da Uomini&Business (ottobre 2008)

Il mantra che non si stanca mai di ripetere è «un’idea vale più di una fabbrica». In effetti, a guardare la storia imprenditoriale di Mario Moretti Polegato l’idea – che forse qualcuno agli inizi avrà guardato con diffidenza – di produrre scarpe con i fori è stata all’origine del successo della sua azienda, la Geox.

E pensare che la decisione di dedicarsi alla produzione di quelle che sono state ribattezzate le scarpe che respirano è stata una scelta ‘di ripiego’. Quando, circa quindici anni fa (1995), gli venne l’intuizione di praticare buchi alle suole, il signor Polegato faceva quello che generalmente in Italia ci si aspetta dal maggiore dei figli: lavorava come enologo presso l’azienda vitivinicola di famiglia.

E’ durante un viaggio di lavoro negli Stati Uniti che ha la folgorazione: «Stavo facendo un’escursione nella Sierra Nevada. Avevo ai piedi un paio di scarpe da tennis, ma il caldo era soffocante. Dopo due ore di camminata i piedi bollivano. Avevo con me un coltello e pensai che praticando dei fori nella suola delle scarpe sarei stato meglio. E’ così che ho inventato la scarpa che respira».

Poco dopo, brevetto alla mano, Polegato bussò, ma senza successo, alle porte dei big americani di calzature sportive. «Ero disposto a produrre con loro». Il risultato fu un no grazie. «Quello è stato il momento più difficile della mia vita professionale. Ma alla fine si è rivelato il momento più fortunato. Prima di fondare Geox non sapevo nulla di moda», racconta. Un ‘dettaglio’ che a quanto pare non costituì un ostacolo al suo progetto.

Polegato decise infatti che valeva la pena di rischiare in prima persona. I genitori, oltre all’azienda vitivinicola, avevano una piccola fabbrica di scarpe. Lì, a Montebelluna in provincia di Treviso, iniziò l’avventura di Geox.

Un’avventura che, in meno di due decenni, ha reso Geox una della aziende con più alto tasso di crescita nel panorama della moda made in Italy. E come se non bastasse ha incrementato la fortuna di Polegato fino a renderlo l’ottavo uomo più ricco d’Italia (la rivista americana Forbes calcola un patrimonio personale di 2,9 miliardi di dollari).

Quotata a piazza Affari nel 2004, da quando è stata fondata Geox non ha mai smesso di crescere: negli ultimi sette anni, la società ha registrato un progresso medio annuo del fatturato superiore al 30 per cento, fino a toccare i 770 milioni di euro nel 2007. Circa il doppio il progresso annuale segnato dalla voce dei profitti netti, che l’anno scorso hanno toccato i 123 milioni.

A dispetto della crisi dei consumi, il primo semestre di quest’anno è stato archiviato con aumenti a due cifre: i ricavi consolidati hanno segnato un rialzo del 20 per cento fino a raggiungere 464,1 milioni mentre i profitti sono saliti del 13 per cento a 78 milioni. E per fine anno, nonostante il contesto economico difficile, l’azienda ha confermato i suoi target: mantenere a livello di fatturato il tasso di crescita a due cifre dei primi sei mesi.

Una parte del successo di Geox si deve alla favorevole accoglienza ricevuta dalla sue scarpe all’estero, che rappresenta circa il 60 per cento del giro d’affari. L’espansione sui mercati stranieri, iniziata nel 2000, ha portato il gruppo a presidiare 68 paesi con un totale di circa 772 punti vendita monomarca alla fine dello scorso marzo. E i piani futuri sono alquanto ambiziosi: raddoppiarli entro i prossimi due anni.

Grande tenacia, un amore smisurato per la sua azienda, Polegato ha il chiodo fisso per l’innovazione. Nel quartier generale di Montebelluna c’è la mente dell’azienda: un laboratorio di ricerca e sviluppo dove si studiano nuovi brevetti (finora quaranta) per le cui attività la società investe il 3 per cento del fatturato, una percentuale che ha pochi paragoni in Italia. «Nessun prodotto è veramente maturo. E qualunque prodotto può essere fatto meglio. Per questo voglio che la mia Geox diventi la Sony della moda, una grande griffe trasversale di tutto ciò che si indossa».

Con questa idea in mente, dopo la ‘scarpa che respira’, l’imprenditore veneto ha lanciato l’abbigliamento che respira. L’ultima sfida è arrivata quest’anno con i primi modelli di scarpe per lo sport. Che voglia dare un dare un altro schiaffo morale a chi, quindici anni fa, gli chiuse le porte in faccia? Di sicuro, quello delle calzature sportive è un segmento il cui giro d’affari complessivo fa gola a molti: a livello mondiale vale all’incirca 25 miliardi di dollari e rappresenta il 50 per cento dell’intero settore delle scarpe.

Guardando al futuro, Polegato, come ha più volte ribadito, ha intenzione di parificare nei conti dell’azienda le calzature all’abbigliamento, oggi fortemente sbilanciati verso il primo segmento (93 per cento del fatturato):

Cinquantacinque anni, sposato, un figlio, Mister Geox ha una personalità a cui risulta difficile restare indifferenti. Se non è al lavoro o in giro per Università dove sempre più spesso viene chiamato per raccontarsi, è probabile che lo si trovi in sella ad una delle sue motociclette, di cui è un collezionista.

Molti lo descrivono come una persona alla mano. Altri lo accusano di essere un tantino egocentrico, fin troppo attento alle luci della ribalta. Ma queste critiche non sembrano preoccuparlo. «Non credo di essere un egocentrico. Sono piuttosto un testardo, tanto da decidere di andare dai principali produttori di calzature del mondo per proporgli di acquistare delle suole bucate. Preferisco comunque definirmi un inventore. Anzi, direi che sono un Geoxcentrico, visto che investo tutto me stesso nell’azienda».

La sua storia imprenditoriale è di quelle che fanno colpo sugli americani, che non hanno tardato a definirlo «un sogno a stelle e strisce realizzato in Italia». Il feeling è reciproco. Se gli si chiede di paragonarsi ad un imprenditore di successo, non esita un secondo: «Geox è la Microsoft della calzatura. Per due motivi. Da una parte perché nel nostro quartier generale abbiamo il 90 per cento di laureati su 800 persone, e dall’altra perché anche Bill Gates, prima di mettersi in proprio, era stato messo alla porta da tutti i più grossi produttori di software».

A differenza del fondatore di Microsoft, che da qualche mese ha lasciato l’azienda, l’idea di mollare le redini della sua creatura non lo sfiora neppure lontanamente. Suo figlio Enrico, laureato in Giurisprudenza, già lavora in Geox. Sarà lui, come ha ammesso Polegato senior, a prendere il suo posto. «E’ un ragazzo serio e preparato e sarà un degno successore. Naturalmente fra cento anni».

da MenStyle.it (luglio 2008)

E’ l’ottavo uomo più ricco d’Italia. La sua fortuna, che la rivista americana Forbes calcola intorno a 2,9 miliardi di dollari, l’ha fatta brevettando la scarpa con i buchi. Mario Moretti Polegato, 55 anni, fondatore e numero uno dell’azienda calzaturiera Geox è uno che vive per la sua azienda. Dopo la scarpa che respira e l’abbigliamento che respira, questo imprenditore veneto con un passato da enologo punta a ritagliarsi uno spazio nel segmento delle scarpe sportive, entrando così in competizione con giganti dello sportswear del calibro di Nike e Adidas. Probabilmente Polegato vorrà togliersi un’altra soddisfazione: dare una lezione a chi, agli inizi della sua carriera imprenditoriale, gli aveva sbattuto la porta in faccia.

Qual è il momento più difficile che ricorda?

Vent’anni fa, quando cercai, senza successo, di proporre la mia idea a tutti i grandi player mondiali della calzature. A distanza di anni, posso dire che è stata anche la mia fortuna

La più grande soddisfazione 
Essere il presidente di un’azienda innovativa

Quali sono le situazioni che fanno respirare bene il signor Moretti Polegato?

La moto prima di tutto. Ma anche la famiglia e i cavalli

Un oggetto da cui non si separa mai?

Il mio taccuino per gli appunti. Mi vengono idee in continuazione e non voglio rischiare di perderle

Alcuni la definiscono come una persona alla mano, i più maligni un egocentrico. Lei come si descriverebbe?

Non credo di essere un egocentrico. Posso definirmi testardo. Anzi meglio ancora, mi definirei un Geoxcentrico, visto che investo tutto nell’azienda

La sua storia imprenditoriale richiama “il sogno americano”. In quale imprenditore d’oltreoceano si identifica?

Bill Gates. Anche lui prima di mettersi in proprio era stato messo alla porta da tutti i più grossi produttori di software

Benedetto XVI  e i reali di Spagna indossano le Geox. Chi vorrebbe come cliente che ancora non ha?

Io vorrei proprio tutti

Collezionista di moto d’epoca. Il suo viaggio più bello?

Di viaggi in moto ne ho fatti molti.  Il più emozionante fu quello in Bosnia, subito dopo la guerra

E quello che vorrebbe fare? 
Tra quelli in programma ce n’è sicuramente uno a Montecarlo. Ho promesso al Principe che andrò a trovarlo in moto insieme a mia moglie.

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