da Uomini & Business (aprile 2008)

In soli tre anni ha riportato la Hewlett-Packard ai vertici della classifica mondiale dei produttori di pc, mettendo al tappeto la sua storica rivale Dell. Allo stesso tempo, ha reso redditizia la divisione software, che era ad un passo dallo spin-off. E come se non bastasse è uscito indenne dalla spy story che i coinvolse i vertici della società nel 2006. Mark Hurd, dal marzo 2005 numero uno del colosso americano dei computer e delle stampanti, deve ora vedersela con una sfida altrettanto complicata, quella di mantenere intatta la riconquistata leadership tra i produttori di pc in un anno, il 2008, particolarmente difficile per l’economia americana. Diversi gli ostacoli che potrebbero rendere più complicato il raggiungimento dell’obiettivo. Primo tra tutti: il rallentamento atteso delle vendite dei computer.

Quando fu nominato amministratore delegato del gruppo, Hurd si trovò nella mani un gruppo in profonda crisi. Durante il regno del suo predecessore, Carly Fiorina, una dei manager più potenti di Wall Street ai tempi del boom della new economy nonché l’artefice della fusione con Compaq, Hewlett Packard aveva perso competitività: le vendite erano stagnanti mentre le spese erano fuori controllo. “L’azienda ha una priorità: portare i costi più in linea con quelli dei principali concorrenti”, aveva annunciato il neo amministratore delegato alla comunità finanziaria pochi mesi dopo il suo arrivo alla società di Palo Alto. In pratica la strategia annunciata, che si è concretizzata in un pesante taglio del personale (circa il 10 per cento dell’intera forza lavoro) e in una forte semplificazione dell’organizzazione, aveva un intento preciso: utilizzare i risparmi per ridurre i prezzi di vendita dei pc, rendendoli più competitivi nei confronti dei prodotti dell’allora numero uno Dell. Poche settimane dopo il suo insediamento fu chiaro che con Hurd al timone la Hewlett Packard avrebbe imboccato un percorso inverso rispetto a quello voluto da Fiorina. La prima dimostrazione arrivò con l’annuncio della separazione della divisione computer da quella delle stampanti, settore in cui il gruppo è leader mondiale.

Anche se la spinta di Hurd è andata oltre il riassetto del gruppo (negli ultimi anni, la società ha fortemente investito nel restyling dei prodotti oltre che nel potenziamento della rete vendita), il grosso del lavoro è stato fatto sul ridimensionamento delle spese, che ha dato una forte spinta alla redditività.

A tre anni circa dall’inizio del suo regno, molti addetti ai lavori credono che Hurd abbia sparato tutte le cartucce a disposizione per migliorare l’efficienza della Hp. Di conseguenza, la sfida ora dovrebbe giocarsi sul terreno delle vendite. E, come anticipato, un anno peggiore per muoversi su questo fronte non poteva esserci. La Idc, una delle maggiori società di ricerca hi-tech, stima per il 2008 una crescita delle vendite mondiali dei pc non superiore del 5,4 per cento. Una brutta notizia per Hp, considerato che circa un terzo dei ricavi della società deriva proprio dalla vendita di personal computer. Lo scorso anno, tra i migliori nella storia della società californiana, il giro d’affari della divisione dei personal computer ha raggiunto 36,4 miliardi di dollari contro un fatturato globale di 104 miliardi, registrando un aumento del 25 per cento sull’anno precedente. Per quest’anno gli analisti stimano che la crescita dei pc non andrà oltre il 15 per cento.

In questo contesto, Hurd e i suoi collaboratori sono al lavoro per aumentare ulteriormente la propria quota di mercato attualmente al 19,6 per cento. Una missione su cui c’è da scommettere la rivale Dell gli darà filo da torcere. Da quando il fondatore, Micheal Dell, è tornato ai vertici del gruppo, il numero due dei pc ha cominciato a dare segnali di ripresa dopo essere stato spodestato del trono delle vendite dall’ottobre 2006. L’accordo di distribuzione siglato da Dell con Wal Mart e i maggiori investimenti nel design sono solo alcune delle mosse sferrate dalla società negli ultimi mesi per ridare slancio alla vendite. E i primi risultati si sono già visti: per la prima volta dopo cinque trimestri consecutivi in cui perdeva quote di mercato, nell’ultimo trimestre dello scorso anno Dell si è riappropriata di un po’ del terreno perso. Ora il market share della società texana è al 15,2 per cento, ancora una spanna sotto Hp.

Se questi elementi giocano a sfavore, da parte sua la Hp può contare sul fatto che più della metà del giro d’affari è realizzato fuori dal mercato statunitense, che sta flirtando da mesi con la recessione, mentre solo una fetta molto piccola delle entrate deriva dall’acciaccato settore finanziario.

Senza considerare che Hewlett-Packard ha al timone un uomo dalle indiscusse capacità manageriali. Da quando è entrato in azienda, Hurd non ha sbagliato un colpo. Puntualmente, i numeri sfoderati dal gruppo in tutte le trimestrali successive al suo approdo, hanno superato la stime del mercato. Un copione che si è ripetuto anche in occasione della diffusione della prima trimestrale del nuovo esercizio fiscale.

Non meraviglia il fatto che , sbaragliando nomi del calibro di Steve Jobs della Apple e del tycoon australiano Rupert Murdoch, Hurd sia stato incoronato per il 2007 manager dell’anno dal celebre settimanale economico americano BusinessWeek. Con la gestione Hurd, la Hp è diventata uno dei rari esempi di società hi-tech che è riuscita a crescere in maniera equilibrata sia nel segmento business che in quello consumer. Le sue abilità nel rimettere in sesto il gruppo trovano conferma oltre che nei conti anche nella performance del titolo: dal suo ingresso nella società fino alla fine del 2007, le azioni hanno segnato un apprezzamento del 132 per cento, cinque volte in più rispetto a quanto fatto nello stesso periodo dall’indice Standard&Poor’s 500.

A differenza di Carly Fiorina, all’epoca sempre sotto i riflettori dei media, Hurd è uno defilato, per nulla interessato a intrattenere rapporti con la stampa, se non quando deve parlare del suo gruppo. E’ praticamente impossibile averlo come ospite nelle conferenze internazionali in cui si riunisce il gotha della finanza mondiale, come il World Economic Forum. Nella vita pare abbia una sola preoccupazione: gestire bene la sua azienda e aumentarne sempre di più le sue dimensioni. Un compito che gli assorbe tutte le energie e da cui, a quanto pare, niente e nessuno riesce a distrarlo. Prima di approdare alla Hp, il cinquantenne manager di New York, si era fatto le ossa alla NCR, società americana dal business analogo a quello della società di Palo Alto ma dalle dimensioni nettamente più piccole. Alla NCR Hurd ha lavorato per circa venticinque anni, gli ultimi due come amministratore delegato e presidente. E’ in questa posizione che mette in luce le sue abilità di risanatore. IlCerto, in questi tre anni alla HP, qualche grana l’ha avuta anche lui. La prova più spinosa gli è toccata nel 2006, quando la società fu coinvolta in uno scandalo dai contorni simili a quella di una vera e propria spy-story. La società finì nel mirino della giustizia americana per aver utilizzato metodi illegali sia nei confronti dei membri del consiglio di amministrazione sia di alcuni giornalisti con l’obiettivo di smascherare il consigliere del board che veicolava alla stampa notizie riservate. Il polverone, che andò avanti per diversi mesi, creò un vero e proprio terremoto ai vertici dell’azienda, costringendo tra gli altri alle dimissioni anche l’allora presidente Patricia Dumm. Nonostante le evidenti difficoltà che si trovò ad affrontare, Hurd uscì dallo scandalo rafforzato nella sua integrità. Ma anche nei suoi poteri visto che fu deciso di affidargli oltre alla gestione anche la presidenza del gruppo.

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