Uomini & Business (marzo 2008)

Imprenditrice, architetto-designer e docente. Carlotta de Bevilacqua, 50 anni, è uno dei volti più eclettici nel panorama italiano del design. Grande comunicatrice, carattere vulcanico, una passione sfrenata per i suoi cani, la signora De Bevilacqua ha alle spalle una lunga e variopinta vita professionale. Ma ciò che ha alimentato la sua fama è stata l’acquisizione, nel 1999, di uno dei marchi storici del design italiano, la Danese.

Un incontro quasi carmico: il suo anno di nascita coincide con quello della fondazione dell’azienda. Quando lo rileva, Danese è un marchio in decadenza, impolverato, ben lontano dai fasti che l’avevano contraddistinto negli anni d’oro, il ventennio compreso tra gli ani 60 e 70.

Nato come laboratorio artigianale per la vendita di oggetti unici nel complemento d’arredo, il gruppo fondato da Bruno Danese e dalla fotografa Jacqueline Vodoz, sua compagna di vita, vide nell’incontro con i progettisti Bruno Munari e Enzo Mari, l’evento determinate che lo farà entrare nella storia del design italiano. Portano la firma dei due designer alcuni prodotti diventati veri e propri oggetti di culto, come il mitico Cubo, il portacenere ideato da Munari nel 1957, o il ‘cestino in attesa’ pensato da Mari. Il loro merito principale è quello di aver trasformato radicalmente la filosofia aziendale di Danese: dalla produzione di oggetti unici, destinati ad un’élite, si passa ad una produzione in serie.

In pratica, l’evoluzione coincide con un concetto che sta molto a cuore a Carlotta, quello di “design democratico”, ovvero accessibile a tutti. Il principio che vede l’uomo e i suoi bisogni al centro del processo di ideazione e produzione dell’oggetto. E che Carlotta de Bevilacqua non si stanca mai di ripetere insieme a quello di sostenibilità (“il design deve essere un ponte tra uomo e ambiente”). La Danese di Carlotta de Bevilacqua è infatti un’azienda che vuole aprire le porte ad una percentuale più grande del 10 per cento di umanità che oggi usufruisce del design.

Oggi la Danese è anche una fucina di idee grazie all’apporto del contributo di creativi, che si confrontano liberamente, dando spazio a ogni sorta di idee e soluzioni. In termini di prodotto, Carlotta ha rimesso a catalogo alcuni progetti storici, a cui se ne sono aggiunti di nuovi. Da azienda dedita esclusivamente alla produzione di complementi d’arredo, la seconda vita di Danese dà spazio anche a sedie, tavolini e librerie. Al centro resta comunque l’illuminazione, territorio in cui la signora del design si muove particolarmente bene, come ha dimostrato nei quattro anni (2000-2004) in cui ha svolto il ruolo di amministratore delegato per il settore Brand Strategy & Development di Artemide, una delle aziende leader nella realizzazione di oggetti per l’illuminazione.

A Milano, dove è nata, l’architetto ha tutti i legami lavorativi ed affettivi. Ma nelle sue vene scorre sangue austriaco, quello di suo padre da cui ha ereditato gli occhi azzurri, e di Parma, la città di sua madre. Dopo il liceo classico, si è laureata in architettura nel 1983 al Politecnico di Milano, dove al momento insegna. A fianco all’attività di imprenditrice, Carlotta De Bevilacqua continua instancabile a dirigere il proprio studio di architettura e design. Sempre alla ricerca di nuovi spunti per illuminare la sua fama.

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