da Uomini&Business (novembre 2007)

“Sono da sempre un grande estimatore della cultura imprenditoriale americana. E’ un perfetto esempio di società meritocratica, in cui duro lavoro e successo vengono esaltati. Gli stessi valori che abbiamo sposato nel nostro gruppo e che ci hanno permesso di diventare il primo gruppo al mondo nell’acciaio”. A parlare è Lakshmi Mittal, presidente della Arcelor Mittal, primo produttore al mondo dell’acciaio, in una recente intervista a Forbes, la rivista americana che, grazie al suo patrimonio personale di 32 miliardi di dollari, lo ha incoronato quinto uomo più ricco del pianeta.

Indiano di origine e britannico di adozione (con tanto di doppio passaporto), Mittal, 57 anni, è nel gotha dell’economia mondiale un perfetto esempio del self made man. In trent’anni è riuscito a costruire un impero, che si estende su quattro continenti. Ma non è stato sempre tutto in discesa per l’attuale miliardario. Nato nell’India del Nord, nello stato del Rajasthan, in un villaggio senza elettricità ed acqua corrente, Mittal si  laurea in Commercio all’Università di Calcutta. I primi passi li muove, agli inizi degli anni ’70, nell’azienda del padre, proprietario di un piccola acciaieria.

Ma è il suo più recente colpo ad essere ricordato come il suo più grande capolavoro. Con grande sorpresa del mercato, nel gennaio dello scorso anno, la Mittal Steel lancia un’offerta d’acquisto ostile per rilevare Arcelor. La strategia è chiara: unire le forze con il suo principale concorrente per acquistare un potere contrattuale più forte in un mercato, come quello della produzione dell’acciaio, altamente frammentato.

Da quel momento parte una battaglia, durata cinque mesi, le cui vicende vanno al di là dei confini finanziari dell’operazione. In gioco, c’erano le sorti di un’industria del Vecchio Continente, cioè la Arcelor. Un gigante in cui erano confluite le ex acciaierie di stato di Francia, Spagna, Belgio e Lussemburgo. E il rischio che finisse nelle mani di un indiano non andava giù a molti.

Innanzitutto a Guy Dollè, presidente francese della Arcelor. Evidentemente preoccupato di dover rinunciare alla sua poltrona, aveva esternato più di una volta il suo disappunto nei confronti dell’offerta lanciata da Mittal, con dichiarazioni a dir poco sopra le righe: “Ci vogliono comprare con moneta da scimmie. Nell’acciaio noi siamo il profumo, loro l’acqua di colonia”. Nel polverone di quei mesi, contro di lui era sceso in campo anche l’ex ministro dell’economia francese Thierry Breton che aveva deplorato la scalata ostile dell’imprenditore indiano come “un modo di procedere che non corrisponde a quelli moderni”.

Il finale della storia ha dato ragione a Mittal. Imperturbabile alle critiche, lui è andato avanti. E dimostrando di conoscere bene le regole di mercato, a maggio dello scorso anno è riuscito a convincere il consiglio di amministrazione della Arcelor che la sua era un’offerta che “non si poteva rifiutare”. E così, quella che inizialmente era ostile, si è trasformata in un’offerta amichevole, da cui è nato Arcelor-Mittal, un colosso da 55 miliardi di euro di fatturato, in grado di produrre circa 100 milioni di tonnellate di acciaio all’anno con oltre 300 mila dipendenti in tutto il mondo.

Per il magnate indiano deve essere stata una bella rivincita mostrare all’establishment europeo che l’India non è più il paese degli incantatori di serpenti. A un anno e mezzo di distanza, la riabilitazione di Mittal è tale che lo scorso mese la Eads, società leader europea nel settore aerospaziale, riconoscendo le sue doti da bravo manager, lo ha chiamato a sedere nel consiglio di amministrazione del gruppo come consigliere indipendente.

Ma la fama del nuovo barone mondiale della siderurgia va oltre l’acciaio. Nel Regno Unito, Mittal è considerato un personaggio molto influente anche grazie ai suoi rapporti con il partito laburista. Relazioni che in qualche occasione hanno pure fatto scandalo. Come quando, nel 2001, l’ex premier britannico Tony Blair scrisse personalmente all’allora primo ministro rumeno, Adrian Nastase, per caldeggiare la vendita a Mittal delle acciaierie di stato Sidex. L’affare, del valore complessivo di 450 milioni di euro, andò a buon fine nel giro di un paio di giorni dall’arrivo della lettera. L’anno successivo, la storia uscì allo scoperto creando non poche polemiche soprattutto perché risultava che il magnate indiano avesse, solo qualche mese prima dell’affare Sidex, staccato un generoso assegno da 200 mila euro al partito laburista.

E quella non è l’unica volta in cui Mittal, nonostante la sua immane ricchezza, si è guadagnato la fama di ricorrere a mezzi non sempre trasparenti. Anche se si tratta della sua vita privata. Qualche anno fa, la London School of Economic, una delle Università inglesi più prestigiose, lo accusò pubblicamente di aver ritirato la sua “donazione” di 300 mila euro all’istituto, dopo che la figlia non aveva superato l’esame di ammissione all’ateneo.

Riservato sulla sua vita privata, vegetariano e patito dello yoga, Mr. Mittal non disdegna il lusso. Oltre che per la sua ascesa nel gotha dell’economia mondiale, i riflettori della stampa mondiale sì sono accesi su di lui quando, qualche anno fa, ha comprato per 100 milioni di euro la residenza privata più costosa di Londra. Dal fondatore della Formula uno, Bernie Ecclestone, ha rilevato una villa con 12 camere da letto, sale e saloni, una grande piscina coperta che ha adornato con pietre e marmi della stessa qualità del Taj Mahal, una delle meraviglie del mondo. Una residenza a due passi da Kensigton Palace, dove viveva la principessa Diana, e a fianco a quella del sultano del Brunei. Anche per i suoi due figli non ha mai badato a spese. Al maschio, Aditya, che a poco più di trent’anni siede nel consiglio di amministrazione dell’azienda di famiglia con la carica di direttore finanziario, ha regalato una villa da 20 milioni di euro. Alla figlia, Vanisha, sono andate una casa nella esclusiva zona londinese di Myfair, oltre ad un matrimonio da favola. Si narra di una festa durata una settimana, in occasione della quale papà Lakshmi ha affittato un castello in Francia e organizzato per l’evento un concerto con la star della musica Kylie Minogue.

La vita del re dell’acciaio sembra dunque un perfetto esempio della parabola indiana, che da paese povero è ora una potenza economica .C’è da chiedersi se il suo destino era segnato nel suo nome: Lakshmi è il nome della divinità indù della fortuna e della prosperità. Mai un nome appare più azzeccato, quando il cognome è Mittal.

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