrambi i genitori in tenerissima età, Roman cresce nel Nord della Russia nella famiglia di uno zio paterno, tecnico dell’industria petrolifera sovietica. Laureato in ingegneria mineraria a Mosca, Abramovich guadagna i suoi primi rubli sul mercato nero, vendendo profumi e dentifrici.

Nel 1987, quando Mikhail Gorbachev introduce le prime misure di liberalizzazione economica, insieme alla prima moglie Olga, figlia di un diplomatico russo, mette in piedi una piccola fabbrica di giocattoli. «Roman ha raggiunto il successo in un lampo», raccontava qualche mese fa ad un tabloid inglese la prima signora Abramovich. «Non credo che avesse la minima idea di diventare così ricco».

Per essere arrivato così in alto, e in così breve tempo, il patron del Chelsea deve ringraziare Boris Berezovsky. E’ infatti sotto l’ala protettrice di questo magnate russo del petrolio che riesce ad entrare nella ristretta cerchia di uomini d’affari che si muovono intorno al presidente Yeltsin.

Con Berezovsky nel 1995 porta a termine con successo la scalata al colosso petrolifero russo Sibneft. La coppia riesce ad assicurarsi il controllo del gruppo con un esborso pari a 100 milioni di dollari, una cifra irrisoria se la si paragona al business miliardario su cui stavano mettendo le mani.

Il detto “l’alunno supera il maestro” risulta quanto mai azzeccato per questa coppia. L’uscita di scena di Yeltsin e l’arrivo al Cremlino di Vladimir Putin segna il tramonto di Berezovsky (ora in autoesilio a Londra). Al contrario, il rampante Abramovich, che aveva sostenuto anche finanziariamente la campagna presidenziale di Putin, resta sulla cresta dell’onda. Si appropria della quota in Sibneft del suo ex protettore e nel frattempo continua nella campagna acquisti.

Il settore in cui si muove meglio Abramovich resta quello delle commodity (alluminio, petrolio rappresentano il grosso delle attività). La tecnica è sempre la stessa: compra partecipazioni di aziende russe ex statali ad una frazione del loro valore, per poi rivenderle qualche anno dopo a prezzi stratosferici. Nel 2004 vende la sua quota nella Russian Aluminium. L’anno dopo è la volta di Sibnef: il 72,6 per cento della società nelle sua mani viene ceduto alla Gazprom per la cifra di 13 miliardi di dollari.

A fianco alle attività finanziarie, Abramovich si ritaglia anche un posto nella politica. Un’attività che molti osservatori vedono non come una libera scelta, piuttosto come una decisione forzata per non finire nella lista nera degli oligarchi in contrasto con Putin. La sua carica più importante la ottiene nel 2000, quando diventa governatore della Ciukotka, regione molto povera (ma strategica per il petrolio) all’estremo confine orientale russo, vicino all’Alaska. Il giovane magnate, riconfermato nella sua carica direttamente da Putin nell’ottobre 2005 dopo l’abolizione del voto per i governatori regionali, ha scucito di tasca sua centinaia di milioni di dollari per sviluppare quest’area popolata da cacciatori e pescatori. Le sue dimissioni dall’incarico, dopo varie insistenze avanzate dallo stesso Abramovich, sono state accettate dall’attuale presidente Dmitrij Medvedev solo la scorsa estate.

Archiviata la politica, il magnate russo potrà ora dedicarsi totalmente alla sua ultima passione: il calcio. Nel frattempo, siamo sicuri che le cronache mondane non ci risparmieranno dettagli sulle sue straordinarie ricchezze. Quattro super yacht, il più grande dei quali, il Pelorus ha un equipaggio di quaranta persone, un elicottero e un cinema, e due sottomarini sono solo alcuni dei giocattoli preziosi di Abramovich. Che nel suo box ha una Ferrari FXX da corsa da oltre un milione di euro e possiede persino un Boeing 767 per 360 passeggeri dotato di camera da letto su due piani, bar, uffici, cucine e un sistema anti-missili. Per non parlare poi degli immobili, tra cui una casa che sta ristrutturando per la cifra di 200 milioni di euro a Knightsbridge (Londra), la fattoria nel Sussex, il castello in Costa Azzurra, ecc…. Chi più ne ha più ne metta.

La sua notoria riservatezza non l’ha certo salvaguardato dalle cronache rosa, di cui negli ultimi tempi è spesso protagonista: prima per il suo divorzio miliardario dalla seconda moglie Irina (da cui ha avuto cinque figli), poi per la passione per la sua nuova fiamma Daria Zhukova, 25 anni, ex modella (figlia di un oligarca russo ma non ricco come Abramovich) con cui dovrebbe presto convolare a nozze.

Insomma, Abramovich è pane per i denti degli affamati tabloid inglesi. Difficile, d’altronde pensare che le sue gesta d’amore possano passare inosservate. Ottanta milioni di euro per comprare quadri di Lucien Freud, Francis Bacon e Alberto Giacometti è solo l’ultimo regalino fatto da Roman alla giovane Daria. Una bazzecola se si pensa che, la scorsa estate, per ingaggiare la cantante inglese Amy Winehouse all’inaugurazione della galleria d’arte della sua fidanzata ha scucito oltre un milione di euro.

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