da Uomini&Business (maggio 2008)

Fino al 1995 non aveva mai toccato un computer. Oggi, è il più noto imprenditore cinese di Internet, all’incirca l’equivalente di quello che il patron di Apple, Steve Jobs, è in America. L’avventuroso Ma Yun, detto anche Jack Ma, numero uno di Alibaba.com, il sito di e-commerce business to business più famoso del Celeste Impero, è una vera star tra le giovani generazioni di cinesi, soprattutto tra quelle migliaia di ragazzi attratti dal business sempre più florido di Internet.

In poco meno di un decennio, partendo da zero, è riuscito ad accumulare un patrimonio personale che la rivista americana Forbes calcola attorno ai 900 milioni di dollari e che lo pone al 76esimo posto tra le persone più ricche del gigante asiatico. La sua fortuna è il risultato del suo grande spirito di iniziativa. Perché di competenze tecnologiche il minuto manager cinese, classe 1964, almeno così ha sempre candidamente ammesso, ne ha sempre avute ben poche. Fino a 10 anni fa era insegnante di inglese all’università e non sapeva neanche cosa fosse il Web. L’incontro con Internet, a sentire lui, è avvenuto casualmente nel ’95 durante un viaggio in California. Grazie alla padronanza della lingua inglese, fu spedito da un’azienda cinese a riscuotere un credito presso un businessman americano. “Quell’esperienza potrebbe tranquillamente ispirare la trama di un film di Hollywood”, racconta ironicamente a chi gli chiede lumi sull’inizio della sua avventura imprenditoriale.

Se di film si tratta, di sicuro il genere è un thriller. Minacciato con una pistola dall’imprenditore californiano e recluso in una casa per circa due giorni, Jack Ma riuscì a guadagnarsi la libertà con la promessa che, tornato in Cina, avrebbe fondato una Internet company e sarebbero diventati partner commerciali. Che la storia sia vera o frutto dell’immaginazione fervida di quello che viene definito “padre cinese di Internet” è difficile dirlo. Di sicuro la promessa fu mantenuta, anche se dell’imprenditore americano si sono perse le tracce. Al suo ritorno a casa, grazie al supporto di alcuni amici americani e ad un prestito di 2 mila dollari, costituisce China Pages, una mappa elettronica delle imprese cinesi nonché la prima società Internet cinese.

Qualunque siano le opinioni sul suo conto, e non tutte positive, una cosa è innegabile: il guru cinese di Internet originario di Hangzhou, una città a due ore da Shanghai, ha sempre avuto la stoffa del venditore e una forte propensione al business. Ai tempi dell’insegnamento aveva fondato una società di traduzioni e nel tempo che gli rimaneva lavorava come rappresentate di farmaci. Dopo una breve parentesi in cui lavora per il ministero del commercio, nel 1999 insieme a una manciata di webmaster crea nel suo appartamento Alibaba.com, il sito Internet che lo farà entrare nel circolo dei personaggi più influenti del Web, oltre che punto di riferimento delle piccole e medie imprese cinesi.

In pratica sulla piattaforma ideata da Jack Ma, che oggi conta circa 24 milioni di utenti registrati in 200 paesi del mondo, le aziende straniere comprano prodotti “made in China” da qualsiasi parte del pianeta, senza bisogno di affrontare costose trasferte intercontinentali. “Il segreto del successo – come ha spiegato in diverse occasioni – è stato quello di puntare sulle società più piccole, quelle che non dispongono di strumenti per promuoversi sui mercati internazionali. Noi li aiutiamo a fare soldi”.

Oltre che per l’impero messo in piedi in tempi record, la fama di Jack Ma è anche legata alla sua originale personalità. I più affezionati si ricordano ancora quando nel 2000, pochi mesi dopo aver fondato Alibaba, di fronte ad una platea di investitori disse: “Sono fiero di annunciarvi che al momento non ho nessun piano per fare soldi”. Un intervento che per quanto azzardato, gli valse un’iniezione di capitali per 25 milioni di dollari da parte di venture capitalist e di alcune tra le maggiori istituzioni finanziarie internazionali tra cui la banca d’affari Goldman Sachs e la giapponese Softbank. Non si fa fatica a capire come mai in quell’occasione il settimanale americano Times lo ribattezzò Crazy Jack, Jack il folle.

L’inizio della sua avventura imprenditoriale non fu affatto semplice: all’inizio le entrate erano risicate e lo scoppio della bolla Internet contribuì a peggiorare la situazione. La società fu costretta ad un drastico ridimensionamento del personale. E la ricerca del supporto finanziario esterno rimase per diversi anni un tema all’ordine del giorno.

Nel 2003 per allargare il raggio di azione ed andare a competere sul territorio di eBay, il più famoso sito americano di aste online che nello stesso anno aveva acquisito la concorrente cinese Eachnet.com, Jack Ma, con il finanziamento di Softbank, lanciò Taobao.com, oggi leader del mercato business to consumer e consumer to consumer.

Ma il vero colpo di fortuna arrivò due anni più tardi. Allora tutti i grossi big hi-tech americani, da Microsoft a Google si misero a caccia di nuove prede nel promettente mercato cinese di Internet, oggi a un passo dal sorpasso agli Stati Uniti per numero di navigatori online. Fu in quel periodo che Yahoo! mise sul piatto di Jack la più grande offerta mai fatta da una società straniera per una del Celeste Impero: 1 miliardo di dollari per rilevare il 39 per cento di Alibaba.

L’operazione ha reso la società californiana il primo azionista del gruppo, una holding che oggi controlla sei società tutte attive nel Web e che nell’ultimo bilancio fiscale ha mostrato profitti quattro volte superiori a quelli dell’anno precedente (137 milioni di dollari). Oltre all’ingente capitale, Jack Ma riuscì a guadagnarsi gli asset di Yahoo Cina e la poltrona più alta del gruppo.

Un altro bel gruzzoletto (1,9 miliardi di dollari) lo ha messo in tasca lo scorso ottobre con il collocamento sulla piazza di Hong Kong di Alibaba.com, entrata nella storia per essere stata la più grossa Ipo cinese dopo quella del gigante petrolifero Petrochina. Ma a sentir lui la finanza è un argomento che non lo appassiona. “So pochissimo di quello che succede sui mercati – ha detto in una recente intervista al Corriere della Sera in occasione dell’ultimo World Economic Forum di Davos – e devo dire che non mi interessa tanto. Non dormo mai male per colpa della Borsa. Non ho bisogno di scommettitori, ho bisogno di investitori”.

Se la tempesta azionaria di questi ultimi mesi che ha travolto anche la sua Alibaba.com non gli ha tolto il sonno, qualche incubo notturno di sicuro glielo ha causato Bill Gates. Nei giorni in cui scriviamo, rumor insistenti riferiscono che la star cinese di Internet è in trattativa per riprendersi la quota ceduta a Yahoo! dopo l’offerta ostile di acquisto lanciata da Microsoft sul secondo motore di ricerca americano. Jack vuole a tutti i costi evitare di diventare la colonia cinese del colosso di Bill Gates.

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