da Uomini&Business (settembre 2008)

Il 2008 consacra la resurrezione di Jacob Cohën. Il marchio di jeans, rilanciato dall’imprenditore e direttore creativo Nicola Bardelle, sembra infatti aver definitivamente archiviato i tempi bui. I numeri del 2008 ne sono una chiara testimonianza: 30 milioni di fatturato, circa il doppio rispetto al giro d’affari dello scorso anno. Niente male se si pensa che, fino a cinque anni fa, questo brand specializzato in jeans di lusso sembrava destinato a far parte della storia passata del denim.

Ma facciamo un passo indietro, negli anni ’80. E’ allora, per la precisione nel 1985, che l’imprenditore padovano Tato Bardelle, padre di Nicola, si mette in mente di inventarsi un jeans di lusso. Un concetto che oggi è stato ampiamente sdoganato nel mondo della moda, ma che vent’anni fa appariva pionieristico. Bardelle era già titolare del marchio Americanino che spopolava tra i teenager del tempo, ed aveva un’azienda che produceva marchi importanti per conto terzi. Nel decennio che va tra gli anni ’80/’90, l’azienda di Bardelle, il Gruppo rinomate jeanserie venete, riesce ad imporre sul mercato ‘la punta di diamante’ della società, Jacob Cohën. Ma gli affari non prendono la piega giusta. Una serie di investimenti azzardati mette Bardelle in serie difficoltà, costringendolo a chiudere con la produzione dei marchi di proprietà.

Unica fortuna, nella disavventura imprenditoriale, Tato decide di lasciare in eredità al figlio Nicola il marchio Jacob Cohën. Una decisione che, a distanza di anni, si è rivela quanto mai indovinata.

Dopo dieci anni di letargo, nel 2003 Nicola decide di rilanciare il brand. Da un punto di vista operativo la ristrutturazione comporta la concessione della licenza di produzione e distribuzione alla Giada di Adria, mentre l’aspetto stilistico resta nelle mani di Nicola. La strategia è quella di posizionare il prodotto nelle boutique che vendono prodotti di fascia più alta.

La strada si è rivelata quella giusta. Con più di 340 mila capi venduti nell’ultimo anno, oggi Jacob Cohën è presente in 750 punti vendita. Anche se il mercato domestico rappresenta ancora il 75 per cento del business, la crescita fuori dei confini nazionali è diventata sempre più prioritaria. Per il marchio padovano, Germania, Olanda e Belgio rappresentano mercati consolidati (12 per cento del giro d’affari), mentre nell’arco di tre stagioni Spagna e Francia sono arrivate a contribuire per il 4,9 per cento. Altra piazza di riferimento è il Giappone che, anche se non per volumi, rappresenta per chi pratica l’arte del jeans un vero e proprio banco di prova: qui la ricerca nel settore è tra le più avanzate del mondo.

Nel processo di internazionalizzazione in corso, il 2008 sarà invece l’anno della consacrazione del marchio sui mercati nord-americani. E’ pronto per la firma il primo accordo di distribuzione in uno dei più importanti department store degli Stati Uniti, che farà da apripista per gli altri grandi magazzini del lusso.

A trainare l’ingresso nei nuovi mercati è anche l’ampliamento delle collezioni verso nuovi prodotti sempre all’insegna dell’eleganza e della sartorialità, tratti distintivi della produzione di Cohën. Tra le sorprese annunciate per la prossima primavera, il lancio della camiceria sartoriale da uomo, affidata a un artigiano della scuola napoletana.

In termini di produzione, se il grosso viene fatto nell’uomo (65 per cento) e il resto nella donna, l’obiettivo è quello di pareggiare i due segmenti. Da un punto di vista stilistico, per il prossimo autunno la collezione dedicata alla donna ha come filo conduttore la rivisitazione del passato. «E’ come aprire l’armadio della nonna e scoprire pezzi unici e ancora attuali», ha sottolineato orgoglioso Bardelle. Così, accanto ai classici cinque tasche declinati nelle tonalità tipiche del sottobosco autunnale, torna protagonista il pantalone a palazzo, ricco di dettagli ricercati, come i bottoni cammeo e i tre ciondoli a cuore legati ai passanti e pronti a “vestire” cellulare o portachiavi.

Maggiore classicità per l’Uomo, dove la cultura del mondo jeans, insita nel Dna di Jacob Cohën si sposa con materiali sempre più nobili e sartoriali, come velluto, flanelle, cachemire, firmati dal prestigioso Lanificio Carlo Barbera.

Sia per lui che per lei, un must resta il dettaglio prezioso, fatto di design e materiali e lavorazioni pregiate: etichette in cavallino, bottoni placcati in argento, orlo a punto catenella, fodere delle tasche in tessuti cercati e abbinati uno ad uno, cuciture fatte a mano e pochette in seta. Come sempre anche il packaging vuole la sua parte. Ogni capo ha una dotazione quasi sartoriale: il pantalone, ripiegato in una scatola rettangolare di cartone, è avvolto in finissima carta Havana e accompagnato da un sacchetto di cotone per l’uomo e in raso per la donna contenente un rocchetto di filo del colore delle cuciture per eventuali orli e dalla pietra pomice per i ritocchi post lavaggio. Per i più esigenti, anche la pezza per lucidare i bottoni placcati argento.

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