da Uomini&Business (febbraio 2008)

L’obiettivo iniziale era quello di creare un palcoscenico virtuale in cui musicisti emergenti, senza una casa discografica alle spalle, avessero la grande occasione per sfondare. A circa cinque anni dalla nascita, non c’è dubbio che MySpace ha ampiamente raggiunto i suoi obiettivi. Ed è andato ben oltre. Oggi il sito fondato nel 2003 da Chris DeWolfe e Tom Anderson, rispettivamente amministratore delegato e presidente della società, non solo ha portato alla celebrità band musicali come gli Artic Monkeys, ma è diventato sinonimo di web 2.0, ovvero il mondo di Internet di seconda generazione dove la parola d’ordine è condivisione.

La semplicità d’uso, ma soprattutto l’assenza di barriere all’ingresso (l’unico requisito è l’età: per iscriversi occorre avere più 14 anni), fa sì che MySpace ogni giorno faccia migliaia di nuovi proseliti. Le statistiche parlano di circa 230 mila iscrizioni al giorno per un totale di oltre 200 milioni di utenti. Una cifra che rende il sito, con sede a Santa Monica, il sesto più popolare al mondo e il primo di social network negli Stati Uniti.

Ogni giorno milioni di giovani si incontrano su questa piazza virtuale per stringere nuove amicizie, decidere dove incontrarsi nel fine settimana, scambiarsi opinioni e flirtare o insultarsi. Il concetto è semplice: ogni utente può costruirsi delle pagine personalizzate caricando immagini, musica, video o testi.

A differenza degli altri siti di social network che nascono e si sviluppano intorno ad un servizio (blog, istant messaging…) o vanno a colpire una nicchia di persone (universitari, persone che cercano l’anima gemella…) Myspace non ha confini. “All’inizio fu un problema – dice DeWolfe – trovare un finanziatore. Il fatto che non avessimo un servizio distintivo bensì dieci creava forti perplessità tra i venture capitalist. Per non parlare del fatto che non eravamo della Silicon Valley”.

La storia della società di Santa Monica, seppur breve, ha invece dimostrato il contrario. Quello che in origine sembrava un ostacolo è diventato il maggiore punto di forza del progetto. Gli utenti possono creare la loro pagina personale con gli obiettivi più disparati: promuovere un business o se stessi non fa differenza. Insomma, un mondo virtuale. Perfettamente integrato con il mondo reale.

Dell’enorme impatto che il fenomeno MySpace ha sulla generazione dei più giovani (la maggior parte degli utenti ha tra i 15 e i 24 anni) se ne è accorta anche la classe politica americana. Tutti i principali candidati alle presidenziali americane hanno la loro pagina personale. “E’ un modo per farsi conoscere alla fetta dell’elettorato più giovane. Quella che abitualmente legge meno i giornali. E che nelle scorse elezioni era più difficile da raggiungere” ha spiegato in una recente intervista a Fortune Chris DeWolfe .

Criticati per non avere un business plan, la coppia DeWolfe-Anderson ha dimostrato al mondo che quando si parla di Internet un’idea brillante sviluppata con il buon senso è più importante di tabelle e grafici. Nonostante il “più anziano” dei due, il quarantenne Chris DeWolfe, abbia alle spalle un passato da manager in diverse dot.com (Chris e Tom si incontrano quando Anderson va a lavorare in una società Internet guidata da DeWolfe), ammettono candidamente di non essersi mai seduti a tavolino per mettere nero su bianco un piano industriale. “La chiave del successo è stato aprire il nostro spazio a tutti. E quando cominci a crescere non puoi che crescere ancora di più. Se hai dieci amici e nove sono iscritti a Myspace non puoi che fare altrettanto, se non vuoi essere tagliato fuori”, racconta DeWolfe.

Anche senza seguire le regole del “manager perfetto”, i due ragazzi un po’ di fiuto hanno mostrato di averlo. Da zero, hanno creato una società che nel giro di due anni è stata venduta per 580 milioni di dollari. La verità, però, è che in tutta questa storia, il fiuto maggiore per gli affari ha dimostrato di averlo un uomo con ben più esperienza alle spalle, ovvero il nuovo proprietario della società, il magnate australiano dell’editoria Rupert Murdoch. Lo “squalo”, come viene chiamato, ha fatto entrare nel suo immenso impero di giornali e tv un “giocattolo” che oggi il mercato valuta 16,2 miliardi di dollari, ovvero 30 volte i soldi sborsati nel 2005 per acquisirlo.

E le previsioni sono per un aumento ulteriore del valore. Qualche analista calcola che il sito possa più che triplicare i propri ricavi entro il 2013, portandoli dagli 849 milioni di dollari stimati per l’anno fiscale in chiusura il prossimo 30 giugno a circa 3 miliardi, sempre di dollari. Poi c’è la forte espansione sui mercati al di fuori dei confini nazionali, che oggi contribuiscono ad appena il 10 per cento dei ricavi complessivi della società, ma che potrebbe fare da volano per un’ulteriore crescita. Le previsioni di DeWolfe prevedono che, entro il 2012, metà del fatturato sia generato dalle attività estere.

Attualmente MySpace conta 22 versioni personalizzate del sito al di fuori dagli Stati Uniti, mercato in cui resta leader incontrastato nel social networking. Ma negli ultimi mesi ha annunciato l’intenzione di voler sbarcare al più presto in India, Russia, Polonia, Corea del Sud e Turchia. Ovvero, mercati dove, con l’eccezione della Corea del Sud, Internet viaggia ancora a rilento. Ma in cui bisogna assolutamente esserci, in vista di un’espansione esplosiva nel corso dei prossimi anni. .

C’è chi dice che forse in Anderson e DeWolfe, ragazzi intraprendenti dal passato da hacker, il tycoon australiano abbia rivisto se stesso da giovane, “pirata” all’assalto dell’establishment dell’informazione. Di sicuro, ad attrarre Murdoch c’è sempre l’obiettivo del risultato economico: “Andate avanti così, ma trovate il modo di fare soldi” è il suo unico consiglio ai due giovani manager. D’altronde, con una comunità di utenti così vasta, in costante crescita e senza alcuna remora nel “mettersi in vetrina”, non c’è dubbio che Murdoch abbia trovato in MySpace un punto di osservazione privilegiato per lo sviluppo di nuovi media. Oltre che una gallina dalle uova d’oro nell’attuale fase positiva per la crescita degli investimenti pubblicitari via Internet.

Su questo terreno, Murdoch ha già portato a casa un bel risultato. A distanza di pochi mesi dall’acquisizione, nell’agosto del 2006, il tycoon australiano ha siglato un accordo milionario con Google, il motore di ricerca più cliccato al mondo. Quest’ultimo per diventare il provider esclusivo di servizi di ricerca online e di pubblicità a pagamento all’interno del sito internet MySpace ha sborsato alla News Corp 900 milioni di dollari in tre anni.

Ma non sono solo i banner pubblicitari la fonte delle entrate della società. Oltre agli utenti privati, anche le aziende posso creare, a pagamento, il loro profilo su MySpace e dar vita ad una comunità intorno al proprio brand. Insomma, è possibile diventare un amico di Toyota o di un nuovo film esattamente così come lo si fa con un qualsiasi altro utente. Poi c’è il business della musica, che resta comunque l’aspetto che più caratterizza il sito creato da Anderson e DeWolfe. Per contrastare lo strapotere dell’iTune di Apple, la società ha lanciato un servizio che consente a chiunque sia interessato, dalle case discografiche agli artisti indipendenti, di mettere in vendita i loro brani musicali con la possibilità di essere scaricati in formato Mp3 al prezzo desiderato dall’autore.

Insomma, la macchina MySpace continua ad andare avanti. E, sotto la spinta di una concorrenza più agguerrita, non smette di studiare nuovi sbocchi e nuovi servizi, sostenuta dall’appoggio finanziario della News Corp.

I ragazzi di Santa Monica saranno stati anche geniali nel creare questo rivoluzionario sito, ma hanno commesso un imperdonabile errore di avidità cedendo la loro creatura prima del tempo. I 580 milioni di dollari portati a casa da DeWolfe e Anderson appaiono bruscolini rispetto a quanto incassato qualche mese dopo dai fondatori di YouTube, un altro famoso sito di social networking, venduto a Google per 1,65 miliardi di dollari. E ben più scaltro è stato Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, il principale concorrente di MySpace, che ha fatto sborsare a Microsoft 240 milioni di dollari in cambio di una partecipazione di appena l’1,6 per cento. Insomma, l’unico ad aver fatto un affare con MySpace, per ora, sembra essere lo “squalo” Murdoch.

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