da Uomini&Business (dicembre 2007)

“Se non posso avere una buona tazza di caffé, bevo Coca-Cola”, dichiarava nel 2001 al New York Times Andrea Illy, 43 anni, presidente della Illycaffé. Non poteva certo immaginare che sei anni dopo avrebbe stretto un accordo direttamente con il gruppo americano delle bollicine.

La società triestina e Coca-Cola hanno appena annunciato di essere entrate in affari. Tutto quello che per ora ci è dato sapere è che Illy produrrà, con il proprio marchio, una nuova bevanda al caffé, un prodotto di alta gamma che verrà commercializzato a partire dal prossimo anno prima in Europa, poi nel resto del mondo. Della distribuzione, neanche a dirlo, si occuperà il gigante di Atlanta.

L’intesa con Coca-Cola – risposta ad un’analoga mossa tra Pepsi e la Mc Donald’s del caffé, la catena americana di coffee shop Starbucks – è solo l’ultimo di una serie di accordi stipulati negli ultimi anni dal gruppo Illy nell’ambito di un processo di diversificazione delle sue attività.

La società ha infatti in mente un ambizioso progetto: creare un polo dell’eccellenza nel settore alimentare e, in un secondo momento, il collocamento in Borsa, possibilmente nel segmento Star di piazza Affari.

Le prime mosse sono già partite. Illy ha già acquisito, ad esempio, le confetture Agrimontana di Cuneo, il cioccolato Domori e il tè Damman dalla famiglia fancese Jumeau-Lafond. Adesso arriva anche la nuova bevanda in collaborazione con Coca-Cola.

Se sui dettagli economici dell’accordo con il gigante a stelle e strisce non viene alzato il velo; di certo Andrea Illy non ha mai fatto mistero su quelli che sono i target di medio periodo della sua azienda. Nei prossimi cinque anni il gruppo punta a raddoppiare il fatturato, a portarlo cioè attorno ai 500 milioni di euro rispetto ai 247,6 milioni realizzati l’anno scorso (+10 per cento sul 2005). E la carta americana, in questo senso, potrebbe avere una certa rilevanza. A livello mondiale, il settore del caffé ready to drink ha un valore stimato di poco inferiore ai 10 miliardi di dollari ed è cresciuto in media del 10 per cento negli ultimi cinque anni.

Coca-Cola a parte, il gruppo ha più di una leva da sfruttare per incrementare il fatturato. Negli ultimi anni, ad esempio, si è aggiunto anche il business dei coffee shop in franchising, gli Espressamente Illy, una catena di locali con circa 200 insegne in 22 paesi e per la quale è previsto un forte piano di espansione, con un obiettivo di 500 punti ristoro entro il 2010.

Al centro di tutte queste attività resta comunque il caffé. E la ricerca dell’eccellenza nel prodotto finale, perseguita attraverso un controllo minuzioso di ogni fase della produzione, ma che si spinge anche oltre. Il caffé “è come il corpo di una bella donna; senza l’estetica non sarebbe valorizzato”, ha dichiarato il numero uno del gruppo in una recente intervista. Ecco allora che per il gruppo diventa importante anche il design della tazzina e l’arredo dei suoi Espressamente Illy.

Nella convinzione che il caffé abbia un contenuto estetico e sensoriale, la società ha allacciato negli anni una serie di collaborazioni con architetti e artisti di fama internazionale, che hanno contribuito a legare il nome della società al mondo dell’arte contemporanea. Tra le più famose iniziative, quella con il designer Matteo Thun, ideatore della IllyCollection, una serie di tazzine che l’azienda realizza dal 1992 con il contributo di alcuni nomi importanti nel panorama artistico contemporaneo.

In una strategia aziendale che vede ogni singola fase della catena produttiva come un momento determinante per il raggiungimento di un prodotto finale di alta qualità, c’è poi l’Università del Caffè. Si tratta di un centro di formazione frequentato ogni anno da migliaia di produttori e coltivatori di caffé, ma anche da imprenditori ed esercenti. Con base a Trieste, l’Università ha allargato i suoi confini oltre il territorio nazionale: oggi è presente in India e in Brasile, rispettivamente a Bangalore e San Paolo, con corsi dedicati ai coltivatori, mentre al Cairo, a Shanghai, Seul, Amsterdam, Parigi e Monaco e, prossimamente, in Croazia sono attivi corsi per la formazione dei professionisti.

Il punto di forza di cui l’azienda va particolarmente orgogliosa resta il rapporto che la lega ai coltivatori. Alla fine degli anni Ottanta, Illy fu la prima nel suo settore a mettere in piedi un’organizzazione capillare con i produttori di caffé:  l’acquisto della materia prima avviene direttamente alla fonte, saltando il passaggio intermedio del broker. La selezione dei fornitori è rigorosa. Ma il controllo dell’azienda nel primo anello della catena di produzione non si ferma qui. La società è infatti impegnata in un processo costante di formazione dei produttori, che ricevono il sostegno di tecnici della casa madre per migliorare continuamente la lavorazione del caffé verde, rigorosamente di specie arabica.

Giunto a Trieste, il caffé verde viene sottoposto al ciclo industriale – dalla tostatura al packaging – con processi e macchinari in molti casi messi a punto dalla società stessa. Si pensi infatti che la pressurizzazione utilizzata comunemente nel confezionamento è una delle tre innovazioni targate Illy che hanno rivoluzionato il modo di fare il caffé. Illy è stato inoltre anche il primo produttore a inventare la cialda di caffé porzionato, realizzata con l’obiettivo di esportare l’espresso nei paesi in cui non esisteva una professionalità del barista, e il primo a inventare la “Illetta”, progenitrice delle attuali macchine per l’espresso messa a punto negli anni Trenta da Francesco Illy, fondatore dalla società triestina.

Gli stessi barattoli di alluminio utilizzati per la distribuzione vengono prodotti da un’unità metalmeccanica interna all’azienda stessa. Poi, la bevanda va preparata. E anche qui, Illy non si è lasciata sfuggire l’occasione di metterci del suo grazie al business delle macchine da caffé che trova espressione nella linea Francis Francis.

Insomma, nulla è lasciato al caso. Non c’è una sola intervista rilasciata da Andrea negli ultimi anni in cui il giovane imprenditore non finisca per parlare della qualità. La sua sembra addirittura un’ossessione. Che trova nello slogan “la tazzina perfetta” la sua più chiara espressione.

E pensare che lui nell’azienda di famiglia proprio non voleva metterci piede. Da bambino sognava di diventare un pilota di aeroplani. E ad un certo punto di fare il neurochirurgo.

Ma i suoi due fratelli, Riccardo (attuale governatore della regione Friuli Venezia Giulia) e Francesco (l’artista della famiglia) furono più svelti a scegliere un’altra strada. Così, alla fine, toccò a lui rinunciare agli studi di medicina per iscriversi alla facoltà di chimica all’Università di Trieste, seguendo le orme di suo padre Ernesto, che resta attualmente presidente onorario della società.

Dopo la laurea, arriva il Master alla Bocconi di Milano. E a 26 anni è pronto a fare il suo ingresso nell’azienda di famiglia in qualità di supervisore del dipartimento di controllo della qualità. Nel 1994 viene nominato amministratore delegato e, successivamente, nel 2005 presidente del gruppo.

Se c’è un merito che nessuno può negare al più giovane dei fratelli Illy, è quello di aver accelerato il processo di internazionalizzazione dell’azienda di famiglia, fondata nel 1933 da suo nonno Francesco, un soldato austro-ungarico.

Da piccola impresa di torrefazione, la società, che attualmente impiega oltre 700 persone, ha i connotati sempre più marcati di una multinazionale del caffé di alto livello: nel 2006 il 54 per cento del fatturato è stato realizzato all’estero. Oggi, la miscela è commercializzata in 140 paesi, in tutti e cinque i continenti, ed è servita in oltre 50 mila esercizi. Sempre nel 2006, il gruppo comprendeva otto società controllate e una collegata.

Ora siamo già alla terza generazione. I quattro fratelli – Andrea, Anna, Francesco e Riccardo – possiedono insieme il 90 per cento del capitale, mentre i loro genitori si sono riservati il restante 10 per cento.

Le ambizioni di Andrea restano molto alte. Nei suoi piani non è esclusa la quotazione in piazza Affari, anche se pare di capire che l’obiettivo principale da raggiungere è arrivare nei prossimi dieci anni a un fatturato tra i 750 milioni e il miliardo di euro per entrare a far parte dei primi dieci produttori al mondo di caffé. Non sarà proprio facile come bere una tazza di caffé, ma c’è da scommettere che ce la metterà tutta.

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