da Uomini & Business (novembre 2007)

Il sogno americano si ripete. Protagonista è un ragazzo poco più che ventenne. Faccia pulita, rigorosamente in jeans e felpa. L’ambientazione è diversa: dal garage della California siamo passati all’Università di Harvard. Nel 1997, Larry Page e Sergey Brin, due studenti universitari diedero vita a Google, il motore di ricerca Internet, oggi di gran lunga il più utilizzato dagli internauti. Il progetto, nel giro di dieci anni, ha reso gli ex ragazzi terribili della Silicon Valley miliardari: oggi parcheggiano il loro Boeing 767 privato su una pista della Nasa a un costo di 1,3 milioni di dollari l’anno: noccioline per due baby-tycoon valutati ciascuno 17 miliardi di dollari.

Nell’era del web 2.0, così come convenzionalmente viene chiamata questa nuova fase di Internet caratterizzata dalla partecipazione degli utenti, il nuovo astro nascente della rete si chiama Mark Zuckerberg, numero uno di Facebook. Ventitré anni, un patrimonio personale stimato intorno agli 800 milioni di dollari, fino a tre anni fa era uno dei tanti studenti americani di buona famiglia, iscritto in una delle università più prestigiose del paese.

Nell’estate del 2004 insieme a due compagni di stanza, Dustin Moskovitz e Chris Hughes, creano Facebook, un sito pensato per iscritti ad Harvard, in cui gli studenti si scambiavano informazioni e foto. Ma il progetto è andato ben oltre ogni aspettativa. Aperto prima alle altre università e college americani, lo scorso anno Facebook è stato sdoganato a tutto il popolo della rete. Oggi, i net surfer possono mettere on line il proprio profilo. E se è vero che la sua popolarità è diffusa soprattutto tra gli  universitari americani (ne sono iscritti l’85 per cento degli studenti statunitensi), la comunità creata da “Zuck”, come viene chiamato Zuckerberg dagli amici, sta crescendo a tassi esponenziali. Tanto da comparire al quattordicesimo posto nella classifica dei siti più visti in America.

“Abbiamo creato un mostro senza rendercene conto”, dichiarano candidamente i tre ragazzi, quando gli viene chiesto come hanno fatto a realizzare in un tempo così breve una società che ora viene valutata 10 miliardi di dollari.

Certo, i tre ex studenti senza l’investimento iniziale di Peter Thiel, uno dei fondatori di Paypal, società per i pagamenti nel commercio elettronico, probabilmente non sarebbero andati così lontano. E’ stato infatti l’incontro con il venture capitalist americano durante una vacanza estiva a Palo Alto, in California, l’evento determinante in questa storia. Lui è stato il primo a credere nell’idea di Facebook. E a mettere sul piatto il primo finanziamento, spingendoli a creare una start-up. “Così, finita l’estate – racconta Zuckerberg –avevamo due possibilità: tornare all’università o accettare l’offerta di Thiel e imbarcarci nella nuova avventura. Abbiamo optato per la seconda”.

Poco incline ai complimenti, soprattutto quando gli fanno notare la naturalezza con cui a poco più di vent’anni siede ai vertici di un’azienda (“Non era nei piani. Considero una società un semplice mezzo per fare cose che mi divertono”), la nuova star di Internet preferisce parlare di quella che lui stesso definisce la missione di Facebook: “aiutare la gente a capire un po’ di più il mondo che li circonda”.

Un concetto che viene ribadito nel suo profilo online, in cui oltre all’anno di nascita (1984) dichiara di avere una passione per la band musicale Green Day.

Dalla sua nascita, la società è stata sostenuta da tre linee di finanziamenti privati per 38 milioni di dollari a cui si è aggiunto un accordo pubblicitario per tre anni da 200 milioni di dollari, stipulato l’anno corso con Microsoft. Le ultime rilevazioni del Web HItwise indicano a 43 milioni il numero di utenti, a cui se ne aggiungono ogni giorni altri 200.000. Certo, ancora una spanna sotto il concorrente Myspace, che ne conta 68 milioni. Ma i ritmi di crescita sono nettamente più alti.

Oggi il gruppo è corteggiato da tutti i più grossi colossi Internet, impegnati in una battaglia senza esclusione di colpi per il dominio nel comparto della pubblicità on line. Lo scorso anno, Yahoo! aveva offerto 1 miliardo di dollari per acquisire l’intera società. Ma l’ambizioso studente di Harvard, che la stampa ha ribattezzato come il successore di Steve Jobs, il creatore della Apple e di prodotti di successo planetario come l’iPod, finora ha resistito ad ogni incursione, difendendo a spada tratta la sua indipendenza.

In ordine temporale, le ultime avances, secondo voci di mercato, arrivano da Microsoft, pronta a rilevare il 5 per cento del sito di social networking per una cifra compresa tra 300 e 500 milioni di euro. Nonostante le smentite, l’interesse di Bill Gates non è difficile da capire. Negli ultimi anni i portali sociali, grazie alla loro capacità di generare traffico, si sono rivelati delle formidabili macchine da soldi in termini di ricavi pubblicitari. E tra questi, Facebook rimane sul mercato una delle prede più ambite (quest’anno dovrebbe generare 150 milioni di dollari di ricavi). Soprattutto dopo che i pezzi grossi sono stati già “mangiati”.

Nel 2005, la News Corporation di Rupert Murdoch ha acquisito per 580 milioni di dollari la concorrente Myspace. L’anno successivo, Google si è aggiudicato per 1,65 miliardi di dollari il sito di video sharing You Tube. A Bill Gates non resta dunque che affrettarsi, anche a costo di accontentarsi di una piccola fetta del gruppo.

D’altronde anche la sua rivale Google guarda con interesse a Facebook: appena a luglio, Sergey Brin, ha ammesso che “se qualcuno della società venisse da noi, saremmo certamente aperti a ogni colloquio”. E per Bill Gates questo sarebbe il secondo boccone amaro in pochi mesi. Google, i cui ricavi sono quasi del tutto costituiti dalla raccolta pubblicitaria, ha bruciato Microsoft sul filo di lana acquistando DoubleClick, uno dei principali operatori di servizi del settore, per 3,1 miliardi. La società di Bill Gates ha risposto, sborsando il doppio, per rilevare aQuantive, altro player della pubblicità online. Ma i rapporti di forza penalizzano ancora la società di Redmond. Un milione di inserzionisti comprano banner attraverso le ramificazioni di Google, mentre è molto più basso il numero di clienti della galassia di Microsoft.

Esplosa dopo lo scoppio della bolla della New Economy del 2001, la popolarità dei social network ha raggiunto il suo apice nel 2005 con Myspace. In un primo momento spazio virtuale privilegiato dagli adolescenti e ragazzi, negli ultimi tempi la popolarità delle cosiddette reti sociali si è estesa anche tra i non più giovanissimi. Ne è un esempio eclatante, Linkedin, un servizio per il networking professionale. Che conta al momento più di 14 milioni di utenti e cresce a una velocità di 100.000 iscritti a settimana.

In un contesto di mercato favorevole, Zuck è dunque seduto su una gallina dalle uova d’oro. Mentre voci di mercato danno l’ex studente di Harvard impegnato a studiare il collocamento a Wall Street, non resta altro che aspettare. E vedere fino a quando l’ambizioso ragazzo, finora indifferente alle lusinghe dei grandi colossi dell’hi-tech, riesca a resistere nella sua decisione di andare avanti da solo.

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