da Uomini&Business (aprile 2008)

Nei primi anni di vita, durante gli anni ’60, nel pieno boom economico i suoi mosaici erano utilizzati per rivestire le facciate degli edifici. Negli anni ’90 ha inizio la fase due: l’azienda comincia ad allargare i suoi orizzonti non solo geograficamente ma anche in termini di prodotto con l’ingresso nella progettazione di interni. A partire dal 2000 Bisazza, azienda veneta leader nella produzione di mosaici, è alle prese con una nuova sfida: essere riconosciuto come brand di lusso. Questo è infatti l’obiettivo sul quale sta lavorando incessantemente Piero Bisazza, amministratore delegato del gruppo nonché figlio del fondatore della società di Alte (Vicenza), da otto anni al timone dell’azienda. L’idea di fondo è quella di far uscire il mosaico dagli ambienti tradizionali, come il bagno e le piscine, per ritrovarlo in tutto l’appartamento. Per fare questo, il tenace numero uno del gruppo vicentino non si è mai risparmiato. Eccellenza del prodotto, distribuzione capillare e forti investimenti in comunicazione sono le tre leve su cui Piero ha spinto per raggiungere il suo obiettivo. E i risultati non si sono fatti attendere. In otto anni, la società di Alte, a parità di metri quadrati venduti, ha portato il prezzo medio al metro quadro da 22 a 80 euro grazie alla maggiore domanda che si è concentrata sui prodotti più costosi.

Un risultato raggiunto anche stringendo collaborazioni con i più famosi nomi del design internazionale: Marcel Wenders, Alessandro Mendini, Aldo Cibic sono alcune delle firme che hanno contribuito ad aumentare la fama del gruppo nel mondo. Dal 2006, poi, il business si è ulteriormente allargato all’arredamento con la linea Bisazza Home, una collezione di mobili e complementi di arredo presentata due anni fa in occasione della Milano Design Week. Mentre in un futuro non tanto lontano, c’è il progetto di sbarcare anche nel segmento sanitari. Anche in questo caso si tratterà di prodotti di fascia alta. D’altro canto, quella del lusso è stata quasi una scelta obbligata. Come ha più volte sottolineato il numero uno della società: “Se fossimo rimasti nell’industria delle piastrelle non avremmo potuto sopravvivere alla guerra dei prezzi”.

La storia di Bisazza è il tipico esempio di quella fascia di imprese del made in Italy che da azienda familiare si è trasformata in una piccola multinazionale. E’ sufficiente dare uno sguardo all’andamento del fatturato per rendersi conto di come, anno dopo anno, la società abbia progressivamente incrementato le sua dimensioni. Per non andare troppo indietro nel tempo: nel 2006 il giro d’affari dell’azienda vicentina, che conta circa 800 dipendenti, ammontava a 117,6 milioni praticamente il doppio rispetto al 2000. Anche se il primo mercato di riferimento resta l’Italia, circa il 70 per cento del fatturato è registrato all’estero. E’ fuori dai confini nazionali che Piero Bisazza ha spinto l’acceleratore da quando è a capo del gruppo. Oggi la società conta 11 filiali all’estero, otto monomarca nelle più importanti città al mondo (Barcellona, Berlino, Londra, Los Angeles, Milano, Parigi, Roma e New York) oltre ad una rete distributiva composta da 7 mila punti vendita.

Da sempre la crescita è avvenuta facendo affidamento sulle proprie forze. Fino a qualche mese fa, l’intero capitale era in mano alla famiglia. Poi, a novembre dello scorso anno, la svolta.

A novembre 2007 la famiglia vicentina ha aperto le porte a Mediobanca, cedendogli l’8,3 per cento della società. Certo a piazzetta Cuccia il nome Bisazza non era sconosciuto. L’ufficio studi della banca di investimenti italiana l’aveva inserita nella classifica delle 27 aziende italiane con fatturato inferiore ai 300 milioni di euro più dinamiche nel quinquennio 1997-2002. Di sicuro, per entrambi i partner si è trattato di una prima volta. Per Mediobanca l’ingresso nel capitale di Bisazza rappresenta la prima operazione di investimento diretto dell’area Mid-Corporate, la divisione della banca finalizzata ad assistere – su un arco temporale di diversi anni – le aziende familiari nel loro percorso di crescita, anche in vista di una quotazione in Borsa. Un traguardo, quello del collocamento, a cui Piero Bisazza sta pensando, ma che esclude prima del 2009. A quel punto, dunque, potrebbe partire la fase quattro della società, quella in cui le lussuose tesserine di mosaico andranno a tappezzare anche piazza Affari.

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