da Uomini & Business (febbraio 2008)

La sfida del 2008 l’ha già vinta. Gli atleti che ad agosto parteciperanno alle Olimpiadi di Pechino si alleneranno sulle sue macchine. Come era già successo alle Olimpiadi di Sidney, Atene e Torino. Ma questa volta è diverso. Per Nerio Alessandri, fondatore e presidente di Technogym, secondo gruppo al mondo nei prodotti e servizi per l’attività fisica e la riabilitazione, il fatto che la sua azienda sia stata scelta come fornitore ufficiale ed esclusivo dei prossimi Giochi è un passo importante verso il coronamento del suo ultimo sogno: conquistare il mercato cinese.

E’ infatti nell’ex Celeste Impero, e più in generale nel mercato asiatico, che l’imprenditore emiliano vede la sua nuova “America”. Oggi, in Cina solo lo 0,6 per cento della popolazione svolge regolarmente attività fisica. Una percentuale ancora bassa se confrontata al 10 per cento dell’Europa. Milioni di cinesi, dunque, potrebbero da un giorno all’altro iniziare ad andare in palestra. E Alessandri non vuole farsi trovare impreparato alla sfida. Tanto per cominciare nel 2005 ha inaugurato una filiale a Shanghai, ultima delle 12 sedi all’estero sparse tra Europa, Stati Uniti, Asia e Sud America.

Già fornitrice di alberghi di lusso, non a caso in questo momento i progetti in Asia di Technogym puntano soprattutto sulle palestre. Ma guardando più avanti, i piani prevedono anche l’affiancamento all’attività di vendita quella di produzione locale delle macchine. La Cina, insomma, potrebbe diventare una potenziale piattaforma produttiva per rifornire il mercato asiatico, allo stesso modo in cui la Slovacchia lo è già per i mercati dell’Est Europa.

Anche in termini di bilancio il peso del Dragone è destinato ad aumentare in maniera significativa. Dal 3 per cento attuale, la società punta a portare la percentuale cinese del giro d’affari al 7-8 per cento nel medio periodo e oltre il 10 per cento nel lungo (poco sotto il mercato britannico, che con il 15 per cento oggi rappresenta il primo mercato di sbocco della produzione del gruppo).

Ma quello cinese è solo l’ultima tappa di un processo di espansione internazionale alla base della crescita vertiginosa del giro d’affari dell’azienda romagnola, che negli ultimi dieci anni ha registrato una crescita media del 40 per cento circa (nel 2007 il fatturato ha toccato quota 400 milioni di euro). Oggi, circa un terzo dei 1400 dipendenti dell’azienda italiana lavorano nelle filiali estere, mentre l’85 per cento della produzione varca i confini nazionali. Una percentuale che, nelle previsioni del gruppo, è destinata a salire fino al 90 per cento nei prossimo tre anni.

Dietro il boom di Technogym, considerata uno dei migliori esempi di dinamicità dell’Azienda Italia all’estero, c’è una storia, quella di Nerio Alessandri, che ricalca assai da vicino lo stereotipo americano del self made man.

Erano gli inizi degli anni Ottanta quando Alessandri, fresco di diploma da perito meccanico presso l’Istituto tecnico industriale di Cesena, comincia a frequentare la palestra di Gambettola (in provincia di Forlì-Cesena), suo paese di origine, nonché sede della società.

Il suo hobby, insieme alla passione per la meccanica, lo portano a costruire nel garage di casa il suo primo attrezzo. Nel giro di pochi mesi, nel 1983, a soli 22 anni, Alessandri fonda Technogym. “All’epoca  – ricorda – le palestre erano frequentate da pochi, in prevalenza da culturisti che facevano di tutto per diventare dei cloni dell’Incredibile Hulk. La mia è stata una profezia che si è verificata. Ho iniziato la mia attività sulla convinzione che, nel giro di qualche anno, l’affluenza alle palestre sarebbe aumentata. E così è stato”.

Quando Alessandri entra nel business del fitness, la concorrenza è tutta americana. Sono le macchine made in Usa che fanno da padrona nelle palestre. Si tratta di attrezzi pesanti, per la cui realizzazione poca o nessuna importanza viene data al design.

Per distinguersi, il giovane imprenditore decide che è proprio dove gli americani fanno cilecca il punto su cui occorre lavorare. E il successo non tarda ad arrivare. Nel 1987, la Technogym lancia sul mercato Unica, un attrezzo multifunzionale, che ancora oggi si trova esposto nelle palestre più chic. Una volta stabilito che la macchina deve essere esteticamente gradevole, Nerio Alessandri aggiunge un tassello in più: la rende elettronica.

Se c’è un terreno su cui l’azienda romagnola si è sempre mossa con grande anticipo è proprio quello dell’innovazione tecnologica. Quando le macchine dei concorrenti cominciano a presentare i primi dispositivi elettronici, gli attrezzi della Technogym sono già nello stadio successivo, quello dell’informatizzazione. Sono della Technogym i primi tapis roulant e le prime cyclette che presentano lo schermo tv. Oggi, le apparecchiature più avanzate sono collegate tra loro con internet e hanno i dati biometrici incorporati.

Quella dell’innovazione è da sempre il fiore all’occhiello della società, che deposita ogni anno circa 20-30 brevetti. Con una percentuale che ha pochi paragoni nell’imprenditoria italiana, il 15 per cento del personale è impiegato presso la divisione ricerca e sviluppo. Questo significa che circa 200 dipendenti tra ingegneri, medici e designer lavorano incessantemente ogni giorno per mettere a punto nuovi attrezzi, su cui si allenano circa 30 milioni appassionati di fitness in tutto il mondo.

Nato a Gambettola nel 1961, sposato, due figli, l’ascesa di Alessandri è costellata di riconoscimenti. A soli 40 anni riceve dal presidente della Repubblica il titolo di “cavaliere del lavoro”, diventando il più giovane Cavaliere nella storia della Repubblica (battendo il record precedente detenuto da Silvio Berlusconi). Due anni dopo, si aggiudica il premio Ernst & Young di Imprenditore dell’anno. Al suo attivo l’imprenditore romagnolo vanta anche una laurea honoris causa che gli ha conferito la Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Urbino, e una ad honorem in ingegneria biomedica che gli è stata consegnata l’anno successivo dalla facoltà di ingegneria dell’Università di Bologna.

Chi lo conosce ne parla come una persona curiosa, sempre attenta agli stimoli che arrivano dalla sua squadra di giovani collaboratori (l’età media dei suoi dipendenti è 30 anni). Negli anni ha continuato a coltivare la passione per la forma fisica. Senza tuttavia considerarsi un fanatico. Almeno tre volte alla settimana si allena nella palestra che ha costruito all’interno dell’azienda. Al termine fitness, preferisce quello di wellness,  di cui orgoglioso rivendica la paternità. “Abbiamo creato il neologismo wellness, che trasmette l’idea di benessere, cioè di armonia tra corpo e mente, in contrapposizione alla parola americana fitness, che vuol dire forma perfetta”.

La sua ultima crociata lo vede impegnato nella diffusione del “corporate wellness”, un concetto ancora poco diffuso in Italia, che mette al centro del processo produttivo il benessere psico-fisico del lavoratore. Per Nerio Alessandri, “persone in forma coincidono con bilanci aziendali in forma”. E così, oltre a quello asiatico, l’imprenditore romagnolo coltiva anche un altro ambizioso sogno: immagina un futuro in cui sempre più aziende saranno impegnate a stilare, a fianco del business plan, anche il wellness plan.

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